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Ettore Spalletti. Un giorno così bianco, così bianco

Il Museo Madre di Napoli è una delle tre sedi della mostra dedicata all’opera di Ettore Spalletti (nato nel 1940 a Cappelle sul Tavo dove vive e lavora). Il progetto nasce dalla collaborazione tra il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la GAM - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e il MADRE – Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina di Napoli. L’eccezionalità del progetto consiste nella sinergia fra i tre musei, che collaboreranno per unire nord, centro e sud del nostro paese, creando uno scenario istituzionale complesso e plurale. Ne risulterà, per la prima volta in Italia, un modello d’azione capace di promuovere e valorizzare ambiziosi progetti culturali a favore dell’arte italiana, sia a livello nazionale che internazionale.

LA MOSTRA
. Prese nel loro insieme, le mostre racconteranno tutti gli aspetti dell’opera di Spalletti – dalla pittura alla scultura fino alle installazioni ambientali – all’interno di percorsi espositivi che prevedono opere storiche, recenti e inedite, annullando l’idea di approccio cronologico all’arte e al modo di raccontarla. Ciascuna mostra inaugurerà a poche settimane di distanza l’una dall’altra, in una scansione temporale che vedrà al MAXXI le grandi installazioni ambientali più recenti e altre concepite appositamente per questa occasione,alla GAM un’ampia selezione di opere provenienti dallo studio dell’artista e da importanti collezioni private e al MADRE un articolato excursus storico che ripercorrerà l’avventura creativa di Spalletti, dai suoi esordi alla metà degli anni Settanta fino ad oggi.

L’arte di Ettore Spalletti solca i confini tra pittura, scultura e spazio, trasformando il colore e la geometria in un’intensa esperienza percettiva. La semplicità delle forme che l’artista utilizza crea una tensione tra l’esperienza quotidiana e domestica – dal profilo di una montagna alle forme archetipe della casa e di utensili come i vasi – e un orizzonte metafisico della visione, in cui il dato singolare diventa universale. Lo stesso può dirsi per i colori cari all’artista, dal rosa dell’incarnato all’azzurro del cielo fino al bianco assoluto: la loro scelta disegna una traiettoria che unisce la storia della figurazione a quella dell’astrazione, l’individualità della sensazione fisica alla sua comprensione ideale, creando così una sintesi tra i colori della natura e le forme della razionalità.

Il rapporto che Ettore Spalletti istituisce tra le sue opere e lo spazio espositivo pone in contatto la specificità del luogo che troviamo negli affreschi del Rinascimento italiano con la storia dell’arte del secondo dopoguerra e con la sua idea di arte come spazio e luogo, da Lucio Fontana a Giorgio Morandi fino alla tradizione Minimalista e Post- Minimalista. Nell’arte di Ettore Spalletti ciò che è visivo diventa tattile e viceversa: non soltanto, infatti, il colore è concepito in maniera scultorea in quanto forma, sostanza e volume, ma l’idea della pittura è estesa allo spazio, come articolazione di piani e presenza oggettuale. In questo senso la scelta del legno come supporto primario per gli impasti di colore al posto della tela tradizionale tradisce una concezione della pittura che va al di là del principio di rappresentazione e che ambisce alla creazione di un luogo sia fisico che mentale. Gli stessi materiali – come i numerosi marmi e alabastri o le carte veline – sono esplorati per le loro qualità cromatiche prima ancora che scultoree, in una continua transizione tra superficie e profondità, densità e smaterializzazione. Il lavoro di Ettore Spalletti può essere riassunto come un luogo dove le esperienze più feconde dell’esistenza – come la contemplazione del paesaggio, la percezione della casa e il contatto umano – trovano una più alta forma di comprensione, un’intelligenza della visione che include gli altri sensi e li sublima.

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