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Beatrice Pediconi 9' / Unlimited

C’è mistero e stupore nell’opera di Beatrice Pediconi, e nel suo gesto capacità generatrice e attitudine ad accogliere l’imprevisto: avanzare e ritirarsi, agire e percepire. Un’evidenza di come sia possibile fare un altro tipo di pittura, pittura “mutante” non sulla tela, ma nell’acqua, con esiti solo parzialmente controllabili dall’artista.

Dal ciclo Corpi Sottili, scritture realizzate con inchiostri nel 2006, alla serie blu degli Untitled, in cui l’artista impiega polveri e gesso nel 2009, fino alle sperimentazioni con materiali organici di Red nel 2011: il suo percorso di incontro/sposalizio con l’acqua è sempre più fertile e in continua crescita. Un percorso che vuole coniugare l’osservazione scientifica dei comportamenti dei materiali e la capacità di riprodurli con la libertà creativa in cui l’immagine viene spostata su un piano percettivo differente da quello a cui ci ha abituato la pittura tradizionale. Un percorso in cui la fragilità della visione e la trasformazione costituiscono l’aspetto fondante della sua ricerca.
 
Il nuovo lavoro realizzato per la Collezione Maramotti dal titolo 9’/ Unlimited costituisce un ulteriore sviluppo in cui l’artista si misura non soltanto con l’uso della polaroid o con scatti di grande formato realizzati con banco ottico durante un vero e proprio processo performativo di sapore alchemico e il suo potenziale congelamento fotografico, ma realizza un ambiente, un luogo che diviene una sorta di navicella che accoglie il visitatore. Ma anche bozzolo in cui fili di immagini in movimento si srotolano lungo le pareti dalla stanza verso “l’incontenibile” e conducono lo spettatore in altri territori possibili. Si ondeggia in un firmamento di pigmento e di vuoti che si combinano in accelerazioni e decelerazioni improvvise creando partiture formali sempre diverse: immagini in “battere e in levare”, in un silenzio siderale in cui la forma diviene portatrice della musica interna all’universo.

La mostra si accompagna ad un libro d’artista che accoglie il flusso di immagini (polaroid e still del video) dell’artista in dialogo con tre preziosi interventi: un Haiku della poetessa giapponese Momoko Kuroda, un musical score del compositore romano Lucio Gregoretti e una misterica formula chimica di Andrew Lerwill, ingegnere inglese in scienze della conservazione. Queste collaborazioni costituiscono veri e propri intrecci linguistici in cui poesia, musica, chimica e arti visive amplificano vicendevolmente il mistero di questa esplorazione/contemplazione. (www.collezionemaramotti.org)
 
Altre informazioni utili: 

Ingresso libero.