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Firenze: "Il rigore e la grazia"

Si può letteralmente parlare di un "tesoro segreto ritrovato" quando ci si riferisce alle opere in mostra all'interno della Cappella Palatina di Palazzo Pitti. Infatti la mostra permette di ammirare una serie di opere poco conosciute, dipinte da grandi artisti del Seicento fiorentino, e anche di farlo all'interno di un contesto che raramente viene aperto al pubblico, quello della Cappella Palatina, non sempre visitabile.
 
Il nucleo di opere messe in mostra proviene quasi completamente dal patrimonio della Compagnia di San Benedetto Bianco, una delle più prestigiose aggregazioni laicali fiorentine, fondata nel 1357.
La Confraternita operò per tutta la durata della propria esistenza al fine di rendere sempre più sontuoso l'oratorio e la sede stessa, desiderio che aveva spinto molti confratelli a donare dipinti, oggetti sacri e paramenti; inoltre all'interno della Compagnia erano presenti componenti della famiglia dei Medici, ma anche teologi, filosofi, letterati e scienziati, nonchè numerosi artisti, quali ad esempio Matteo Rosselli, Jacopo Vignali, Carlo Dolci, il Volterrano e Vincenzo Dandini. Tali artisti dipinsero per propria vocazione alcune delle opere presenti all'interno della mostra, che rendono perfettamente l'idea della spiritualità penitente di San Benedetto Bianco, attraverso lo stile e la scelta dei soggetti raffigurati.

Il centro della spiritualità della Compagnia era il sacrificio di Cristo, visto come modello di perfezione a cui era necessario avvicinarsi grazie ad un faticoso processo di elevazione spirituale; questa scuola di pensiero è tipica della derivazione benedettina e dell'influsso di Domenico Gori, frate correttore del quale possiamo ammirare all'interno della mostra gli Esercizi Spirituali, opere a stampa e manoscritte ad uso esclusivo dei confratelli. Attraverso tali esercizi, e specificamente attraverso la meditazione, i confratelli sarebbero giunti ad una sorta di "immedesimazione", per riuscire a provare gli stessi sentimenti dei personaggi presenti durante la Passione di Cristo; per tale ragione i confratelli venivano continuamente esortati alla mortificazione spirituale e corporale di se stessi, e le tematiche maggiormente rappresentate erano Il Cristo sul Calvario, gli strumenti della Passione e la Croce. Questi soggetti erano presenti non solo nei dipinti ma anche in piccoli quadri o immagini a stampa destinati a confratelli amici, per uso privato, come continui richiami visivi per rivolgere il pensiero al sacrificio di Cristo. 

La più importante donazione, presente in mostra, è quella di Gabriello Zuti, una serie di otto tele a soggetto biblico che il confratello si era fatto dipingere per casa propria nella seconda metà degli anni Quaranta del XVII secolo. La serie richiama avvenimenti tratti dal Vecchio Testamento che alludevano ad eventi della vita familiare dello Zuti, segnata dalla tragedia della peste del 1630.
Altre informazioni utili: 
Costo del biglietto
Intero: 10€
Riduzioni: 5€
 
Prenotazione Facoltativa
Telefono prenotazione: 055 294883