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I luoghi della repubblica napoletana '99

Durante i moti del 1799 il Castello fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani, che il 21 gennaio vi piantarono il primo albero della libertà e il 23 vi innalzarono la bandiera della Repubblica Napoletana. Alla caduta della Repubblica vi furono rinchiusi Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan, Giuseppe Logoteta, Luisa Sanfelice e molti altri. Alla fine del XVIII secolo vennero incarcerati i neogiacobini che si erano uniti in società segrete per instaurare una Repubblica Napoletana. Tra i tanti ricordiamo Gennaro Serra di Cassano, Giuliano Colonna di Stigliano, Ettore Carafa d'Andria, Mario Pagano, Ferdinando Pepe. Quando i repubblicani riuscirono ad impadronirsi del castello e fu proclamata la Repubblica Napoletana, sulla vetta della fortezza venne innalzata la bandiera tricolore: gialla, rossa e turchina. A questa celebrazione prese parte anche la scrittrice e giornalista Eleonora Pimentel Fonseca con un Inno alla Libertà, da lei composto; arrestata alla fine della repubblica fu giudicata e condannata a morte per impiccagione.Con la riconquista borbonica Castel Sant'Elmo ritornò al ruolo di prigione e vi furono incarcerati i rivoluzionari, tra cui Luigia Sanfelice. La Sanfelice, era una giovane ed attraente nobildonna napoletana, che, durante la Repubblica del 1799 denunciò una congiura ai danni del governo rivoluzionario. I responsabili furono fucilati e lei venne considerata come salvatrice della Repubblica; ma dopo la sconfitta fu condotta e imprigionata nel carcere di Sant'Elmo. Condannata a morte, la pena fu rimandata per una sua presunta gravidanza e nel frattempo venne rinchiusa a Palermo, come è documentato dal dipinto di Gioacchino Torna. Fu decapitata a Napoli 1'11 settembre 1800.
Dal Castello si prosegue a piedi alla Certosa di San Martino.
La Certosa ha lontane e complesse origini, quella moderna non è priva di altre e molteplici vicende. In particolare sono gli eventi della politica che maggiormente hanno turbato la vita dei Certosini con conseguenti riflessi sulla destinazione d'uso della veneranda fabbrica. Avendo simpatizzato per i Giacobini del 1799 ed accolto con una famosa cena il generale Championnet, essi furono puniti al ritorno di Ferdinando IV, dispersi e la Certosa abbandonata. Nel 1804 ottennero il perdono, furono riammessi a S.Martino e al godimento dei loro beni, ma, tornati i Francesi, subirono danni ancora più gravi di quelli relativi alla prima restaurazione borbonica. Infatti la Certosa fu convertita in alloggio dei militari invalidi e i religiosi trasferiti nel 1807 in parte alla Conocchia, e in parte a S.Nicola da Tolentino. Riconquistata nuovamente la loro sede nel 1831, i monaci non ebbero fortuna neanche con lo Stato unitario: ridotti a poche persone, videro il loro istituto religioso soppresso e la Certosa passare nelle mani del Ministero della Pubblica Istruzione.
Dalla Certosa ci recheremo a piedi alla Funicolare Centrale e, scendendo alla fermata del CVE, percorreremo per Monte di Dio la strada che porta a Palazzo Serra di Cassano, altro luogo storico dei moti del ’99.
La manifestazione si sarebbe dovuta completare nella Piazza del Mercato, tragico luogo dove la rivolta fu affogata nel sangue, ma motivi logistici ci inducono a commemorare in Palazzo Serra la fine dei moti rivoluzionari del ’99.