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Da Garzano a Casolla (CE): incontro con la Befana, escursione all'Acquedotto Carolino

I soci e gli amici del Touring, insieme al CAI e all’Associazione Progetto San Rufo Rinasce, dopo l’incontro con la Befana, partiranno da Garzano incamminandosi lungo i sentieri pedemontani dei Colli Tifatini alla ricerca di testimonianze dell’Acquedotto Carolino per poi arrivare a Casolla antico borgo casertano sede di interessanti opere religiose.

Garzano è una delle ventitré frazioni del comune di Caserta e fu proprio qui che l’11 maggio 1762, davanti a re Ferdinando IV di Borbone e agli altri aristocratici napoletani, Luigi Vanvitelli effettuò la prima prova dell’acqua proveniente attraverso l’Acquedotto Carolino ed i Ponti della Valle dalla lontana fonte del Fizzo, in provincia di Benevento.
Oggi potremo partecipare alla tradizionale festa della Befana e, al termine di una semplice ma suggestiva processione che rievocherà l’Adorazione dei Re Magi alla grotta di Betlemme, si potrà gustare “O’ Vuotto” ovvero una zeppola che è il dolce tradizionale del posto. 
Mentre a Garzano continua la manifestazione per celebrare il rito della Befana noi e gli amici del CAI ci avvieremo, dopo un breve tratto di circa 200 m in salita, per un sentiero pressoché pianeggiante che ci porterà dopo circa 6 km a Casolla. 
Lungo il percorso, che si svolge a mezza costa dei Colli Tifatini, incontreremo alcune testimonianze (torrini, piccole costruzioni, alte circa 7 -8 m, di forma quadrata e terminanti con una copertura piramidale, aventi la funzione di sfiatatoi) del vecchio Acquedotto Carolino.
Questo tratto dell’Acquedotto risulta essere particolarmente suggestivo perché dà la possibilità di passeggiare su di esso e di ammirare tutta la Campania Felix che si distende dalle falde dei Tifatini.
L’Acquedotto Carolino, al di là dell’importanza estetica e funzionale per le vasche ed i giochi d’acqua dell’intero Parco vanvitelliano, ha avuto una rilevante importanza storica per tutte le frazioni pedemontane di Garzano, Tuoro, Santa Barbara, Staturano, Piedimonte di Casolla, Casolla, Mezzano e Puccianiello, perché Vanvitelli e Ferdinando IV diedero la possibilità a tutti gli abitanti di attingere acqua dalle varie diramazioni del condotto, agevolando notevolmente l’attività agricola. 
La chiesa di San Rufo è citata nella Bolla del 1113 del vescovo Senne di Capua. Si trova a Piedimonte di Casolla, frazione che, a ben ragione, è la più antica del comune di Caserta, considerato che in essa si trova l’abbazia benedettina di San Pietro ad Montes, edificata nell’XI sec. sul modello proposto dall’abate di Montecassino Desiderio III, e sorta sui resti del tempio romano di Giove Tifatino, risalente al IV-III sec. a.C. Alla chiesa di San Rufo, posta su un blocco tufaceo, si ascende tramite una bellissima scalinata di pietra viva. In origine aveva una sola navata, a cui negli ultimi decenni del XVIII, grazie agli interventi del parroco di allora, don Nicola Iannelli, furono aggiunte due cappelle laterali a destra ed una a sinistra. Il parroco fece abbellire la chiesa con diversi affreschi e con un pavimento maiolicato di “riggiole” che non ha eguali nell’intera zona casertana. Fu rifatto anche l’altare con gusto tardo-barocco sovrapponendolo all’originario di fattura medioevale. La bellezza della chiesa è caratterizzata per la presenza del Cristo Pantocratore, di sicuro opera delle maestranze di artisti bizantini che nei secoli X-XII furono attivi nella zona; a loro si devono anche gli affreschi della vicina San Pietro ad Montes. Durante la Festa dell’Ascensione si svolgono due importanti riti tradizionali. Il primo di mattina, subito dopo la celebrazione della Messa, ai piedi della scalinata di San Rufo dove viene attinta dell’acqua proveniente dall’Acquedotto Carolino che, dopo essere stata benedetta dal parroco, è versata in piccole anfore di creta dette cicerielle. È un rito tanto antichissimo, quanto rarissimo. Il secondo è il palo di sapone che si svolge di pomeriggio davanti alla casa canonica, dove giovani del luogo si sfidano nello scalare il palo insaponato per conquistare dei premi alimentari, oggigiorno sostituiti da premi in denaro. 
San Lorenzo Martire è uno dei primi protomartiri della storia della Chiesa. Fu condannato a morte in virtù dell’emanazione di un editto dell’imperatore Valeriano, essendo diacono e, quindi, rientrante tra le categorie gerarchiche cristiane alle quali comminare la condanna a morte. Secondo la tradizione fu condannato ad essere arso vivo su una graticola. Era il 10 agosto del 258. Nei primi secoli fu importante dedicare le chiese ai protomartiri, in special modo nell’agro capuano al fine di cristianizzare in modo veloce la locale popolazione. La chiesa di San Lorenzo Martire è citata per la prima nella Bolla di Senne, vescovo metropolita di Capua. Il documento è del 1113. Il villaggio di Casolla intanto cresceva in continuazione per le varie attività economiche della produzione della colla e della estrazione del tufo. Verso la fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento, si procedette a lavori di restauro della chiesa di San Lorenzo a causa dei danni prodotti dal terremoto registrato nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1857. Quei lavori hanno retto per oltre un secolo, quando a causa di nuovo terremoto, quello del 23 novembre 1980, la chiesa subì nuovi, anche se non ingenti danni. L’altare maggiore è riccamente composto da marmi policromi intarsiati e ai due lati presenta i simboli di San Lorenzo: la graticola e la palma. Dietro l’altare maggiore abbiamo il coro ligneo, che risale ai primi anni della seconda metà del XVIII secolo. Dell’antico pavimento è rimasta solo una cornice di “riggiole”. Al centro del pavimento c’è una botola attraverso la quale si accedeva al sottostante camposanto. L’altare centrale della navata sinistra, dedicato al Santissimo, è arricchito da una macchina con tela e Crocifisso ligneo. Negli ultimissimi mesi, a seguito di saggi, sono venuti fuori affreschi rappresentanti San Pietro e San Paolo. Inoltre, sul muro laterale, precisamente a sinistra per chi guarda l’altare, c’è la pietra tombale di Lorenzo Giaquinto, casollese, suocero di Giovanni Graefer, figlio di John Andrew, l’artefice del Giardino Inglese del Palazzo Reale di Caserta. L’altare, durante il periodo pasquale, ospita i cosiddetti “piattini”, vale a dire i germogli di grano. Prima dell’altare c’è una cupola, una volta rivestita di affreschi rappresentanti i quattro evangelisti.

