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Reggio nell´Emilia

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Reggio nell´Emilia (RE)
Città del Tricolore sui libri di storia (vi fu tenuto a battesimo, nel 1797, il vessillo della Repubblica Cispadana, antesignano della bandiera italiana), Reggio Emilia, o Reggio nell’Emilia, secondo la desueta denominazione ufficiale, è nel mondo celebre soprattutto per il modello codificato di approccio educativo alla prima infanzia e, parimenti, per la qualità della sua gastronomia e dei prodotti del territorio. Le vetrine che occhieggiano da sotto i portici e i mercati che si aprono nelle piazze del centro ricordano la vocazione alla buona tavola, espressione di un buon vivere permeato di istintiva socialità di cui è una traduzione storica anche l’antica tradizione cooperativistica reggiana. Egualmente nota è una creatività che si è espressa nel genio fecondo dell’Ariosto e del Boiardo come nella capacità diffusa di innovazione artigiana e manifatturiera. Meno familiare al grande pubblico, tuttavia, è il pur cospicuo patrimonio storico-artistico, che si esprime in un carattere vario e stratificato, in cui la trama complessiva della maglia urbana prevale sulla singola emergenza architettonica: si può leggere, a grandi linee, una Reggio medievale nel disegno del centro storico e una Reggio estense nei monumenti storici di maggior rilevanza; ma la visita all’interno della cerchia dei viali abbraccia d’un solo sguardo epoche diverse. I resti delle quattro porte medievali, incastonate nella cerchia a sviluppo esagonale delle mura – oggi ripianate a viali di circonvallazione – ci offrono una traduzione visiva della matrice storica di Reggio Emilia e del suo rapporto con il territorio: due si aprono sull’asse della via Emilia, dove la città è sorta, equidistante tra Parma e Modena nel rigoroso ordine dei presìdi romani, due sono a perpendicolo sull’asse nord-sud, a richiamare la funzione di cerniera e interscambio tra la pianura e la profonda fascia appenninica, che occupa i 3/5 del territorio della provincia e che sfuma fino a lambire i confini meridionali dell’abitato. Dentro l’esagono dei viali la città propone un nucleo storico di grande compattezza, rimasto fedele nel disegno alla geometria dell’impianto romano. Un nucleo rinchiuso a scrigno attorno quattro raccolte piazze centrali e ai passaggi che le raccordano, una trama urbana omogenea e preservata con cura, innervata dall’elegante prospettiva della via Emilia e appena più rarefatta nella porzione a nord, dove da riassetti ottocenteschi si è formato il quartiere dei musei, dei teatri, dei giardini pubblici. È un nucleo serrato al punto da inglobare lo stesso Duomo in una quinta di edifici affacciati su piazza Prampolini, cuore della città; e di cui si scopre progressivamente, percorrendolo a piedi, una varietà architettonica che mescola chiese di prevalente estetica barocca e rinascimentale, dimore ed edifici pubblici di linearità neoclassica, persistenze medievali di segno romanico o gotico. Una varietà a cui si è aggiunta una attenzione al contemporaneo che si esprime con le installazioni d’arte distribuite in luoghi storici della città, con la vitalità del cartellone di fotografia e danza, con le correnti d’avanguardia della Collezione Maramotti, con le arcuate e leggere architetture di Santiago Calatrava, le cui infrastrutture (i ponti allo svincolo autostradale, la stazione Mediopadana per l’alta velocità ferroviaria) sono apertura di Reggio Emilia al futuro, e benvenuto di carattere al viaggiatore.

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