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Cilento: Suggestioni e valori nei borghi patrimonio Unesco con i consoli TCI

Programma:

Primo giorno – sabato 30 maggio 2015: Napoli, Buonabitacolo, Caselle in Pittari, Sicilì, Torre Orsaia, Policastro, San Giovanni a Piro, Marina di Camerota. Arrivo a Buonabitacolo – 506 m slm – 2.500 abitanti – il borgo fu fondato da Guglielmo Sanseverino, signore di Padula, Sanza e Policastro, il 2 novembre 1333. Il principe, con rogito notarile, concesse a tre cittadini Casalbuonesi le zone del Fiume Peglio o Galdo e chiamò Buonabitacolo il nuovo paese. Nel nome scelto la fondamentale caratterista di luogo in cui è bello vivere per la salubrità dell'aria e per la magnifica posizione geografica. Buonabitacolo si distingue per l’invidiabile posizione geogra­fica, l’innata vocazione al soggiorno, l’ospitalità dei cittadini, l’autenticità del centro storico; oltre che per la ricchezza di usi, costumi e tradizioni popolari di radice contadina. Si raggiunge e si visita Caselle in Pittari – 444 m slm – 2.000 abitanti – alle falde del monte Centaurino. Qui si trova l’area archeologica di Laurelli, con i resti di un sepolcreto e di un abitato lucano del IV secolo a.C. Il centro storico si raccoglie intorno a un bastione del XIV secolo, una torre di avvistamento e di controllo. Poco più in basso si trova la chiesa di Santa Maria Assunta. Nella parte meridionale dell’abitato si eleva il palazzo marchesale, appartenuto alla famiglia Orlando. Percorrendo la statale si giunge a Sicilì 205 m slm – 384 abitanti – frazione di Morigerati (comune Bandiera Arancione del Touring, che ospita, sul suo territorio, l’Oasi WWF Grotte del Bussento) ove nella chiesa della SS. Annunziata si conservano le reliquie di San Teodoro Martire e San Biagio. Dopo si giunge a Torre Orsaia – 295 m slm – 2.200 abitanti – il paese è adagiato su alcune colline digradanti verso il mare, tra uliveti secolari. Un tempo chiamata Torre Inferiore fu antico feudo del vescovado di Policastro. Nell’abitato si conserva il Palazzo del Vescovo, con una torre campanaria del 1576 e una fontana del ‘500. Castel Ruggero, frazione di Torre Orsaia, ha una storia che inizia intorno all'anno mille, all'epoca del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, quando le incursioni dei pirati, la malaria e la distruzione di Policastro, spinsero le popolazioni costiere a spostarsi verso zone più interne del territorio. Venne così a costituirsi un primo centro abitato nella “Terra Turris Ursajae”. Il luogo su cui attualmente sorge Castel Ruggero, considerato poi di grande importanza strategica dai Longobardi, ospitò intorno al 1150 un accampamento delle truppe di Ruggero il Normanno, da cui il nome Castra Roggerii. Successivamente prese il nome di Torre Superiore, per distinguerlo da Torre Inferiore, l'attuale Torre OrsaiaAl termine della visita pranzo presso il ristorante “Lanterna Verde” di Torre Orsaia con il seguente menù: antipasto (formaggi, soppressata, salsiccia locali), primo (cavatelli (pasta fatta in casa) alla sorrentina, secondo (salsiccia ai ferri e ciambotta), dolce della casa, acqua minerale, vino e caffè. Dopo il pranzo si arriva a Policastro Bussentino – 2.000 abitanti – frazione maggiore e borgo più popoloso del comune di Santa Marina. La cittadina, che dà il nome a tutto il golfo, si è sviluppata intorno alle mura medievali costruite sopra le più antiche fondazioni d’età greca. Al periodo romano risale l’antico lastricato stradale, valorizzato come spazio per manifestazioni artistiche. La cattedrale dell’Assunta è caratterizzata da una cripta a pianta triconca (VI secolo a.C.) e da un campanile ornato da arcate intrecciate e sculture rinascimentali. Il Museo Diocesano preserva opere di notevole valore storico – artistico. Si riprende, quindi, la strada verso Marina di Camerota e ci si ferma a San Giovanni a Piro, dove si trova l’abbazia di San Giovanni Battista, fondata dai monaci italo – greci di Rossano (Calabria) sul finire del X secolo d.C. Fu un importante centro di vita religiosa e culturale per i secoli successivi. Nel paese anche le chiese di San Pietro e San Gaetano, oltre alla sorgiva considerata miracolosa dove è stato fondato il santuario della Madonna di Pietrasanta (XV secolo). San Giovanni a Piro è il punto di partenza ideale per andare alla scoperta del monte Bulgheria, vero e proprio ecosistema nel quale crescono lecci, ontani, castagni secolari, etc. Arrivo a Marina di Camerota – 3.500 abitanti – centro più popoloso del comune di Camerota – che ha mantenuto intatto l’antico borgo marinaro, con i suoi vicoli che passano sotto suggestive volte ed arcate e le stradine che proseguono con ponti e e scalinate. Arrivo e sistemazione nelle residenze del villaggio vacanze del Touring Club Italiano, ubicato in un fitto oliveto, su un’area di oltre 60.000 metri quadrati, a ridosso di una bella spiaggia sabbiosa. Cena presso il ristorante del villaggio vacanze del Tci. Pernottamento. 

