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Messina

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Messina (ME)
Città su cui storia e natura si sono violentemente accanite, mortificata dalla repressione spagnola dopo la fallita rivolta del 1674, due volte distrutta dal sisma nel 1783 e nel 1908, cancellata in gran parte nella sua identità di cui rimangono pochi frammenti isolati. Dal giorno primordiale in cui si lacerò quel lembo di terra dove adesso c'è il mare, la Sicilia cominciò a essere un'isola. I segni della frattura si possono distinguere ancora nella linea di costa siciliana, che ripete, come nelle tessere di un mosaico, il fronteggiante litorale continentale. La visita di Messina dovrebbe iniziare dal mare per raccogliere e fissare in uno sguardo l'intera città peloritana. L'aspetto è quello di una città nuova, della quale è abbastanza agevole comprendere i criteri formali del tessuto urbano. Messina antica non esiste più, e la città risorta dopo il terremoto del 1908 non conserva che qualche spia del suo glorioso passato, qualche scultura e qualche architettura in pietra. Sono quindi lo stretto e il porto le due principali chiavi di lettura di Messina e del suo territorio; alla sua posizione di passaggio, di sicuro approdo per la navigazione, la città deve infatti nascita, storia e rango. Messina ha sempre svolto un importante ruolo di cerniera sull'asse dei principali traffici marittimi fra oriente e occidente e fra nord e sud, fin dalla sua fondazione, avvenuta anteriormente alla colonizzazione greca dell'VIII secolo a.C. Dal III secolo a.C. al V secolo d.C., fu dominata dai romani e grazie anche alle due vie consolari romane lungo la costa potenziò la sua struttura economica. Con i bizantini all'avviata cristianizzazione latina dell'isola si sostituì il rito greco. Agli arabi seguirono i normanni (1061), che impiantarono sull'Isola il sistema feudale. La dotazione di infrastrutture produttive e di comunicazione favorì, sotto il dominio degli Svevi e della casa d'Angiò, il commercio di seta, lana e pelli. Era una città ricca e popolosa la Messina che, nel XVI secolo, passò nell'orbita del viceregno spagnolo. Gran parte degli edifici pubblici e privati realizzati in quel periodo venne distrutta dal disastroso terremoto del 1783. Tre anni dopo, quando Goethe visitò Messina, i cumuli di macerie occupavano ancora le sedi stradali. Mentre era avviata alla ripresa economica e urbanistica, il catastrofico terremoto del 1908 bloccò ancora una volta il processo di sviluppo; il piano di ricostruzione disegnò una città in cui non c'era posto per la memoria storica, con ampi viali e robuste costruzioni antisismiche. Pesanti sono stati pure i danni causati dal bombardamento del 1943, che ha contribuito anch'esso all'aspetto quasi totalmente moderno che Messina mostra al visitatore.

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