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Torino

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Torino (TO)
Quando nel 218 a.C. l'esercito e gli elefanti di Annibale, superate le Alpi, arrivarono sulle sponde del Po, l'insediamento dei taurisci, o taurini, non era che un villaggio. Dovettero passare ancora due secoli prima che Augusta Taurinorum, fondata nel 28 a.C., potesse fregiarsi del titolo di città. Di quel rettangolo fortificato, nella Torino di oggi, non restano che le mura, le torri di porta Palatina e i ruderi del teatro, corona all'ingresso del Museo di Antichità. Ancora nel XIV secolo le mura romane cingevano un grosso borgo dall'aspetto alquanto rurale: solo a partire dalla fine del '400 si iniziarono a costruire chiese, monasteri e abitazioni a più piani e a procedere alla selciatura delle vie. Dopo la scelta di Emanuele Filiberto di stabilire a Torino la sede del ducato sabaudo (1563), quasi un secolo dopo, nel 1658 si avvia la ricostruzione di Palazzo Ducale e la riquadratura di piazza Castello, nuovi fulcri urbanistici della città. A partire dal 1619 viene realizzato, nell'arco di un secolo e in tre fasi distinte, un piano di consolidamento delle mura e di ampliamento dell'area cittadina. All'architetto ducale Carlo di Castellamonte sono affidati i lavori dell'espansione meridionale, culminati nell'apertura di piazza S. Carlo. Il figlio, Amedeo di Castellamonte, realizza il progetto del secondo ampliamento nella zona orientale, lungo l'asse di contrada di Po. All'inizio del XVIII secolo, conclusa la fortificazione della città, Filippo Juvarra, con i nuovi quartieri militari a ovest, porta Palazzo a nord e con altri interventi nel cuore storico del centro - su tutti, il rifacimento di palazzo Madama - completa il piano urbanistico che finalmente da a Torino un'immagine degna di competere con le altre capitali europee. Nel frattempo, l'incremento demografico spinge la popolazione a cercare residenza anche fuori dalle mura (borgo Po e borgo Dora). L'epoca napoleonica porta con se l'abbattimento della cinta muraria e l'apertura di grandi viali di circolazione esterna, nuovi ponti e progetti di ulteriori ampliamenti, eredità reinterpretate durante la Restaurazione con la costruzione delle grandi piazze (piazza Vittorio Veneto, piazza della Repubblica, piazza Carlo Felice) e con la costituzione del neoclassico borgo Nuovo. L'ampliamento della città nel settore occidentale di corso Vittorio Emanuele II, sulla base di un disegno urbanistico unitario e globale, caratterizza la seconda meta dell'800: la risistemazione della stazione ferroviaria di Porta Nuova, e la creazione di quella di Porta Susa, la realizzazione di grandi strutture di servizio, dalle carceri Nuove (1862-70) al mattatoio civico (1866-67), dal mercato del bestiame (1870-71) alle officine ferroviarie (1884). Il piano regolatore del 1908 definisce lo sviluppo borghese e industriale: mentre nel centro storico si avviano ristrutturazioni destinate a ospitare i luoghi di rappresentanza di banche e amministrazioni societarie (assetto ratificato negli anni Trenta con la radicale riedificazione di via Roma e dintorni secondo i canoni architettonici e spaziali del regime), lungo le vecchie direttrici di espansione si formano i borghi operai, le cosiddette 'barriere'. Il piano regolatore del 1959 legittima la struttura di città dell'industria, ma dopo neppure quarant'anni il successivo ordinamento di programmazione urbanistica (1995) dovrà fare i conti con la condizione postindustriale di una città ormai non più in crescita. I nuovi obiettivi diventano allora quelli della riqualificazione degli spazi urbani e della riconversione a favore di terziario e servizi di aree e strutture liberate dalle attività produttive. Nel decennio a cavallo del volgere del millennio Torino assiste a una straordinaria stagione di cambiamento, per molti versi analoga a quella che, nei secoli, ha caratterizzato l'evoluzione della sua immagine di città.

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