Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Eventi
  • >
  • Milano, "Usate la verità come pregiudizio", mostra fotografica di W. Eugene Smith

Milano, "Usate la verità come pregiudizio", mostra fotografica di W. Eugene Smith

Per la prima volta a Milano una mostra racconta il lavoro di W. Eugene Smith, uno dei più grandi fotografi del nostro tempo. 60 Original Print, provenienti dagli Stati Uniti, per contemplare e riflettere sulle immagini di un padre della fotografia. La sua umanità e intelligenza, il portare la fotografia dove veniva chiamata, da realtà piccole e di eroismo quotidiano ad eventi sconvolgenti e grandi, come testimonianza visiva del mistero del vivere, della densità dell’istante.
In calendario dal 24 settembre al 4 dicembre 2016, la mostra inaugura la nuova sede del Centro Culturale di Milano, nel cuore della città.

Smith ha abbracciato con passione e originalità i periodi della depressione, della guerra, della ricchezza del dopoguerra e quello della disillusione, lavorando in quattro continenti, amando la realtà e la vita, dai personaggi importanti alla gente comune. Inventore e maestro indiscusso del photo-essays, dove la persona fa la storia e l’atto di vita incontrato diviene universale e simbolico, la fotografia per lui è “una piccola voce” per “farci prendere coscienza di un avvenimento”.
 
Una serie di incontri con fotoreporter e giornalisti – tra cui Mario Calabresi, Massimo Bernardini, Franco Pagetti – sulla funzione dell’immagine e dell’informazione oggi, accompagna l’Esposizione.  
 

UNA VITA STRAORDINARIA
W. Eugene Smith (Wichita, Kansas, 1918 – Tucson, Arizona 1978), inizia a fotografare giovanissimo, incoraggiato dalla madre, fervida cattolica e appassionata di fotografia. La crisi economica degli anni ’30, la conseguente tragedia del padre suicida, appresa a scuola mentre scattava fotografie e il rapporto con i giornali locali trasmisero a Eugene il desiderio di diventare un fotoreporter.
Nel 1936, con una borsa di studio, si iscrive all’Università Cattolica Nótre Dame (Indiana). Un corso di fotografia viene istituito appositamente per lui.

1939, per LIFE e Popular Photography, copre il teatro di guerra sul fronte del Pacifico. Le sue immagini diventeranno vere e proprie icone e conquista una fama mondiale. Okinawa 23 maggio 1945, è ferito gravemente al volto. Le conseguenze, l’orrore per la guerra e lo smarrimento, mettono in crisi l’uomo e il fotografo.
Nel 1946, ancora convalescente, durante una passeggiata con i suoi bambini, prova a riprendere in mano una macchina fotografica e a trascinare il suo spirito creativo e irrequieto fuori dall’esilio in cui si era rinchiuso. Il risultato è una delle più famose fotografie di tutti i tempi, “The walk to paradise garden”, l’appassionato desiderio di un uomo di rinascere, di girare le spalle all’oscurità e camminare verso la luce.
Tra il 1948 e il 1954 realizza per LIFE i memorabili reportage: “Il medico di campagna” (Country Doctor), “La levatrice” (Nurse Midwife), “Il villaggio spagnolo” (Spanish Village) e “Un uomo di carità” (A Man of Mercy), sul lavoro del dottor Albert Schweitzer nell’Africa Equatoriale Francese.
 
Maestro del saggio fotografico del XX secolo, dimostra la capacità unica di raccontare la storia con la fotografia. Spirito irrequieto, si scontra col giornalismo dell’epoca, taglia i ponti con LIFE e con la famiglia, aderisce a Magnum. 1955-58, svolge un colossale ritratto, panoramico e originale, della città più esemplare d’America: Pittsburgh. Nel 1957 si ritira, solo e in precarie condizioni economiche, a Manhattan.
Minamata, Giappone, 1972-75: con la moglie Eileen documenta la “strana malattia”, Minamata illness, causata dagli scarichi di mercurio della Chisso Corporation nelle acque dei pescatori. Un pestaggio subito comprometterà ulteriormente la sua salute. Scatta Tomoko Uemura mentre fa il bagno tra le braccia della madre: verrà chiamata la Pietà del XX Secolo (da allora mai più pubblicabile, ma presente in Mostra).

Nel fatiscente fabbricato del Flower District -noto come “The jazz loft” o il Castello del regno del caos, come lo definisce lui. Lì la sua produzione diventa quasi leggendaria. Dopo la chiusura dei club verso le 3 del mattino, si tengono jam session fino all’alba. Passano più di 300 grandi del jazz, Thelonious Monk, Charles Mingus, Ornette Coleman, Bill Evans, Chick Corea.... Smith scatta 40mila fotografie, della vita del quartiere e della scena musicale. Registra, con un sofisticato cablaggio, anche 4.000 ore di nastri musicali mono e stereo. 1976, grazie ad Ansel Adams ottiene una cattedra nell’Università dell’Arizona.
Quando morì aveva 17 dollari sul conto in banca e centinaia di rullini da sviluppare. Dal 1980 è istituito il E. Smith Memorial Fund il più prestigioso e ambito dei riconoscimenti in tutto il mondo, vinto, tra gli altri, da Koudelka, Salgado, Nachtwey e Paolo Pellegrin.
Altre informazioni utili: 
Ingresso gratuito