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Genova: Eugenio Carmi

Speed Limit 40. Bisogna andare indietro al 1970 per cogliere la vena provocatoria nel titolo (e l’origine della copertina del catalogo) della grande antologica con cui Genova festeggia il 95° compleanno di uno dei suoi artisti più illustri (per quanto ormai da oltre 40 anni cittadino milanese...). Una mostra lunga una vita, dalle prime opere della fine degli anni Quaranta alle ultime, che portano la data 2014. In quel lontano 1970 il fervido e versatile Carmi, già autorità riconosciuta a livello internazionale fra i protagonisti dell’astrattismo, è invitato a tenere una conferenza alla South Illinois University di Carbondale da uno dei docenti, il designer, inventore, scrittore, architetto Richard Buckminster Fuller. Grande è lo stupore degli americani quando si scopre che l’ospite italiano ha lo stesso nome di una località vicina. Carmi viene portato a visitare il luogo, una cittadina della profonda provincia americana, dove è intervistato dal quotidiano locale, il Carmi Times, come una celebrità. E posa per una foto ricordo accanto al cartello indicatore all’ingresso dell’abitato, con tanto di limite di velocità. Questa foto può anche essere presa a simbolo del cosmopolitismo culturale di Eugenio Carmi, della sua curiosità e dell’apertura al mondo che ha sempre caratterizzato questo “fabbricante di immagini”, come lui stesso ama definirsi. Insistendo in questo sul valore della manualità come espressione della creatività, che avvicina il suo lavoro d’artista a quello dell’artigiano. Un approccio che forse risale ai suoi studi scientifici al Politecnico di Zurigo negli anni Quaranta; o ai suoi inizi come grafico pubblicitario – dopo gli studi con Casorati e l’esordio nella pittura – quando i bozzetti si “costruivano” a mano. Una vocazione, quella di artigiano-artista, che ha avuto modo di esprimersi appieno anche grazie all’incontro con Gian Lupo Osti, direttore generale dell’Italsider a Cornigliano; un uomo colto che ha guidato un’impresa con un approccio “umanistico”, convinto che un’industria dovesse anche produrre cultura. Con questa visione, alla rassegna dell’industria italiana tenutasi a Mosca nel 1962 l’Italsider si presentò con una mostra di artisti italiani contemporanei, da Capogrossi a Luzzati, a Costantini, allo stesso Carmi,
che ne fu anche curatore: provocando enorme sensazione nel Paese in pieno realismo sovietico, dove l’arte astratta era considerata alla stregua di un fenomeno eversivo. Fu l’inizio dei contatti dell’artista con la cultura figurativa dei Paesi dell’Est, allora ancora chiuso, quasi ermeticamente, dietro la cortina di ferro: sempre negli anni Sessanta è chiamato a far parte della giuria al premio della neonata Biennale internazionale d’arte grafica di Cracovia(dal 1992 Triennale). Negli stessi anni – 1966 – è presente anche alla Biennale di Venezia,dove ritornerà nel 2011.
Come la vita e le opere di Carmi, la mostra di Genova è molto poco tradizionale, e segue la poliedrica attività creativa dell’artista. Dai primi quadri figurativi alle latte litografate e alla geniale, intuitiva cartellonistica antinfortunistica per l’Italsider. E poi le sculture in ferro, i quadri dalle geometrie colorate in equilibrio, lo stemma della Regione Liguria e i libri illustrati per bambini con Umberto Eco. E un’incursione nella musica con l’incredibile Stripsody,traduzione sonora delle onomatopee dei fumetti resa dalla incredibile voce di Cathy Berberian e illustrata da Carmi in un volume del 1966 con introduzione di Eco. Un’attività instancabile, sempre inconfondibile per l’impegno e la forza creativa. E sempre contro il conformismo, non per furia iconoclasta e voglia di distinguersi solo con l’andar controcorrente, ma per il gusto di mantenere sveglia l’intelligenza. «Amo moltissimo l’identità, nelle persone e nelle opere d’arte», dichiara l’artista. Un inno alla bellezza, la cosa più lontana, per lui, dall’omologazione degli effetti speciali.
 
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