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Il Sogno di un Uomo Ridicolo

"Il sogno di un uomo ridicolo - dichiara Gabriele Lavia - è forse la più sconcertante opera di Dostoevskij. Nella situazione paradossale di un uomo che, decidendo di suicidarsi, si addormenta davanti alla rivoltella e sogna il suicidio e la vita dopo la morte, lo scrittore ci racconta come l'umanità si sia rovinata per sempre. E la coscienza che l'uomo non può vivere senza individualità significa che la condizione umana è senza via d'uscita. Quello che posso dire è solo la parte superficiale, visibile, della messa-in-scena di un racconto non scritto per il teatro. Essa si fonda tutta sull'idea del ‘doppio' e della moltiplicazione dell'Io."
"Il mio desiderio - continua l'attore - è quello di rappresentare una umanità che si è condannata alla sofferenza, auto-reclusa, serrata e costretta in una metaforica camicia di forza, vista come condizione e impedimento di ogni azione ‘buona'. Non c'è altra possibilità che raccontare, raccontare e ancora raccontare un pensiero allucinato e impotente."

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