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A settant’anni dalla liberazione di Auschwitz una mostra su Primo Levi

Torino rende omaggio a Primo Levi con la mostra “I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza” allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 22 gennaio al 6 aprile.
La mostra è promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi in occasione del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz che coincide con il Giorno della memoria, dove fu prigioniero, e nell'anno di pubblicazione dell'edizione completa in inglese in tre volumi delle sue opere, presso la Norton Liveright, consacrazione a livello internazionale dell'autore, unico italiano contemporaneo ad avere avuto tale riconoscimento.
 
Centrale è la descrizione del contributo straordinario che, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, lo scrittore ha dato alla conoscenza di Auschwitz e dei Lager. 
“I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza” offre uno sguardo più articolato sull'autore come le idee di Primo Levi a proposito della scrittura espresse direttamente attraverso la sua voce in numerose interviste spesso inedite, la sua attività di chimico, illustrata per mezzo di strumenti d’epoca concessi dal Museo dell’Università di Torino, le sue prove di scultore in filo di rame proposte per la prima volta al pubblico, l’intreccio fra i tanti aspetti di una personalità multiforme mostrati in una successione di momenti espositivi di impianto nuovo e originale.
 
La mostra, suddivisa in sei sezioni, offre al visitatore l’occasione di penetrare per il tramite di immagini e parole in ognuno di quei mondi e di conoscere la personalità multiforme di Primo Levi: la sua inesauribile curiosità per l’animo umano, il suo sguardo spesso ironico e la sua inesausta ricerca del dialogo soprattutto con i più giovani.
 
Nato a Torino il 31 luglio 1919  da una famiglia di origini ebraiche, Primo Levi si laure con lode in chimica nel 1941 nonostante l’entrata in vigore delle leggi razziali. Dopo l'8 settembre 1943 si rifugia in montagna unendosi a un nucleo partigiano operante in Valle d'Aosta e, poco dopo, viene arrestato dalla milizia fascista. Interrogato, preferisce dichiararsi ebreo piuttosto che partigiano e per questo viene trasferito nel campo di Fossoli prima e, il 22 febbraio 1944, al campo di sterminio di Auschwitz in Polonia insieme ad altre 650 ebrei. Registrato con il numero 174.517 e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, rimane nel lager fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa il 27 gennaio 1945.
 

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