La corte di monsignore
È vissuto sotto il segno del bello, in tutte le sue sfumature, ma ha lasciato una situazione patrimoniale disastrosa. Già, perché il cardinale Giambattista Pallotta, legato alla sfera della famiglia Barberini, ha fatto della sua dimora a Caldarola, nel cuore delle Marche, una corte in grado di tenere il passo con Roma, arricchendola con una pinacoteca di prim’ordine. Che grazie a una mostra, allestita fino al 12 novembre, è rientrata quasi per intero nelle stesse sale del XVII secolo. I nomi? Tutti i protagonisti della ribalta artistica seicentesca: da Caravaggio a Guido Reni, Guercino e Mattia Preti, che figurano in una collezione plasmata secondo i gusti di un uomo dalla cultura profonda e ricercata. Pur avendo la passione per i pittori emiliani, Carracci in testa, che guardano al classicismo con una sensibilità di volta in volta diversa, il Pallotta accoglie anche l’iconografia cruda e le novità rivoluzionarie di Caravaggio, le idee precocemente barocche di Giovanni Lanfranco e l’eclettismo di Carlo Maratta.
La rassegna di Caldarola non si limita però a ricostruire una raccolta sia pure straordinaria, di ampio respiro, che prima di essere smembrata contava più di cinquanta pezzi, ma restituisce anche il clima, l’atmosfera, il fasto che si respiravano nel palazzo del porporato, dove hanno trovato alloggio ospiti come la regina Cristina di Svezia e il principe Casimiro di Polonia. E poi naturalmente i cardinali Barberini e i tanti amici o pellegrini di rango che viaggiavano tra Roma e Loreto.
Ultima nota, dietro alla mostra ci sono un’imponente campagna di restauri, la collaborazione di gallerie pubbliche e private di tutta Italia e una ricerca d’archivio che si è svolta tra Catania, Roma, Caldarola e Bologna.
INGRESSO
- Intero: 7€
- Soci Tci: 5€