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Modica

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Modica (RG)
Nelle tante definizioni che i viaggiatori del passato ne hanno dato, Mòdica è descritta come città strappata alla roccia, per le sue grotte, abitate sino ad alcuni decenni or sono, per le sue scale e per la sua posizione geografica. Nel 2002, insieme ad altri importanti centri-simbolo del barocco siciliano, Mòdica è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Il centro abitato si estende con continuità su un breve altopiano, che si restringe a cuneo fino alla rupe su cui sorgeva il castello (Mòdica alta), e occupa l'invaso dei due torrenti (oggi coperti), che confluiscono ai piedi della rupe nel fiume di Mòdica, disegnando una grande Y (Mòdica bassa). Dal III secolo a.C. è documentata l'esistenza di Motyka, ribelle a Roma nel 212 a.C. e poi città «decumana». Con la conquista degli arabi (844-45), Mòdica, così come il territorio intorno, fu fiorente per agricoltura e commercio. Con i normanni, forte di una importante posizione strategica, assurse al massimo splendore. Capitale di contea con Pietro I d'Aragona, ne furono successivamente signori i Chiaramonte, i Cabrera e gli Henriquez-Cabrera, famiglie di grande influenza politica in Sicilia e in Spagna. Nel periodo di massima estensione (XV sec.), il territorio della contea coincise in gran parte con la odierna provincia di Ragusa. Le concessioni enfiteutiche (dei diritti di godimento delle proprietà), a partire dal XV secolo, consentirono una migliore distribuzione delle ricchezze legate all'agricoltura, con la conseguente crescita di un forte ceto medio. La città medievale, protetta naturalmente dai due torrenti, si fortificò con il castello nello sperone dell'altopiano, su cui chiuse a nord la cinta muraria; in prossimità delle "cave" fuori delle mura, sorsero piccoli borghi. Il terremoto del 1693 colse la città nel periodo del suo consolidamento intorno agli insediamenti dei numerosi ordini religiosi. La ricostruzione, nello stesso originario sito, venne operata in particolare lungo l'asse di corso Regina Margherita (nella città alta) e ai due lati dell'attuale corso Umberto, con il forte contributo della nobiltà agricola, che costruì qui le sue eleganti residenze barocche. I nuovi assetti territoriali spinsero la città verso la parte più bassa, che durante il XIX secolo assistette a un cambiamento della sua struttura urbanistica. Le numerose alluvioni, provocate dalla piena dei torrenti, obbligarono alla progressiva copertura degli alvei. Corso Umberto assunse così la funzione di asse principale della città, con la progressiva concentrazione delle attività lungo i suoi lati. Diversi gli angoli pittoreschi, tra cui la scenografica scalinata fino alla cattedrale di S. Giorgio, nella parte alta della città o, addentrandosi nel quartiere S. Lucia, uno dei più antichi, il belvedere Pizzo, un balcone panoramico posto a m 449, dal quale si domina gran parte della città e delle colline che l'avvolgono; o ancora via Sbalzo, che consente di osservare le grotte oggi adibite a stalle e depositi, ma fino a pochi decenni addietro abitazioni di contadini.

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