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Dozza (BO): Lampi di luce

Presso la Rocca Sforzesca di Dozza è in corso la mostra sulle Flashlights termine americano per indicare le torce elettriche che, tradotto alla lettera, ha dato il titolo alla mostra Lampi di luce, poiché nelle prime torce portatili le pile fornivano bagliori di pochi secondi.
 
LA MOSTRA è  dedicata al tema della “luce portatile” a partire dal momento in cui, a fine Ottocento, fu inventata la torcia elettrica. Dunque si parte con una sezione introduttiva che documenta i sistemi di illuminazione precedenti: un albero di lucerne di fine settecento, un prezioso assortimento di lumi a candela ottocenteschi ed  infine le lampade a petrolio. Vi è pure un esemplare che adotta il brevetto Auer, una particolare reticella capace di garantire lo stesso potere luminoso delle lampade ad incandescenza. E’ un estremo tentativo dei sistemi tradizionali di illuminazione di essere concorrenziali con i sistemi più innovativi come dimostra il bellissimo manifesto Liberty di Giovanni Mataloni (1896) che introduce la visita. Hohenstein, Terzi, Tessari sono i nomi di altri cartellonisti della Belle Epoque che animano le pareti delle cinque sale espositive, in cui fanno da fil rouge le campagne pubblicitarie che la Tudor e la Hansemberger, imprese produttrici di pile e accumulatori, condussero nel 1910-20 sulla rivista del Touring Club Italiano.
 
L’esposizione entra nel vivo dell’argomento con un assortimento vastissimo di lanterne e torce elettriche oggetti ingegnosi ed estrosi che illuminarono la vita quotidiana dei nostri nonni offrendo una alternativa più sicura e funzionale alle candele e alle luci a petrolio. Si parte dai primi esemplari di luci portatili, come il primo modello tubolare in cartone nero  prodotto dall’americana Eveready nei primi del ‘900 o le spille luminose da cravatta in bisquit, oggetti ricercati come lo è anche un bastone da passeggio anni ’30 che porta la pila incorporata nel manico. Il percorso storico si articola in base alle funzioni. Non mancano naturalmente la vetrine delle torce segnaletiche per militari, marinai, ferrovieri, o quella delle lanterne per alpinisti o dei fanali per ciclisti  o dei bizzarri fari frontali per i medici. Una sala è dedicata alle torce di cortesia, pensate sia per l’uomo sia per la donna, un cui l’estro delle forme, la preziosità delle lenti (i grandi bulbi sferici o sfaccettati diventano quasi pietre preziose), la raffinatezza dei materiali (cuoio, pegamoide, bachelite, latte litografate) creano sofisticati oggetti di design.
 
Vi è poi il tema del giocattolo cui è dedicata una specifica sezione ma che ricorre in tutta la mostra  con un percorso parallelo di  pezzi antichi e vintage fra cui si citano tre piccoli lumi giocattolo ad alcool dei primi del ‘900 e i trenini e le automobili “Marklin” illuminati a pila degli anni ’30.
 
Gli oltre 200 oggetti esposti provengono dalla Collezione Giordano Dal Prato che dal 1990 si dedica al tema ed ha costruito una raccolta di prim’ordine, senz’altro fra le più esaurienti che ci siano in Italia, tanto che vi ha fatto ricorso anche la trasmissione di History Channel condotta da Patrizio Roversi, “Tutto fa storia” dedicata alle invenzioni che hanno cambiato la nostra vita quotidiana.

All’esposizione hanno concorso altri prestatori, in particolare di Piergiuseppe Piersanti cui appartengono gli oggetti della sezione introduttiva dedicata all’illuminazione ottocentesca. Piersanti  è stato l’animatore di una lunga serie di mostre legate al collezionismo storico tenute annualmente in Rocca a partire dal 2006 fra cui si ricordano “Come si riesce con la pubblicità”, “A che gioco giochiamo”,  “L’Ippocrate moderno” e “La musica automatica”. A partire da queste esperienze, sul filo di una impostazione in cui le opere dialogano con la pubblicità storica, con memorie d’antiquariato, con oggetti delle arti applicate e del design vintage si può quasi dire di aver messo in campo un originale tipo di mostra che allarga gli orizzonti della creatività, narrando, istruendo e divertendo al tempo stesso.

(comunicato stampa)