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Milano

localita

(Milano)

Il Duomo dei Visconti e il Castello degli Sforza, il maggior teatro lirico d'Europa, Leonardo Michelangelo Caravaggio e Raffaello convivono con i primi grattacieli italiani, i centri della finanza, il design del miglior "made in Italy", la moda di Montenapoleone.


Attiva, generosa, all'avanguardia; la città ama sintetizzare in queste o equivalenti aggettivazioni la sua rilevanza economica, la capacità di proiezione internazionale, il respiro di metropoli. È la seconda città d'Italia e le si aggiunge quotidianamente, per motivi di lavoro, l'equivalente di un quinto della sua popolazione. Concentra attività prevalentemente direttive, commerciali, finanziarie: servizi terziari superiori, in misura ineguagliata in Italia. Il suo leggendario teatro lirico - il `dato' milanese più noto fuori dei confini nazionali - non ne esaurisce l'universo culturale; solo il troppo vasto contesto urbano e il prevalere degli affari, non la quantità o la qualità delle opere, impediscono di definirla città d'arte.


Storia sviluppo urbano:
"Cerchia dei Navigli" e "mura spagnole" o "bastioni" sono tuttora a Milano espressioni di uso frequente e di preciso significato topografico; indicano gli anelli viari concentrici nel tessuto urbano, prevalentemente fatto di strade che si dispongono in guisa di raggi di ruota, a partire dalla piazza del Duomo; tuttavia i Navigli, o canali, della cerchia sono totalmente interrati e dei "bastioni" spagnoli attorno ai quali fu disegnata la circonvallazione non rimangono che insignificanti frammenti. Mediolanum, il nome antico, è la latinizzazione di una voce celtica che significherebbe "luogo di mezzo"; ai celti, o più esattamente agli insubri, si deve l'origine dell'insediamento nel quadro della migrazione gallica nella pianura padana degli anni 388-386 a.C. La conquista romana è del 222 a.C. ma la città, nel mondo antico, fu notevole in tarda età imperiale quando, seconda solo a Roma in Occidente, per la riforma dioclezianea, venne designata a residenza di uno degli 'augusti' (Massimiano, dal 292); già rozzamente quadrata, con 700 m di lato e il Foro in corrispondenza della piazza S. Sepolcro, raddoppiò allora di dimensioni. Le basiliche paleocristiane fondate secondo la tradizione da S. Ambrogio (l'editto di tolleranza religiosa di Costantino, 313, era stato emanato a Milano; Ambrogio, già funzionario imperiale, fu eletto plebiscitariamente vescovo dal popolo nel 374) erano peraltro tutte fuori le mura: basilica Martyrum(poi S. Ambrogio), basilica Apostolorum (S. Nazaro), basilica Prophetarum (S. Dionigi, demolita nel 1783), basilica Virginum (S. Simpliciano). Onorio trasferì la residenza imperiale a Ravenna (402); quando il longobardo Alboino entrò a Milano umiliata, nel 569, vescovo, clero e l'aristocrazia senatoria ripararono a Genova per settant'anni (il toponimo Cordusio è un ricordo di quel tempo: "curtis ducis", corte del duca, longobardo e poi franco); il secondo momento di Milano comincerà solo dopo il Mille. Assemblea e consolato, gli organismi comunali in cui si compongono armonicamente, quando avviene, e si potenziano le energie economiche e politiche della nobiltà urbana e dei ceti emergenti mercantili e artigianali, operano nel "brolo", ossia il giardino dell'arcivescovo (da cui Broletto, il nome dell'edificio rappresentativo del comune), promuovono l'espansione territoriale (Lodi, distrutta nel 1111; Como costretta alla resa nel 1127) e si pongono alla testa dell'autonomismo antimperiale padano (1162, Federico I Barbarossa fa smantellare le mura milanesi; 1167, si costituisce la Lega lombarda, presieduta dall'arcivescovo milanese Galdino; 1176, la Lega sconfigge gli imperiali a Legnano). Le mura, diroccate dal Barbarossa e immediatamente riparate, erano vecchie di solo un decennio, si stendevano per sei chilometri lungo quella che sarà poi la cerchia dei Navigli e constavano di un bastione di terra con palizzata e fossato; la progressiva sostituzione con muraglie merlate fu completata verso la metà del sec. xiv, nessun'altra città italiana all'epoca aveva un territorio più ampio protetto da fortificazione (gli archi di via Manzoni erano la porta Nuova). Il monumento che riassume lo spirito, innovativo anche artisticamente, dell'età comunale è S. Ambrogio romanico, ricostruzione dei sec. xi e xii della basilica Martyrum. Nella prima metà del '200 il podestà Oldrado da Tresseno costruì il Broletto Nuovo - al centro di una piazza allora chiusa da ogni lato - allontanando l'istituzione comunale dalla sede arcivescovile; di poco dopo è tuttavia la trasformazione signorile del governo cittadino. Furono signori dapprima i Della Torre, ma il loro partito, guelfo, fu vinto nel 1277 dal partito nobiliare e filoghibellino capeggiato dall'arcivescovo Ottone Visconti; il pronipote, Matteo Visconti, otteneva nel 1294 il titolo di vicario imperiale. Nel sec. xiv la signoria viscontea si affermò sulle città e i territori lombardi, piemontesi ed emiliani che economicamente gravitavano su Milano e l'apice si ebbe quando Gian Galeazzo (nel 1395 aveva comprato il titolo di duca, unico tra i signori italiani) estese i suoi domin_ su gran parte dell'Italia settentrionale e oltre l'Appennino: i retori di corte intravidero una futura corona