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I want to be a machine

Ancora sul tema 'cara, carissima arte contemporanea', ecco chi nel mercato continua a segnare vendite record: stella del momento è proprio la pop art, con quasi 45 milioni di dollari battuti lo scorso maggio per un Lichtenstein e 37 milioni di dollari per il Double Elvis di Warhol. Andy Warhol, quello che desiderava che il suo nome divenisse un brand riconoscibile ovunque, e non solo nell’universo artistico.

A 25 anni dalla morte e a 50 dall’apparizione della prima serie delle Campbell’s Soup nella galleria di Leo Castelli a New York, con la rassegna Andy Warhol. I want to be a machine le mura del castello aragonese di Otranto ne custodiscono per tutta l’estate una cinquantina di serigrafie, provenienti da collezioni private italiane, e danno conto dei temi fondanti della sua estetica. Arte, comunicazione e marketing sono gli ingredienti di una strategia di autopromozione che si appropria di immagini di consumo e di morte per raccontare il mito della bellezza e del successo, i simboli tragici e quelli del potere, l’amore per la vita, la caducità delle cose. Spiega il curatore Gianni Mercurio: accanto al concetto artistico di riproducibilità si intravede in tutta l’opera il sorprendente filo rosso della passione religiosa, che si rivela in modo consapevole nell’ossessione seriale delle oltre cento varianti de L’Ultima Cena; il dipinto maggiormente studiato, quasi un tributo alla salvezza della propria anima.

Come nelle passate rassegne dedicate a Dalí, Miró e Picasso, anche quest’anno un cartellone di eventi fa da cornice spaziando dalla musica alla pittura, alla scultura e alle ceramiche; è un allegro e caleidoscopico omaggio al maestro il programma collaterale Summer Pop Otranto 2012 curato da Raffaella Zizzari nel quale gli artisti coinvolti hanno tutti voluto approfondire il tema della gioia di vivere.

Elena Cenzato