Secondo giorno – domenica 31 maggio 2015: Marina di Camerota, San Severino, Celle di Bulgheria, Montano Antilia, Laurito, Alfano, Roccagloriosa, Celle di Bulgaria, Marina di Camerota Colazione presso il villaggio vacanze del Tci. Partenza con l’autobus. Proseguendo tra olivi e castagneti, si tocca dopo una decina di chilometri, abitato di Licusati, che deve il suo toponimo a un’antica usanza secondo cui gli abitanti erano distinti in scapoli e ammogliati: i primi vivevano nell’abbazia di San Pietro; i secondi, “li accasati”, appunto, sulla riva opposta del ruscello Marabisi. Si giunge, quindi, al borgo abbandonato, e quindi fantasma, di San Severino – frazione del comune di Centola – che sbuca su una cresta rocciosa affilata come una lama. Il castello e le poche rovine intorno, tra cui la chiesa di santa Maria degli angeli, si trovano su un ripido contrafforte del monte Chiancone. Il castello servì prima ai Longobardi e poi ai Normanni per controllare la via commerciale della vale del Mingardo. Lo si raggiunge a piedi, lungo una scalinata e poi un’erta salita di pietre, ma il sito merita senz’altro un sopralluogo per lo scenario naturale in cui si erge solitario e unico, quasi un set cinematografico di rara suggestione. Quindi si giunge e breve sosta a Montano Autilia – 767 m slm – 2.000 abitanti – suggestivo agglomerato di case incastonate lungo le pendici del monte Antilia che, ergendosi a 1.316 metri, è una delle vette cilentane più elevate. Si suppone che il nucleo originario del paese sia sorto sulle rovine di un insediamento greco – bizantino verso il X – XI secolo, nei pressi di una sorgente trasformata poi in un lavatoio. I numerosi monumenti, le suggestive piazze e vie, i tanti caratteristici vicoli che si snodano tra un’abitazione e l’altra, testimoniano una storia gloriosa, ricca di avvenimenti. La chiesa della SS. Annunziata, costruita nel 1466 e al cui interno sono custodite le spoglie di San Montano, e, nella parte alta del paese, la Scala Santa, una piccola cappella costruita a modello di quella di Roma. Si raggiunge e breve sosta a Laurito – 475 m slm – 850 abitanti – il paese sorge ai piedi delle balze rocciose del monte Fulgenti e si trova immerso in un uliveto secolare. Passeggiando per il centro storico si scorgono ancora oggi tracce dell’origine medievale dell’abitato, che si presume risalga all’epoca longobarda. Testimonianze preziose della storia dell’abitato sono la chiesa di San Filippo d’Agira, con affreschi di influenza orientale del 1400 circa, la chiesa di san Domenico, del XVIII secolo, e il palazzo baronale Speranza, con ricco portale in pietra e un caratteristico chiostro con pozzo. Tappa successiva è l’abitato di Alfano - 250 m slm – 1.050 abitanti – ampliato in gran parte dopo gli anni sessanta dello scorso secolo dagli emigranti tornati in patria. Due gli edifici nobiliari da segnalare al visitatore: il palazzo dei baroni Speranza e il palazzo baronale Novelli. Il primo è provvisto di una corte centrale e si articola in un imponente complesso edilizio, situato in posizione leggermente sopraelevata rispetto al centro abitato. Il secondo, risalente all’inizio del Settecento e sede del Comune durante il periodo del brigantaggio, presenta un grande ingresso in pietra lavorata attraverso cui si entra in un atrio a corte e un monumentale portale in legno massiccio. Merita una visita anche la chiesa di San Nicola di Mira. Si riprende la statale e si arriva a Roccagloriosa – 430 m slm – 1.600 abitanti – sul cui territorio si susseguirono insediamenti di Enotri, Morgeti e Osci. Ma il più importante di tutti è quello lucano, del V – IV secolo a.C., che occupava un’area fortificata molto estesa a ridosso del monte Capitenali. Di interesse le tombe del IV secolo a.C.  e i resti di antiche mura. Nell’attuale centro abitato è ubicato il monastero di san Mercurio fuori le Mura, fondato nei secoli IX – X, mentre della chiesa di Santa Maria la Greca, eretta probabilmente intorno al 700 d.C., restano pochi ruderi. Al termine della visita pranzo presso il ristorante “U Trappitu” di Roccagloriosa con il seguente menù: lasagna bianca con salsiccia e carciofi, arista di maiale al forno con contorno di insalata mista, torta di mele, acqua minerale, vino, caffè. Dopo il pranzo si arriva e si visita Celle di Bulgheria – 234 m slm – 1.900 abitanti – la cui storia è caratterizzata da due eventi rilevanti: lo stanziamento dei bulgari e quello dei monaci. I bulgari abitarono questa terra, giungendo fino alle falde del Monte Bulgheria e fondando dei villaggi. I monaci arrivarono dall'Oriente e dalla Grecia e fondarono cenobi e celle attorno ai quali sorsero i primi centri abitati. A Celle di Bulgheria è caratteristico il centro storico con i numerosi portali in pietra, il Palazzo De Luca, la chiesa della Madonna della Neve con un altare del 1700A Poderia, frazione di Celle di Bulgheria, è molto forte la devozione a Santa Sofia, alla quale è dedicato il santuario votivo sito sulle pendici del Monte BulgheriaSul Monte Bulgheria (1.225 m) si trova la grotta che la popolazione conosce come "Grotta della Madonna". Al termine della visita, rientro al villaggio vacanze del Tci e cena. Pernottamento.

