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Sampierdarena

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Sampierdarena (GE)
Neanche Albaro poteva vantare una concentrazione così fitta di dimore suburbane, oggi disperse e un po’ smarrite nel moderno tessuto urbano della delegazione di Sampierdarena. Su tutte, spiccano le tre residenze dette Fortezza, Bellezza e Semplicità, allineate lungo l’asse di via Daste. È un istituto scolastico a occupare le ville Grimaldi (con ingresso al N. 14 di via Palazzo della Fortezza) e Imperiale Scassi (N. 3), edificate negli anni ’60 del secolo XVI riprendendo i modelli alessiani: la seconda custodisce affreschi di Giovanni Carlone. Più originale sotto il profilo architettonico appare la villa Sauli (N. 8), opera di Bernardino Cantone (1558-63): compromessa però, nella sua integrità, dalla ripartizione in appartamenti.
Poco rimane dei parchi, sacrificati alle esigenze viarie e all’espansione edilizia. Uniche eccezioni, il giardino – oggi pubblico – di villa Imperiale Scassi, a monte della trafficata via Cantore, e, ancora in via Daste, quello della cinquecentesca villa Doria (N. 7), annessa al complesso delle Madri Franzoniane.
Svoltando da via Daste a sinistra in via Giovanetti, si arriva alla chiesa di S. Maria della Cella, di fondazione medievale (1206-13). Un bombardamento del 1944 ha riportato alla luce i resti della cappella (riferibile al secolo VIII) citata nel titolo: secondo la tradizione, nel 725 avrebbe accolto le ceneri di sant’Agostino. Numerosi i rimaneggiamenti subiti dal tempio odierno, che al là della facciata neoclassica (1850) conserva l’impianto basilicale a tre navate; le tombe dei Doria alle pareti del presbiterio, eseguite a cavallo tra i secoli XVI-XVII da Taddeo Carlone e dalla sua bottega, ne ricordano il passato da chiesa gentilizia, ruolo mantenuto fino al 1797. Non mancano dipinti di pregio, quali S. Bernardo del Grechetto al quarto altare della navata destra e Madonna col Bambino e S. Giovannino sul primo di quella sinistra, opera di Luca Cambiaso (1562-65). Proseguendo verso il mare, si fiancheggia la villa Centurione «del Monastero» (fine secolo XVI), detta così perché costruita sulle rovine di un’abbazia benedettina del ’200.

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