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Il Guardiano

La didascalia iniziale annuncia che la pièce si svolge, come in altri testi di Pinter, in una “stanza”. Ora però è affastellata di reperti e residui di tante esistenze: un letto di ferro, vasi, barattoli di vernice, una scala, un lavandino, un secchio di carbone,una falciatrice, un caminetto, una statuetta di Buddha, due valigie, un tappeto arrotolato, una fiamma ossidrica, mucchi di giornali e un vecchio aspirapolvere. Fra tanta rigatteria, dal soffitto pende a sigillo un secchio. In questo curioso ambiente assistiamo all’arrivo di un giovanotto, Aston, e di un barbone, Davies, incontrato dal giovane nel pub dove il clochard aveva trovato un lavoro, e dal quale è stato cacciato senza neanche poter riprendere la borsa con i propri effetti. In questo luogo sinistro che non suggerisce altro che un mondo senza più ordine e armonia, Davies viene assunto da Aston a fare il guardiano. Per questo, ma non solo per questo, l'ambiente si presenta inquietante e minaccioso.
Davies non riesce a celare il violento rancore verso chi lo ha maltrattato, o il fiero razzismo contro i “negri” dell'appartamento e del negozio a fianco. Davies viene sorpreso da Mick (fratello di Aston), che gli grida: «A che gioco giochiamo?». Da questo punto in poi, il gioco a tre avrà regole brutali, e non conoscerà limiti di campo.

 

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