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La galassia di Arp

«La storia dell'arte si scrive soprattutto tra le righe. Incontri, amicizie, condivisioni, che eludono dichiarazioni di intenti e scelte di campo, nell’insieme del racconto storico non sono meno rilevanti delle posizioni ufficiali. La ricostruzione di questi rapporti vivacizza la ricerca storica e responsabilizza il discorso critico». Così ci spiega il direttore del Man Lorenzo Giusti, con Rudy Chiappini curatore della mostra dedicata alla galassia artistica in cui ruotarono Arp e i suoi amici.

 

Dal taglio interessante, secondo Chiappini, «perché qui sono presenti tutti i momenti produttivi di un artista polivalente che voleva esprimersi a ogni livello: assieme ai rilievi, ci sono i disegni che poi diverranno fantasie a tutto tondo, i découpage e i ritagli nella carta, che sono fase preliminare per rilievi e sculture oppure applicati sulla stoffa e poi trasformati in arazzi». Come Squelette et moustaches, realizzato a partire da un rilievo del 1956, in cui, su un fondo giallo intenso, si stagliano due segni neri, vagamente riconducibili alle figure di uno scheletro e di un baffo. «Probabilmente non l’opera più nota di Arp - spiega Giusti - ma sicuramente tra le più curiose, tra ironia dada, fantasia surrealista e ricerca di una sintesi formale a metà strada tra astrazione e figurazione, tra organicità e geometria».

 

La galassia si allarga e va a scoprire le opere dei compagni di strada; tra le più affini alla visione di Arp, continua il direttore, «un’opera astratta, con elementi figurativi al proprio interno e quindi rivolta a dare forma interiore a visioni naturalistiche»: è Wohin? di Paul Klee, proprio quella additata nella mostra del governo nazista Die Entartete Kunst del 1937 come emblema delle degenerazioni dell’arte moderna.

 

Elena Cenzato