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Laconi - Festa di S. Antonio Abate

Programma:

8/16 Gennaio
    Ore 16,00    Novena di S. Antonio Abate, Santo Rosario, Santa Messa nella Chiesa dedicata al Santo

Lunedì 16 Gennaio:     Vigilia della Festa

    Ore 16,00    Santo Rosario
    Ore 16,30    Accensione de su Fogone
    Ore 17,00    Santa Messa e Processione alla chiesa del Santo accompagnata dalle launeddas e dai Gruppi Folk
    Ore 18,30    Degustazione di prodotti tipici locali (salsiccia arrosto, formaggi, vino e pani ‘e saba). La serata sarà allietata dai gruppi Folk accompagnati dalla
        Fisarmonica
    Ore 19,00    Benedizione dei falò rionali
 
Martedì 17 Gennaio:     Festa di S. Antonio Abate

    Ore 11,00     Santa Messa con panegirico del Santo
    Ore 17,00     Santa Messa e Processione di rientro nella chiesa parrocchiale.

La festa di Sant’Antonio del fuoco a Laconi

Quella di Sant' Antonio Abate, è forse la festa popolare più intima e sentita dai laconesi.
La vigilia del 16, nei pressi della chiesetta a lui dedicata, si accende Su Fogòne, grande falò composto da decine di tronchi secolari che bruciano per diversi giorni, mentre in contemporanea tanti altri piccoli fuochi (fogones) illuminano i diversi rioni del paese.
Tale usanza celebrerebbe il ricordo di un evento: secondo una leggenda sarda infatti, il Santo scese all’inferno per rubare il fuoco ai diavoli e, dopo averlo nascosto dentro un bastone cavo, risalì in terra donandolo agli uomini e consentendo loro di scaldarsi finalmente dal gelo.
Altra interpretazione più antica farebbe invece, derivare i falò da antichi riti pagani dedicati alle divinità fecondatrici, riti nei quali era possibile trarre auspici sul raccolto futuro, interpretando l’orientamento e le caratteristiche di fumo e fiamme che si sprigionavano dai fuochi.
Ciò che è sicuro è che il rito del rogo, rappresenta oggi solo il culmine della festa, che per i laconesi inizia diversi giorni prima e parte dalla raccolta della legna necessaria per la celebrazione dell'evento.
La preparazione del Fogone vede infatti diversi gruppi di persone (le leve o "fedalis", amici, oppure associazioni ) impegnarsi nel reperimento (nei boschi che circondano il paese) di maestosi tronchi d’albero destinati ad alimentare il falò. Nell’occasione si celebra una vera e propria festa, generalmente un pranzo in campagna dove vengono preparati piatti tipici (tra i quali il maialetto arrosto) accompagnati dal buon vino locale. Segue quindi il trasporto del tronco in paese che rappresenta forse il momento più eccitante e atteso dei festeggiamenti: anticamente veniva sistemato su carri trainati dai buoi, ora si utilizzano moderni trattori, che oltre ai tronchi accolgono numerose persone, saltanti, urlanti e inebriate dal vino.
 Una specificità del tutto nostrana è rappresentata dai motti che si urlano in sardo a squarciagola: un gruppo di fedeli grida «Sant'Antò!» e un altro risponde «Toidò!»; il significato di parole e usanza è incerto ma di sicuro evidenzia l'allegria dei partecipanti e la loro devozione al Santo.
Altra tradizione legata alla festa di S. Antonio è poi quella di annerirsi la faccia con il carbone, un rito legato al fuoco e forse all'inizio del Carnevale: in concomitanza con la ricorrenza infatti, fa la sua prima uscita la tipica maschera del carnevale tradizionale locale, quella de "Is Corongiaius".
La sera della vigilia, dunque, una volta acceso il grande falò la statua del Santo viene portata in processione attorno al Fogone compiendo tre giri in una direzione e tre in un’altra, quindi si balla al suono degli strumenti tipici della musica popolare sarda degustando i prodotti locali tra i quali spicca "su pani 'e saba", squisito dolce nato proprio per celebrare questa speciale ricorrenza.