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Festival delle scienze. I linguaggi

Senza linguaggio non si comunica. Qualunque esso sia. In particolare, quello usato da noi esseri umani e che si basa sulle parole è una delle poche cose che ci distinguono dagli animali, la struttura portante dei rapporti sociali.

All’importanza vitale del linguaggio, o meglio dei linguaggi, come espressione della natura umana prima ancora che della sua cultura, codice chiave della comunicazione, è incentrata la nona edizione del Festival delle scienze di Roma: che fra analisi scientifica, indagine filosofica e anche uno sguardo alla fantascienza esplora alcune delle infinite forme di espressione con l’aiuto di studiosi nei campi più diversi – fra gli italiani, Tullio De Mauro, Nicla Vassallo, Luigi Rizzi, Andrea Moro –, attraverso dibattiti, lectio magistralis, incontri, mostre, spettacoli, eventi per le scuole e caffè scientifici.

 

La sfida è tosta: riuscire ad applicare il rigore metodologico a un concetto inafferrabile ed elusivo. E l’approccio scientifico al linguaggio impostato dal linguista Noam Chomsky (cui è dedicata una serata speciale con musica e immagini, Il linguaggio come organo della mente), presente all’evento, sarà proprio uno dei temi principali, mentre la Scienza del linguaggio è il tema che inaugura il festival, accanto alla filosofia del linguaggio, ai meccanismi che portano all’apprendimento del linguaggio da parte dei bambini e alla storia e geografia dei linguaggi (sulle differenze linguistiche). Fino ad arrivare alle lingue immaginarie e a quella delle macchine.

 

Ma non ci si esprime solo a parole: ci sono i suoni, i segni, la fotografia e anche il corpo lancia messaggi. E fra le tante forme in cui gli uomini comunicano fra loro, e la babele delle lingue, ahimè c’è anche l’incomprensione linguistica: biologica, politica, dei sentimenti.

 

Elena Del Savio