regale, Venezia e Firenze ne temettero e combatterono il pericolo, l'uomo morì all'improvviso di peste (1402). Il figlio minore, Filippo Maria, che faticò a rimettere insieme una parte dei cocci del dominio paterno, fu l'ultimo duca dei Visconti. Il genero, Francesco Sforza, condottiero, ebbe il ducato (1450), dopo la nostalgica Aurea Repubblica Ambrosiana, aprendosi, con la pace di Lodi (1454), i pochi felici decenni dell''equilibrio' fra gli stati regionali italiani. Si continuava a lavorare alla costruzione del Duomo (Gian Galeazzo Visconti l'aveva fondato nel 1386), il Filarete poneva mano all'Ospedale Maggiore sui terreni donati dal duca e immaginava l'ideale città, umanistica, di Sforzinda, da tempo si era completato il singolare sistema dei Navigli. La città si avvicinava forse ai centomila abitanti e, secondo un cronista, "pareva che tutto fosse accomodato per la pace, e a non altro si attendeva che ad accumulare ricchezze, per le quali era aperta ogni via". Sullo scorcio del '400, la corte di Ludovico il Moro e di Beatrice d'Este, nel Castello (di porta Giovia, come allora si chiamava), aveva fama di essere la più splendida d'Italia; vi si incontravano Bramante, che aveva pensato il tiburio di S. Maria delle Grazie, e Leonardo che dipingeva il Cenacolo nel refettorio dell'attiguo convento. Per la florida agricoltura della 'Bassa' irrigua, la manifattura e i commerci transalpini, il ducato era la parte più ricca d'Italia, forse d'Europa. Poiché sua nonna era una Visconti, Luigi XII di Francia ne rivendicò il possesso - come il suo predecessore Carlo VIII qualche anno prima aveva fatto per il regno di Napoli - e mandò un esercito a conquistarlo (1499). Nei 36 anni seguenti, combattendosi per la preponderanza europea tra casa di Francia e Asburgo, la Lombardia, "chiave di tutta Italia", passò di mano più volte restando infine agli spagnoli (1535), che la tennero per 170 anni. Il tempo spagnolo è quello dei bastioni, cominciati intorno alla metà del secolo dal governatore Ferrante Gonzaga, della controffensiva del cattolicesimo tridentino (illustrata dal cardinale Carlo Borromeo, arcivescovo dal 1560 al 1584, e dal cugino Federico, personaggio manzoniano, che resse la diocesi dal 1595 al 1631), del manierismo e del barocco (l'Alessi costruì il palazzo del genovese Tomaso Marino banchiere di Carlo V, il Tibaldi iniziò la chiesa di S. Fedele dei Gesuiti). Nel corso della guerra di successione di Spagna, gli austriaci si sostituirono agli spagnoli (1706) e restarono, salvo gli anni napoleonici, fino al 1859: il '700 vide il periodo migliore. I funzionari italiani di Maria Teresa applicavano le riforme del dispotismo illuminato, i nobili milanesi pubblicavano Il Caffé, Beccaria scriveva Dei delitti e delle pene, il Parini insegnava alle Scuole Palatine, il Piermarini erigeva palazzi nobiliari e il Teatro alla Scala, dando alla città la garbata impronta neoclassica che Stendhal apprezzerà. Tra il 1796 e il 1814, coi francesi, la repubblica cisalpina (1797), la repubblica italiana (1802) e il regno d'Italia (1805; viceré Eugenio Beauharnais) si ebbero fermenti, illusioni, imposte pesanti, progetti urbanistici grandiosi, realizzati, in parte, dopo la restaurazione. Il secondo periodo austriaco vide gli anni del romanticismo (col Manzoni che scriveva I promessi sposi, Hayez che dipingeva quadri storici e ritratti di gentildonne, il melodramma alla Scala), l'omnibus a cavalli (1844), l'illuminazione a gas (1845), le prime stazioni ferroviarie (quella per Monza, 1840) e le Cinque Giornate (18-22 marzo 1848). La città, entro la cerchia dei Navigli, era tutta costruita, su tracciati tortuosamente medievali; Cattaneo annotava che era difficile trovarvi "una sola via dove una metà e più delle case non fosse in pochi anni rabbellita" (1842); tra la cerchia e i bastioni, case e conventi si allineavano nelle strade dirette alle porte con un gran verde di ortaglie dietro, i bastioni stessi, ridotti a terrapieno alberato, erano cinta daziaria e pubblico passeggio. Dopo l'unità d'Italia, la creazione di piazza del Duomo e della Galleria fece demolire un antico quartiere e impegnò per oltre un ventennio il 43% della spesa comunale. Il volto della metropoli in crescita - nel 1861 la città aveva 196 mila abitanti - nasce con vistosi rinnovamenti edilizi all'interno del perimetro delle mura spagnole e con operazioni di urbanizzazione di vario esito all'esterno (una delle prime fu quella sull'area del Lazzaretto quattrocentesco) e su questa doppia linea si procederà anche nel riparare alle distruzioni dei bombardamenti dell'agosto 1943 e nel far fronte ai flussi migratori connessi allo sviluppo postbellico. Il tessuto edilizio reca eterogeneamente il segno di tutte le stagioni architettoniche succedutesi, con opere degne che emergono dai rispettivi 'vernacoli': dall'eclettismo storicistico al liberty (Giuseppe Sommaruga), al 'novecentismo', al movimento razionalista, alle ricerche dell'architettura contemporanea (con i relativamente rari grattacieli, quali per esempio il Pirelli e la torre Velasca), mentre negli stessi decenni è fervido in città l'operare di dinamici movimenti artistici (divisionismo, futurismo, "Novecento", "Corrente", astrattismo) fino alle ricerche delle ultime generazioni.

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