Terzo giorno – lunedì 1 giugno 2015: Marina di Camerota, Pisciotta, Ascea, Castelnuovo Cilento, Pattano, Vallo della Lucania, Cuccaro Vetere, Marina di Camerota. Colazione presso il villaggio vacanze del Tci. Partenza con l’autobus. Percorrendo la strada si arriva a Pisciotta – 2.800 abitanti – città dell’olio, numerose volte Bandiera Blu. A Pisciotta bisogna fermarsi, e per diversi motivi. Per gli oliveti, innanzitutto, che circondano il paese; per la storia, antichissima, di questo borgo raccolto intorno all’ex castello baronale, per le sue chiese. Ma soprattutto bisogna far tappa lungo la bella marina, la zona balneare che vanta uno dei mari più puliti di tutta la penisola italiana. In Cilento l’olivo arrivò con i greci, otto secoli prima di Cristo e trovò le condizioni ideali per crescere e diffondersi. L’abitato bruno – rossastro, sorto su uno sperone di rocca lungo e stretto, si stringe intorno ala palazzo Ciaccio, l’ex castello baronale seicentesco. Conserva ancora la chiesa madre dei SS. Pietro e Paolo, eretta nel XIX secolo su fondamenta medievali. Ci sono inoltre i resti del convento dei Minori osservanti, fondato da Giovanni d’Aragona. Marina di Pisciotta: questo ex borgo marinaro è una località balneare di rilievo, così come la frazione di Caprioli. Si giunge quindi a Castelnuovo Cilento – 280 m slm – 2.600 abitanti – fondato probabilmente intorno al secolo xi  dai Longobardi a difesa degli accessi alla valle di Novi, donde il nome di Castrum Novi o Castrum de Valle Novi, alla fine dello stesso secolo era feudo della famiglia longobarda degli Alemagna. Dopo la seconda metà del secolo XV passò ai Carafa, quindi ai duchi di Laurino; in seguito appartenne ai Caracciolo di Gioiosa, ai Damiani, agli Atenolfi e ai Talamo Atenolfi, i quali eseguirono nel territorio notevoli opere di bonifica. In posizione elevata rimangono cospicui resti del castello feudale, del secolo XIII, dal quale si ha una bellissima vista sulla pianura dell’Alento, il monte Sacro e il mare. Nei pressi del Castello è la parrocchiale di Santa Maria Maddalena della quale si hanno notizie dall’inizio del secolo XIV: fu trasformata in varie epoche e conserva una porta lignea firmata dal maestro Leonardo Bonadia e datata 1601. Lungo la strada si arriva a Pattano, frazione di Vallo della Lucania, dove si trova la Badia di Santa Maria di Pattano. Il primo documento storico attestante l’esistenza della badia risale all'anno 993: esso riferisce di una lite circa i confini dei poderi e testimonia che all'epoca il monastero era già proprietario di vasti possedimenti, estesi fino a Ceraso. La data di fondazione della badia resta però imprecisata e si colloca presumibilmente fra l'VIII e la metà del X secoloFra l’XI e il XIV secolo la badia di Pattano vive il periodo di maggior floridità, grazie anche al prestigio dei suoi egumeni e ai buoni rapporti che i monaci greci riescono ad intrattenere con il potere politico, nonostante l'avvicendarsi di differenti dominazioni (prima i Longobardi, poi i Normanni, quindi gli Angioini). Nel XV secolo il monastero conosce un rapido declino. Nel 1458 papa Callisto III istituisce una commissione con l'incarico di verificare l'efficienza e l'osservanza della regola da parte dei monasteri di rito greco diffusi nell'Italia meridionale. Il 30 marzo di quell'anno la commissione arriva alla badia di Pattano e accerta una situazione disastrosa, causata dalla cattiva gestione dell'egumeno Elia. Oltre ad essere ritenuto responsabile della dissipazione del patrimonio della badia, Elia viene accusato di non osservare le regole monastiche, di vessare la popolazione con uomini armati e di fornicare con donne fatte entrare segretamente nel monastero. L'anno successivo papa Paolo III ordina la soppressione del monastero di Pattano e il suo affidamento a vari abati commendatariVallo della Lucania – 380 m slm – 8.800 abitanti – antica cittadina, posta ai piedi del monte Gelbison, in una rigogliosa vallata coperta da fitti uliveti. Vallo, oltre che sede amministrativa del Parco, è il centro più importante di tutto il Cilento dal punto di vista commerciale, ma anche da quello culturale, storico e artistico. Molto interessante la splendida fontana contornata da quattro leoni in pietra di piazza dei Martiri. C’è poi la chiesa di santa Maria delle Grazie risalente al 1480. In piazza Vittorio Emanuele caratteristico è il porticato in colonne di pietra con la magnifica fontana con cannule ad arco, di fronte alla quale si trova il palazzo Bocchetti. Notevole la monumentale cattedrale del XVIII secolo dedicata a San Pantaleone, anch’essa ricca di opere d’arte. Uscendo si incrocia la seicentesca cappella del Crocifisso, antico convento di clarisse. Infine il Museo Diocesano, ricco di statue lignee e opere pittoriche della tradizione locale. Al termine della visita pranzo presso il ristorante “La chioccia d’oro” di Vallo della Lucania con il seguente menù: antipasto tipico cilentano (mozzarella in fascio di mortella, soppressata di Gioi, minestra stretta (cicoria e patate), melanzana m’buttunata (con pecorino, uovo, pomodoro), ciocolina con ceci di Cicerale, tondini di Controne, funghi porcini), primo (duetto di: nido chioccia d’oro (pappardella fatta in casa con besciamella, prosciutto cotto, mozzarella, in un tegamino di terracotta, con ragù di carne) e tagliatelle fatte in casa ai funghi porcini), secondo (coniglio disossato con fiori di zucca e funghi porcini e patate arreganate), cannoli cilentani, acqua minerale, vino, caffè, digestivo. Dopo il pranzo si raggiunge Cuccaro Vetere – 629 m – 550 abitanti – il nome deriva dal greco e significa “cima” o “cocuzzolo” e infatti il paese conserva ancora l’aspetto di una fortificazione arroccata su una collina, a guardia della valle del Lambro. Ne sono testimonianza i resti della cinta muraria, i resti delle torri e quelli del castello. Da segnalare, nel centro storico, palazzo Antonini, la chiesa madre di san Pietro, fondata intorno all’anno Mille, i ruderi dell’impianto del convento di san Francesco, con l’imponente campanile. Al termine della visita, rientro al villaggio vacanze del Tci e cena. Pernottamento.

