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50° Ciclo di Rappresentazioni Classiche al teatro Greco di Siracusa

Le immortali opere di Eschilo e Aristofane rivivono nell’incantevole scenario del teatro Greco di Siracusa con l’apertura del “50° Ciclo di rappresentazioni classiche” dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Gli oscuri presagi e le maledizioni, la vendetta e l’assassinio cantati da Eschilo ma anche la commedia di Aristofane che si prende gioco della giustizia e del potere, tutto questo andrà in scena ne: l’ “Agamennone”, nel “Coefore/Eumenidi” e ne “Le Vespe”,  in programma dal 9 maggio al 22 giugno.
 
BIGLIETTO RIDOTTO PER I SOCI TOURING CLUB
(Ad esclusione dei settori A-B-C-D nei giorni di venerdì e sabato. Lo sconto è valido per il socio + un accompagnatore)
Per usufruire dello sconto al socio Touring Club basterà prenotare inviando tutti i suoi dati e la copia della tessera all’indirizzo biglietteria@indafondazione.org, per permettere agli organizzatori di bloccare i posti e indicare la modalità di pagamento. I biglietti potranno poi essere ritirati il giorno stesso dello spettacolo in biglietteria.
 
MAGGIO (inizio spettacoli h. 18,45)
 
09 venerdì: Agamennone
10 sabato: Coefore/Eumenidi
11 domenica: Le Vespe
12 lunedì: Agamennone
13 martedì: Coefore/Eumenidi
14 mercoledì: Le Vespe
15 giovedì: Agamennone
16 venerdì: Coefore/Eumenidi
17 sabato: Le Vespe
18 domenica: Agamennone
19 lunedì: Coefore/Eumenidi
20 martedì: Le Vespe
21 mercoledì: Agamennone
22 giovedì: Coefore/Eumenidi
23 venerdì: Le Vespe
24 sabato: Agamennone
25 domenica: Coefore/Eumenidi
26 lunedì: Le Vespe
27 martedì: Agamennone
28 mercoledì: Coefore/Eumenidi
29 giovedì: Le Vespe
30 venerdì: Agamennone
31 sabato: Coefore/Eumenidi
 
GIUGNO (inizio spettacoli h. 19,00)

01 domenica: Le Vespe
02 lunedì: Agamennone
03 martedì: Coefore/Eumenidi
04 mercoledì: Le Vespe
05 giovedì: Agamennone
06 venerdì: Coefore/Eumenidi
07 sabato: Le Vespe
08 domenica: Agamennone
09 lunedì: Coefore/Eumenidi
10 martedì: Le Vespe
11 mercoledì: Agamennone
12 giovedì: Coefore/Eumenidi
13 venerdì: Le Vespe
14 sabato: Agamennone
15 domenica: Coefore/Eumenidi
16 lunedì: Le Vespe
17 martedì: Agamennone
18 mercoledì: Coefore/Eumenidi
19 giovedì: Le Vespe
20 venerdì: Agamennone
21 sabato: Coefore/Eumenidi
22 domenica: Le Vespe
 
LE OPERE
 
AGAMENNONE (Eschilo). Ad Argo, sul tetto della reggia degli Atridi, una sentinella attende da anni il segnale di fuoco che deve annunciare la presa di Troia. Finalmente il fuoco appare dalle vette dei monti: Troia è caduta e la sentinella ne porta notizia alla regina Clitemnestra. Il Coro dei vecchi argivi esulta, ma le espressioni di gioia per la fine dell’annosa guerra sono venate di toni angosciosi, agitate da oscuri presagi.
Annunciato dall’araldo, Agamennone vittorioso torna alla reggia su un carro: accanto a lui è la concubina Cassandra, la figlia di Priamo sua preda di guerra. Clitemnestra lo accoglie, esultante. Dopo un lungo e animato dialogo con lo sposo, reduce dopo dieci anni di assenza, Agamennone entra nel palazzo, accettando di percorrere il sentiero tracciato dalla corsia di preziosa porpora rossa che Clitemnestra gli impone di calpestare. Rimane sulla scena Cassandra che, in preda al delirio profetico, è scossa dalle visioni di tutti i delitti, passati e futuri, che insanguinano la casa degli Atridi: la sventurata figlia di Priamo entra infine in scena e predice al Coro, sconvolto e incredulo, la sua propria morte, l’uccisione imminente del re per mano della regina, e quella futura di Clitemnestra (e del suo amante Egisto) per mano del figlio Oreste.
Dall’interno della reggia si odono le grida di Agamennone, colpito a morte da Clitemnestra che irretisce lo sposo in un rito di macabra accoglienza e poi lo finisce con le sue stesse mani, colpendolo con la spada: la morte di Agamennone è anche una vendetta per il sacrificio di Ifigenia, la figlia prediletta sacrificata dal padre all’inizio della spedizione perché i venti spirassero propizi e consentissero alle navi degli Achei di salpare per Troia.
Appare sulla porta della reggia Clitemnestra, dritta dinanzi ai cadaveri di Agamennone e Cassandra. Alle accuse del Coro che condanna la regina per l’uccisione dello sposo, Clitemnestra risponde rivendicando la giustizia del suo delitto, ultimo capitolo della sanguinosa maledizione che incatena da generazione la casata regale. Esce dal palazzo anche Egisto, figlio di Tieste che era stato vittima della crudeltà di Atreo, e rivendica un suo ruolo nel regicidio e le sue pretese sul trono di Argo: il Coro sbeffeggia l’arroganza e la boriosa prepotenza del vile Egisto, “donnicciola” che non ha saputo affrontare il cugino Agamennone ma ha lasciato alla regina il ruolo di protagonista nella progettazione e nell’esecuzione del piano omicida. L’intervento di Clitemnestra impedisce la colluttazione delle guardie di Egisto con il Coro dei vecchi argivi. “Basta sangue. Governeremo, insieme, da re” – queste le ultime parole di Clitemnestra, che si ritira nella reggia con a fianco il suo imbelle amante.
 
