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Portovenere

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Portovenere (SP)
La spettacolare commistione tra arte e natura e la tipicità delle sue case, colorate e divise da stretti caruggi, sono di tale fascino che l’immancabile affollamento che caratterizza l’intero periodo estivo non soffoca la magia del luogo. Dal lungomare che fiancheggia il porticciolo turistico si ha un notevole colpo d’occhio sulla parte antica del paese, chiusa al traffico e sviluppatasi lungo il promontorio con una compatta sequenza di alti edifici a doppio accesso (dalla marina i depositi delle barche, dalla strada principale botteghe e abitazioni); i collegamenti trasversali sono assicurati da scalinate ripidissime e voltate, dette capitoli.
L’ingresso monumentale al borgo antico è segnato dall’antica porta recante l’iscrizione latina «Colonia Januensis 1113», che ricorda come proprio nel XII secolo il luogo venne fortificato da Genova, divenendone importante baluardo contro Pisa. Si notino, sulla sinistra della porta, misure di capacità genovesi (1606).
Da qui sale via Capellini, la stretta strada principale del borgo, che termina sullo scenografico spiazzo dominato, in cima alla salita a gradoni, dalla chiesa di S. Pietro, situata proprio sulla punta del promontorio (qui nell’antichità sorgeva il tempio di Venere che diede nome al sito e agli insediamenti che da allora si susseguirono). Particolarità dell’edificio è l’integrazione fra un primo corpo paleocristiano in marmo nero della Palmaria (VI secolo) e il completamento genovese, in stile gotico a fasce (XIII secolo) con massiccio campanile a vocazione difensiva: la chiesa risultante, infatti, fu inserita quale punto focale della cinta muraria.
Attorno alla chiesa corre una loggetta romanica con graziosi archi che inquadrano la splendida costa dalle bianche falesie del Muzzerone a picco sul mare, allo scoglio di Ferale e fino a punta Mesco.
Ritornando verso via Capellini, oltrepassata la scalinata che a sinistra scende al mare e conduce alla grotta Arpaia (cara a Byron), tenendo a sinistra si sale alla chiesa di S. Lorenzo (edificata dai genovesi nel XII secolo), bella benché l’originaria struttura sia stata più volte manomessa, anche a causa di cannoneggiamenti. Nell’interno, interessante rassegna di ex voto a tema marinaro (secolo XIX); un’ancona marmorea di scuola fiorentina del ’400 custodisce un piccolo dipinto su pergamena raffigurante la Madonna Bianca. Secondo una leggenda, l’immagine fu portata dal mare nel 1204 e il 17 agosto 1399 si trasfigurò miracolosamente, assumendo le forme attuali, trecentesche. Tutti gli anni, nella stessa data, una suggestiva fiaccolata notturna, ricorda l’evento.
Dalla chiesa si può salire al Castello (sede di mostre d’arte), imponente roccaforte dominante il borgo, formata da parti prevalentemente cinque e seicentesche.

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