Lo Sferisterio è simbolo cittadino e luogo di spettacoli. Ma nel signorile tessuto urbano spiccano numerosi importanti monumenti. Cucina e vini tutti da scoprire.
I Cinesi lo conobbero come Li Matò e accolsero il suo trattato di filosofia morale, scritto in purissimo mandarino, fra i loro `classici'. È il maceratese Matteo Ricci, dotto padre gesuita, che lasciò l'Italia a ventisei anni per le missioni d'Oriente e fu il primo dell'ordine a essere ammesso alla corte imperiale dei Ming. Quando morì a Pechino nel 1610, si contavano in Cina trecento chiese cristiane e la sua lontana città, che aveva lasciato da più di trent'anni, cominciava soltanto, fra i dolci colli della dorsale che divide le valli del Potenza e del Chienti, a poco più di una ventina di chilometri dalla sponda adriatica, ad assumere, nella cerchia delle mura ancor quasi nuove, il volto di misurata dignità che tuttora la distingue. Il tessuto urbano del centro antico è infatti tutto realizzato nell'arco dei sec. XVI-XIX, traendo dalla terra una moderata, solida ricchezza, dal legame con Roma gli stimoli culturali, dal circostante paesaggio, forse, o da nativi umori la garbata signorilità.
Storia sviluppo urbano:
La città madre, la Helvia Rìcina romana, stava c. 4 km a nord e un paio di centinaia di metri più in basso, nella valle del Potenza. Quando fu distrutta nel sec.v o vi, i profughi cercarono nuove sedi più in alto, appunto sulle colline dov'è ora Macerata (e anche dall'altro lato della valle, a Recanati, che in linea d'aria è a meno di 15 km). Il nome ricorderebbe l'origine, potendo essere da maceriae, i materiali da costruzione ricuperati dall'antica per la nuova città (ma altri optano per una derivazione da macera, la fossa dove si ponevano lino e canapa a macerare). Il Comune si costituì nel 1138; il primo palazzo del Comune è del 1286, quattro anni dopo inizia la sua vita lo studium legum, antenato dell'università (la cui bolla di costituzione è del 1540), ma il riconoscimento ufficiale di città, insieme al vescovado, si ebbe solo nel 1320, da Giovanni XXII, papa avignonese. Il Comune aveva oscillato tra la parte ghibellina e quella guelfa, la Chiesa infine aveva prevalso, pur coi legami allentati, propri dell'epoca: Macerata si reggeva secondo i suoi statuti, il più antico dei quali è del 1268. I sec. xive xv videro momenti di governo signorile con i Mulucci (1326-55), i da Varano di Camerino (dal 1385 in varie riprese), Francesco Sforza (1433). Ritornata alla Chiesa nel 1445, che ne fece sede della legazione della Marca, la città visse per una lunga stagione appartata. Subito faceva erigere (1447) sullo sperone orientale del colle, per voto del Comune, la cappelletta che nei secoli divenne il santuario della Madonna della Misericordia. La Loggia dei Mercanti, sulla piazza che è da sempre il cuore della città, venne su al principio del '500. Un'opera tardorinascimentale, S. Maria delle Vergini, fu costruita fuori porta, sul luogo dove nel 1548 - come si disse - era apparsa la Madonna. Le mura che, come trapezio allungato da ponente a levante, sovrastano la passeggiata dei viali dai molti panorami erano state compiute tra i sec. xv e xvi; all'unitario ambiente urbano s'aggiungevano una dopo l'altra le molte tessere e si continuerà, avendo cominciato nel '500 fino ai primi decenni dell'800 (il teatro settecentesco, sempre sulla piazza, è di Antonio Bibiena, al santuario della Misericordia lavora Vanvitelli, Valadier al palazzo Ugolini). Ma declinando il sec. xviiila storia si era risvegliata: come dicono le lapidi, il settecentesco palazzo Torri ospitò il generale Bonaparte prima del trattato di Tolentino e il Murat prima della battaglia del 1815, ancora a Tolentino, in cui gli austriaci frantumarono il suo tentativo disperato di salvare il trono unendo l'Italia con il celebre proclama di Rimini, divulgato il 30 marzo; nel 1799 i Francesi avevano bombardato e saccheggiato la città e l'avevano occupata ancora nel 1808. Passata la bufera, cento munifici maceratesi si misero insieme per far costruire una degna, neoclassica sede per "il gioco del pallone al bracciale", lo Sferisterio (1820-29). Nel primo censimento dopo l'Unità (1861), la città registrava un po' meno di ventimila abitanti; poi si è allargata nei quartieri moderni.