COEFORE/EUMENIDI (Eschilo)
. Al centro della scena è la tomba di Agamennone. Oreste, che era stato allontanato dal Palazzo, ritorna in patria accompagnato dall’amico Pilade e, mentre fa sosta alla tomba del padre, vede avanzare un corteo di schiave troiane che portano libagioni funebri (le Coefore): fra loro identifica la sorella Elettra. La processione è stata inviata alla tomba da Clitemnestra, atterrita da un incubo oscuro e terribile. Elettra dapprima non riconosce il fratello, ma superati i dubbi e le paure, avviene il riconoscimento e il ricongiungimento dei due figli di Agamennone. Ora è il momento di mettere in atto la vendetta: in un coinvolgente corale le voci dei fratelli e del Coro si alternano, a invocare lo spirito del morto perché li aiuti nel loro sanguinoso progetto.
Oreste e Pilade si presentano alla reggia fingendosi stranieri e portano alla Regina il falso annuncio della morte di Oreste: alla notizia, Clitemnestra maledice la sorte implacabile che perseguita la casa degli Atridi e che ha colpito anche il figlio che – dice – aveva allontanato per metterlo in salvo. Invita quindi gli ospiti a entrare nella reggia e manda a chiamare Egisto.
Il cerchio si stringe, il piano sta per giungere a compimento: grazie a un intervento del Coro e alla complicità della Nutrice, Egisto giunge solo, senza scorta di armati e, entrato nel palazzo, viene ucciso da Oreste e Pilade. Accorre Clitennestra. Oreste avanza con la spada in pugno e dopo una intensa scena in cui esita di fronte alle parole e alle invocazioni di pietà di Clitemnestra, il figlio uccide la madre. Dinanzi ai due cadaveri Oreste che, giustifica il doppio delitto che ha vendicato la morte del padre e del re. Ma subito appaiono le Erinni, le terribili dee vendicatrici, che lo perseguitano per il sangue versato nel matricidio. Oreste esce di scena, in fuga verso il santuario di Apollo, il “suo” dio.
Il terzo atto della trilogia si apre sulla scena di Delfi. La sacerdotessa Pizia è inorridita dalla terribile visione di Oreste che si è rifugiato nel recinto sacro di Apollo, e della schiera ripugnante di Erinni che, dopo aver rincorso il matricida per tutta la Grecia, ora, addormentate, fanno cerchio intorno a lui. Appare in scena Apollo che esorta il figlio di Agamennone a sottrarsi alle Erinni persecutrici, riprendendo la sua fuga in direzione di Atene. In scena compare l’Ombra di Clitemnestra che sveglia le Erinni e sprona, ed eccita “le sue cagne” a rimettersi in caccia, a non lasciarsi sfuggire la preda.
Con un sorprendente cambio di scenario, nell’atto successivo la scena del dramma è ora ad Atene. Oreste è giunto sull’Acropoli e si rifugia, come supplice, presso la statua della dea Atena. Rientrano in scena le Erinni che, fiutando la traccia di sangue del matricida, lo raggiungono, lo accerchiano, lo minacciano. Entra in scena Atena e, ascoltate le accuse delle Erinni e la difesa di Oreste, decide di rimettere il giudizio a un tribunale di cittadini ateniesi che lei stessa istituisce: l’Areopago. Alla fine di un aspro e vivace dibattimento giudiziario nel quale le parti espongono le proprie ragioni, il processo si conclude con una solenne votazione dei cittadini: i voti sono alla pari, ma Oreste è assolto grazie al voto favorevole di Atena che gioca il suo voto decisivo a favore del matricida.
Le Erinni, inasprite dal verdetto, minacciano gravi ritorsioni contro la città: ma vengono sedotte e poi placate dalla dea, la quale assicura loro un culto e onori nella città di Atene. Le divinità della vendetta, divenute “Eumenidi” – benevole protettrici della città – escono di scena accompagnate dal popolo in festa verso la nuova dimora sotterranea destinata al loro culto.
 
LE VESPE (ARISTOFANE). Il vecchio Filocleone ha la mania di partecipare ai processi come giudice popolare. Il figlio Bdelicleone, per evitare che il vecchio possa correre in tribunale e trascorrere lì tutto il giorno, ha  deciso di rinchiuderlo in casa. Filocleone, aiutato dai suoi compagni di tribunale, tenta invano la fuga. Il figlio tenta di convincerli che il grande potere che essi credono di esercitare è in realtà una mistificazione: i giudici popolari sono solo uno strumento nelle mani di chi esercita il potere.
La voglia di Filocleone di assistere a un processo è tale che Bdelicleone, per accontentarlo, inventa un grottesco giudizio in casa propria: l’imputato è un cane, reo di aver mangiato un pezzo di formaggio. Filocleone è propenso a condannarlo, ma il figlio con l’inganno lo induce a mettere il proprio voto nell’urna dell’assoluzione. Il cane viene così assolto e il vecchio, sconvolto dall’inaspettata conclusione del giudizio, decide finalmente di smetterla con i processi. Bdelicleone allora introduce  il padre alla vita mondana e a questo scopo lo conduce a un simposio, dove però il vecchio si comporta in modo inqualificabile, insultando i convitati e sottraendo loro un’avvenente flautista. Rischierebbe di scoppiare una rissa, ma tutto si aggiusta e alla fine i convitati escono di scena in corteo tra salti e piroette.
 

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