Quarto e ultimo giorno – martedì 2 giugno 2015: Marina di Camerota, Padula, San Giovanni in Fonte, Napoli. Colazione presso il villaggio vacanze del Tci. Partenza con l’autobus. Si raggiunge Padula – 700 m slm – 5.500 abitanti – la località più conosciuta dell’intera zona. Grazie alla splendida e immensa Certosa ma non solo: la chiesa di San Nicola de’ Domnis, con le rovine dell’antico omonimo monastero, le scarse tracce del castello del normanno Tommaso Sanseverino, l’eremo di San Michele e il monastero di Sant’Agostino, in convento di San Francesco. Nel risorgimento il paese di Padula fu teatro del tragico scontro in cui trovarono la morte 300 patrioti capitanati da Carlo Pisacane, massacrati dai contadini inferociti, mobilitati e fomentati dal clero. La Certosa di Padula – dal 1995 Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco – monumento nazionale da oltre 120 anni in virtù dell’eccezionale dimensione – la più grande d’Italia – e ricchezza artistica del complesso. Si estende su una superficie di 51.500 metri quadrati e comprende 320 tra sale e stanze, 13 cortili, 52 scalinate, oltre 1000 tra porte e finestre, 41 fonatane, 2,5 chilometri di corridoi, 100 camini e porticati con più di 300 colonne: numeri strabilianti. La posa della prima pietra risale al 1306, quando Tommaso II Sanseverino ne decise la costruzione che poi donò subito all’ordine certosino. Al termine trasferimento per la visita del Battistero di San Giovanni in Fonte, ubicato alle porte del centro urbano di Padula, uno dei monumenti più interessanti del Vallo di Diano. L’antico edificio paleocristiano ha sede in un sito ricordato nel Viarum libri di Cassiodoro, che nella prima metà del IV secolo era funzionario statale della regione. Nel libro VIII delle sue memorie egli ricorda anche la fonte su cui era stata costruita una vasca lustrale con sette gradini e l’episodio miracoloso che si verificava nella notte in cui i catecumeni assumevano il battesimo: alle parole del sacerdote l’acqua si gonfiava nella vasca fino a sommergerne i gradini, per poi tornare al livello normale una volta terminata la cerimonia. A tale racconto si lega verosimilmente il paragone della sorgente di Padula con il fiume Giordano, dove il Battista impartì il sacramento a Cristo. I restauri condotti tra il 1985 ed il 1987 hanno riportato alla luce una struttura architettonica piuttosto complessa articolata attorno ad un corpo centrale di forma quadrangolare, le cui mura, scandite da archi a tutto sesto, in origine erano probabilmente destinate a sorreggere una cupola. Al centro doveva trovarsi il fonte battesimale, mentre intorno c’erano vari ambienti collaterali, secondo una situazione complessiva assimilabile a quella del battistero di Sotero Superiore, nei pressi di Napoli. Al termine della visita pranzo presso il ristorante “La fonte” di Sala Consilina con il seguente menù: aperitivo al succo di amarena e tarallini, antipasto con prodotti di stagione, due primi di pasta fatta in casa, filetto di trota salmonata con contorni, frutta, dolce, acqua minerale, vino, caffè, digestivo. Al termine, partenza con il pullman per Napoli. In città sosta con discesa al archeggio di via Brin, all’Hotel Terminus e a Piazza Vanvitelli. Rientro previsto per le ore 21,00.

