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Genova: "Alessandro Magnasco, gli anni della maturità"

Grazie alla collaborazione fra la Galerie Canesso di Parigi e i Musei di Strada Nuova di Genova, città natale dell’artista, la mostra Alessandro Magnasco - gli anni della maturità di un pittore anticonformista riunisce a Palazzo Bianco, dal 25 febbraio al 5 giugno, 23 opere dell’artista portando i riflettori sull’opera di un antesignano degli Espressionisti e tra i primissimi a dipingere il fantastico e il macabro.
 
Le collezioni civiche genovesi concorrono all’esposizione con quattro opere, tra le quali Il pittor pitocco e, soprattutto, il Trattenimento in un giardino di Albaro, considerato il capolavoro assoluto dell’artista. L’esposizione comprende 23 opere della produzione tarda del Magnasco: due prestiti risultano di particolare importanza poiché permettono di ricomporre due coppie di opere Sant’Agostino e l’angelo e Sant’Antonio da Padova predica ai pesci; Offerta a Plutone e Funerale ebraico - che la storia del collezionismo ha diviso, sicché questa è l’unica occasione per rivederle insieme.
 
Originale e anticonformista, Alessandro Magnasco (1667 – 1745) è stato riscoperto all’inizio del XX secolo ed è considerato un precursore di Goya, degli Espressionisti e uno dei padri del gusto per il fantastico e il macabro. In ogni caso, la sua opera ricca e variata non si può definire solo attraverso queste caratteristiche.
La sua vasta produzione impressiona non solo per l’originalità del linguaggio pittorico, ma anche per i soggetti che solo lui affronta in Europa fra XVII e XVIII secolo. Il suo testamento artistico, Il trattenimento in un giardino di Albaro restituisce un’immagine suggestiva dell’aristocrazia genovese del Settecento. L’allestimento valorizza ed esalta le opere di un artista che ha giocato molto sul contrasto tra pennellate luminose di colore e cupi sfondi: una sorta di parafrasi visiva del passaggio fra l’Età Barocca e il Secolo dei Lumi.

L’allestimento è stato curato dallo scenografo Pier Luigi Pizzi; la curatela scientifica è di Fausta Franchini Guelfi, la maggior studiosa dell’artista, che è stata affiancata da un comitato scientifico composto anche da Piero Boccardo, direttore dei Musei di Strada Nuova, e da Maurizio Canesso e Véronique Damian della Galerie Canesso.

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