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Le ceramiche di Galileo Chini

Nella mostra convergeranno, concessi da collezionisti italiani e stranieri, e dalle collezioni delle Manifatture Chini, le più belle ceramiche create dall'artista toscano negli anni che lo videro avvicinarsi al Liberty e alla Secessione Viennese, con un focus proprio sulla importante produzione ispirata dalla tecnica della scomposizione ottica dei colori, quindi del Divisionismo.

Grandi pannelli, piccole e meno piccole ceramiche da decoro e da utilizzo domestico riempiranno di vita e colori i rarefatti spazi della cinquecentesca dimora ideata da Andrea Palladio per i patrizi Badoer, in una ambientazione di grande suggestione.
L'affinità di Chini con la ceramica è assoluta, data anche la sua provenienza da una famiglia di finissimi ceramisti.
Sul finire dell'Ottocento decide di creare, con amici artisti una nuova manifattura di ceramiche secondo i principi dell'Art Nouveau: trasformare gli artisti in artigiani e questi ultimi in artisti. Simbolo della manifattura sarà una melagrana, a coagulare la creatività di tanti in un ambiente colorato e fecondo.
Si presenta, con successo, con i suoi vasi e le sue creazioni, alle mostre di Londra del 1898 e di Parigi (1900), Torino (1902).
Ovunque il gruppo fiorentino ottiene importanti riconoscimenti, ribaditi nella mostra di San Pietroburgo voluta dalla Zarina Alessandra. Per le Ceramiche di Chini si apre un mercato internazionale, tanto che le si trova in vendita persino da Tiffany a New York.
Nel frattempo Chini collabora con l'architetto Michelazzi per la decorazione di facciate e interni liberty a Firenze mentre è del 1909 la realizzazione dei cartoni per la cupola della sede della Biennale a Venezia.
Nell'11 si cimenta con le decorazioni della Sala del Trono per lo Scià di Persia, per passare poi a Bangkok per la sua maggiore impresa decorativa: il Palazzo del Re del Siam, che fu un trionfo.
Le sue sono ceramiche scintillanti, che ricordano le sete e le arti decorative orientali, senza dimenticare l'arte classica. Così a pavoni, salamandre, rettili si uniscono putti, ghirlande, motivi floreali ma anche disegni astrali e fregi tratti dall'iconografia, amatissima, del Siam.
Antico e nuovo, occidente classico e oriente esotico, fusi insieme con un gusto ineguagliabile. Si capisce perché le ceramiche di Chini siano state sempre così apprezzate, soprattutto dagli intellettuali e dagli esteti, come Luchino Visconti che di Chini è stato collezionista tra i maggiori.

 

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