Riferimenti bibliografici: Guida rossa o verde del TCI.

Trasporti                                                           Pullman GT della ditta Rosario Pazzi

Quote          con autobus da Napoli                € 410,00 per i soci in camera doppia

                                                                        € 40,50 supplemento per la camera singola

Supplemento non soci                                    € 40,00       

La quota comprende: il trasporto in pullman dal punto di riunione alle località prescelte, le visite guidate come da programma, tre pernottamenti con prima colazione e cene presso il villaggio vacanze del Tci, quattro pranzi in rinomati ristoranti, l’assistenza del console, le assicurazioni per la responsabilità civile, il compenso per le guide. La quota non comprende: gli ingressi, gli extra, la tassa di soggiorno, le mance, le spese di carattere personale e tutto quanto non specificato. Abbiamo ritenuto di non inserire il costo dei biglietti nella quota, per poter far usufruire delle riduzioni o delle esenzioni a chi ne abbia diritto.

Altre informazioni utili: 

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi, orario 10,00 – 18,00 dal lunedì al venerdì,  al Punto Touring di Napoli ai numeri suindicati, o inviare un e-mail  

Le prenotazioni sono aperte e scadono automaticamente sette giorni dopo la loro effettuazione, anche telefonica, se non confermate dal versamento della quota. Il Corpo consolare si riserva in diritto di accettare o meno la prenotazione. Le quote non sono rimborsabili in caso di disdetta (vedi regolamento). 

Manifestazione organizzata esclusivamente per i soci TCI e soggetta al regolamento della Commissione Regionale Consoli della Campania. Sono ammessi in via eccezionale i non soci perché possano constatare la qualità e l'interesse delle nostre manifestazioni, e quindi associarsi. 

Minimo partecipanti 30, massimo partecipanti 50 

 

Vantaggio per i Soci

Vantaggi per i soci del Touring Club