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C I L E N T O Paestum, Velia e Padula

PAESTUM
Paestum è un'antica città della Magna Grecia sacra a Poseidone che si trova nella Piana del Sele, vicino al litorale verso il Cilento. La città fu fondata verso la fine del VII secolo a.C. da coloni Greci provenienti da Sibari (Sybaris) con il nome di Poseidonia. La ricchezza della città è documentata dalla costruzione avvenuta tra il VI ed il V secolo a.C. di grandi templi le cui rovine si sono ben conservate fino ai giorni nostri..Nel V secolo a.C. i Lucani, popolo italico di ceppo Sabellico, conquistarono la città e le diedero il nome di Paistom. Nel 273 a.C. divenne colonia romana di diritto latino con il nome di Paestum .
Particolarmente importanti sono i tre grandi templi, due di ordine dorico, e uno di ordine dorico e ionico, che costituiscono alcuni dei migliori esemplari di questi stili.
• Il Tempio di Hera: conosciuto come la "basilica di Herathos" (ca. 540 a.C.), era uno dei più grandi templi greci costruito in pietra.
• Il Tempio di Nettuno: ma in realtà anche questo dedicato ad Hera, mostra le forme mature del tempio di Zeus di Olimpia.
• Il Tempio di Athena (ca. 500 a.C.): in precedenza noto come tempio di Cerere, è più piccolo, e presentava colonne doriche nel peristilio e ioniche all'interno del pronao.
• l'Heraion alla foce del Sele, antico santuario extramurario dedicato alla dea Hera.
Il museo della zona archeologica mostra un'importante collezione di antichi oggetti greci dell'Italia meridionale. Sono esposti pezzi derivati dai ritrovamenti dei dintorni di Paestum, in primo luogo i corredi funebri provenienti dalle necropoli greche e lucane. Tra questi molti vasi, armi e dipinti.
I più importanti sono i dipinti provenienti dalla celebre Tomba del tuffatore (480-470 a.C.), unici esempi di pittura greca di età classica e della Magna Grecia, che interpretano la transizione dalla vita al regno dei morti, come un salto del tuffatore nell'acqua.
Notevole per importanza è anche il ciclo di tombe affrescate appartenente al periodo lucano della città.
VELIA
Elea (greco: Ελαία), denominata in epoca romana Velia, è un'antica città della Magna Grecia. L'area archeologica si trova nel comune di Ascea, all'interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.Gli scavi,non lontani da Ascea Marina, sono visitabili tutti i giorni. Dell'antica città restano l'Area Portuale, Porta Marina, Porta Rosa, le Terme Ellenistiche e le Terme romane, l'Agorà, l'Acropoli, il Quartiere Meridionale e il Quartiere Arcaico.La città è sita sulla Costiera Cilentana, non lontana da Vallo della Lucania, circa 90 km a sud di Salerno.La pianura a nord della città antica è solcata dal fiume Alento e dal suo affluente di sinistra, il Palistro, in passato dotato di autonomo sbocco in mare.Tra i motivi che fanno di Velia un patrimonio dell'umanità va sicuramente menzionata la scuola eleatica, una scuola filosofica che ha potuto vantare, fra i suoi esponenti, Parmenide, Zenone di Elea, Melisso di Samo e Senofane di Colofone.
Se sarà possibile si visiteranno anche i seguenti siti:
NOVI VELIA
Novi Velia è un insediamento posto a 648 m s.l.m. nell'alta valle del torrente Badolato, lungo la Strada Provinciale che da Vallo della Lucania (distante 3 km) porta al monte Gelbison (1705 m s.l.m.) ed al suo santuario (a circa 7 km). Dista 7 km da Ceraso, 5 da Cannalonga e 92 da Salerno.
Novi (nel Medioevo Noves o Nobes e Noe) si formò in epoca bizantina sui resti di un'antica fortezza enotria che era stata rafforzata dai greci di Velia per il controllo della chora velina.Fu sede del feudo normanno detto "di Novi" e comprendente Cinque terre.Nel XIII secolo era feudo della famiglia Della Magna (o de Alemagnia), di chiare origini germaniche: Gisulfo della Magna fu giustiziere della Terra di Lavoro ai tempi di Federico II, nel 1242.Novi divenne poi capoluogo dello "Stato di Novi", comprendente 13 casali Di grande interesse la Chiesa parrocchiale di Santa Maria dei Longobardi (o dei Lombardi), di origine medievale, rifatta in età barocca. Conserva una tavola, già attribuita ad un valido allievo di Andrea da Salerno,e il polittico del 1540 di Giovan Filippo Criscuolo (Adorazione dei magi e santi) che adorna il presbiterio. Numerose statue e dipinti di varie epoche, veri capolavori provenienti anche da cappelle andate perdute come quella di San Nicola di Mira, statua lignea dorata (sec. XVI-XVII) dal rione Cafasso e Santa Margherita di Antiochia, stessa epoca, dal rione Barri. La tavola di Cristoforo Faffeo sec. XV con l'Adorazione del Bambino Gesù (Presepe).
SANTUARIO DI GELBISON
Il Santuario della Madonna del Sacro Monte o della Madonna di Novi Velia, sorge sul luogo di un antico luogo sacro pagano sulla sommità del Monte Gelbison (1706 m). Probabilmente gli Enotri eressero un tempio ad una loro divinità, in seguito identificata con Era. Il sito era ben noto ai Saraceni installatisi ad Agropoli: infatti il nome Gelbison deriva dall'arabo e significa Monte dell'Idolo. È meta di pellegrinaggi fin dal XIV secolo; dalla terrazza della canonica si gode uno splendido panorama sul Cilento e sul Vallo di Diano. Chiesa dell'Annunziata.
LA CERTOSA DI PADULA
La Certosa di San Lorenzo, conosciuta anche come Certosa di Padula, è la più grande certosa in Italia, nonché tra le più famose, ed è situata a Padula, nel Vallo di Diano, in Provincia di Salerno. Nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO
La certosa fu fondata da Tommaso Sanseverino nel 1306 sul sito di un esistente cenobio ed è dedicata a San Lorenzo. La sua struttura richiama l'immagine della graticola sulla quale il santo fu bruciato vivo. La storia dell'edificio copre un periodo di circa 450 anni. La parte principale della Certosa è in stile Barocco ed occupa una superficie di 50.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze. Il monastero ha il più grande chiostro del mondo (circa 12.000 m²) ed è contornato da 84 colonne.
Una grande scala a chiocciola, in marmo bianco, porta alla grande biblioteca del convento. Secondo la regola certosina che predica il lavoro e la contemplazione, nella Certosa esistono posti diversi per la loro attuazione: il tranquillo chiostro, la biblioteca con il pavimento ricoperto da mattonelle in ceramica di Vietri sul Mare, la Cappella decorata con preziosi marmi, la grande cucina dove, la leggenda narra, fu preparata una frittata di 1.000 uova per Carlo V, le grandi cantine con le enormi botti, le lavanderie ed i campi limitrofi dove venivano coltivati i frutti della terra per il sostentamento dei monaci oltre che per la commercializzazione con l'esterno. I monaci producevano, vino, olio di oliva, frutta ed ortaggi.
Oggi la Certosa ospita il museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, che raccoglie una collezione di reperti provenienti dagli scavi delle necropoli di Sala Consilina e di Padula. Questo museo copre un periodo che va dalla preistoria all'età ellenistica.