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Caraglio: “La pelle della terra. Luigi Mainolfi. Opere dal 1969 al 2014”

 
Dal 13 settembre, presso il Filatoio di Caraglio (via Matteotti,  40), è possibile visitare la mostra “La pelle della terra. Luigi Mainolfi. Opere dal 1969 al 2014”, a cura di Alessandro Carrer e Marisa Vescovo.
 
Le opere di Luigi Mainolfi rimandano da sempre alle origini, siano esse storiche, geografiche o culturali; origini che producono una diretta corrispondenza tra narrazione personale e mondo, tra io dell'artista e io della terra. Torinese d'adozione ma campano di nascita, Luigi Mainolfi ama definirsi uno scultore caudino. Gli storici lavori presentati al Filatoio di Caraglio coprono un arco di oltre quarant'anni di carriera e, nel loro insieme, riportano al pensiero di una Grande Madre, una mediterranea dea-terra legata ad una remota condizione ctonia, situata in una posizione oscillante tra preistoria e storia, infanzia e maturità, silenzio, parola, suono. Mentre le mani dell'artista continuano a graffiare la materia, terrecotte, bronzi, acciai e marmi dicono del rapporto natura-cultura, di metamorfosi del corpo, di uomini e animali che condividono e amano la pelle del mondo, a tessere una lunga fiaba che si fa lentamente filosofia di natura.
 
Dopo una lunga e fruttuosa ricerca sul sé, sulla propria identità umana e artistica, che coincide con gli esordi e i primi dieci anni di attività, Mainolfi ha progressivamente messo nella sua ricerca, l'accento sull'impatto fisico e concettuale di una scultura che si fa simbolo e rinascita di una "sua" civiltà fondata sulla natura, sul vivente, sul mistero, e implicitamente contro la civiltà dell'immagine-spettacolo. Come ebbe a scrivere Marisa Vescovo nel 1982, e continua ad essere oggi, quello di Mainolfi “è un grande disegno che si rifà al concetto di esplosione, di gonfiore, alla necessità di insufflare respiro, energia vitale all'interno della materia, che solo così si fa scultura. Una scultura giocata con pance d'un vento che non è di tempesta, ma produce refoli, vortici, sacche, precipizi che danno alle cose un senso continuo di greve vertigine”.
 
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