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Amore e Psiche. La favola dell'anima

Dopo il successo di pubblico e critica riscontrato a Mantova, arriva a Monza dal 24 gennaio al 4 maggio 2014, uno dei principali appuntamenti espositivi del 2013: la mostra “Amore e Psiche. La favola dell’anima”. L’iniziativa, curata da Elena Fontanella, organizzata dalla Fondazione DNArt in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, approfondisce la favola di Apuleio grazie a capolavori archeologici della Magna Grecia e dell’arte romana, per arrivare a Tiepolo, Tintoretto, Auguste Rodin e Salvador Dalì. La tappa monzese permetterà il confronto con la Rotonda dell’Appiani, edificio realizzato da Giuseppe Piermarini nel complesso della Villa Reale che conserva all’interno gli affreschi di Andrea Appiani del 1791 che rappresentano proprio i vari episodi della favola narrata nell’asino d’oro di Apuleio.

AMORE E PSICHE. Una particolare attenzione va posta sul simbolo della mostra, il gesso di Amore e Psiche di Antonio Canova, di proprietà della Veneto Banca, che costituisce il modello per la realizzazione delle note sculture conservate al Louvre di Parigi e all’Hermitage di San Pietroburgo. L’opera rappresenta una riflessione filosofica sul concetto di anima espresso dalla farfalla che Psiche appoggia sulle mani di Amore, il modellato ricorda l’idealità formale delle sculture antiche che Canova riesce a rendere moderne nell’ideazione e nell’iconografia.

LA REGGIA DI MONZA. Il progetto acquista a Monza un ulteriore valore simbolico perché proprio nella Reggia di Monza si trova la Rotonda dell’Appiani. Costruita nel 1790 dal Piermarini, la Rotonda è l'unico elemento architettonico di forma circolare presente in questa struttura rigidamente lineare e squadrata. L’architetto folignate la concepì come una specie di dépendance scenografica dove l'Arciduca Ferdinando d’Asburgo potesse intrattenere gli ospiti e stupirli, mostrando delle porte che sparivano o delle fontane che zampillavano a suon di musica, facendo inoltre apprezzare le favolose piante esotiche fatte giungere da ogni parte del mondo.
 
 
IL MITO SENZA TEMPO DI AMORE E PSICHE
(Estratto dal numero di aprile di Touring – Il nostro modo di viaggiare)
 
Una favola, certo. Una favola scritta nel II secolo d.C alle porte di Cartagine, che tuttavia racconta una storia in cui ancora ci si può identificare e di cui ogni elemento appare chiaro. Il mito è quello di Amore e Psiche, di Apuleio (124-170 ca): Cupido, figlio della dea Venere, s’innamora dell’umana Psiche, giovane donna di una bellezza «fuori dal comune, come la grazia di un fiore intatto» e non
obbedisce alla madre che, invidiosa di tanta meraviglia, chiede a
Cupido di rapirla e ucciderla. Lui la nasconde nella sua «preziosa reggia» senza però rivelarle la sua identità, volendola trovare solo tra le sue braccia nel letto e nel buio della notte. Un amore impossibile, reso tale non solo da Venere e dal fatto che Psiche fosse umana, ma anche dalle sorelle della ragazza, che la odiano gelose di tanta bellezza. Ispirazioni, ruoli, sfumature, letture: tanti sono gli spunti che una favola del genere suscita allora come oggi, al punto che Amore e Psiche diventa il tema della mostra alla Villa Reale di Monza: una quindicina di opere di ogni secolo e di artisti di ogni genere, oltre a numerosi reperti archeologici.
Dall’Orologio molle di Dalí (1984) alla meravigliosa Danaide in bronzo di Rodin (1885), fino al gesso dell’Amore e Psiche di Canova e, a sorpresa, a conclusione della mostra, alla fusione tra contenitore (la Villa) e contenuto (la favola) nella Rotonda di Villa Reale, raccontata negli affreschi di Andrea Appiani proprio sulle pareti della Rotonda. Nel percorso s’incontrano anche meraviglie come il Bacco e Cerere di Tiepolo, o la Donna che cammina di Giacometti e numerosi pinax, diademi, statuette provenienti da diversi musei archeologici. Tutte queste opere sono valorizzate dall’allestimento, a cura di Elena Fontanella, che crea un percorso al buio, in cui spuntano i diversi lavori illuminati e accostati in modo estremamente consapevole tra le varie epoche e le fasi del mito.
(Marta Calcagno Baldini)
 

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