Altre informazioni utili: 

Programma di massima 
- ore 9.30: raduno dei partecipanti (mezzi propri) presso la Chiesa di San Pietro Apostolo - Garzano - Caserta 
- ore 11,00: partenza per Casolla.
- ore 13,00: arrivo a Casolla e sosta per uno spuntino (a cura dei singoli partecipanti). colazione al sacco 
- ore 14,00: visita della chiesa di San Rufo.
- ore 15,00: visita della Chiesa di San Lorenzo Martire. 
- ore 15,30: fine della manifestazione. 
Partecipanti: max 40 persone 
È necessaria la prenotazione presso il Club di Territorio “Terra di Lavoro” inviando una email a: 
terradilavoro@volontaritouring.it 
oppure telefonando a: 
333.9808553 (Antonio La Gamba)

Le prenotazioni sono aperte.
Quote: la manifestazione è gratuita per i soci e gli amici del Touring Club Italiano. 
Colazione al sacco a cura dei singoli partecipanti. 
I soci e gli amici del Touring Club Italiano regolarmente iscritti alla manifestazione sono coperti da apposita polizza assicurativa per la responsabilità civile. 
Per comunicazioni urgenti il giorno della manifestazione è possibile contattare il numero 340.5848710 (Vincenzo Stefanelli). 
Il Volontario Touring accompagnatore ha la facoltà di variare l’itinerario. 
La manifestazione sarà annullata in caso di avverse condizioni meteo. 
È consigliabile l’uso di scarpe comode, meglio se da escursionismo. 

Il Club di Territorio “Terra di Lavoro” del Touring Club Italiano si riserva il diritto di accettare o meno la prenotazione.
Manifestazione organizzata per i soci e gli amici del TCI e soggetta al regolamento della Commissione regionale consoli della Campania.
Sono ammessi in via eccezionale i non soci perché possano constatare la qualità e l'interesse delle nostre manifestazioni, e quindi associarsi.