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Triora

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Triora (IM)
Una dozzina le sventurate finite sul rogo in seguito ai celebri processi per stregoneria del 1587-89, che valsero al borgo il nomignolo di “paese delle streghe”. Nel secolo successivo, l’abitato avrebbe respinto due assedi da parte delle truppe piemontesi (1625 e 1671), decise a conquistare quella che fin dal 1261 era una roccaforte di Genova. Nonostante i danni arrecatigli, nel 1944, da una feroce rappresaglia nazista, il villaggio ha mantenuto praticamente integra la struttura urbana, comprensiva di un elaborato sistema difensivo e di un originale impianto idraulico, con fontane che garantivano l’approvvigionamento idrico a tutti i livelli del borgo. L’attenta valorizzazione della storia e delle tradizioni locali unita alla suggestiva cornice ambientale in cui il borgo è inserito, grazie anche agli antichi terrazzamenti, hanno motivato la scelta del Touring Club Italiano di attribuirgli il marchio di qualità di Bandiera Arancione.
Salendo verso l’abitato si scorgono, sulla destra, la chiesa della Madonna delle Grazie (secolo XII-XIII) e i ruderi del forte della Colombara (o del Poggio). Più avanti, a sinistra, una strada conduce verso la piccola chiesa di S. Bernardino.
Nella piazza della Collegiata, via Cima conduce verso la chiesa di S. Dalmazio, due-quattrocentesca ma molto trasformata, inglobata nel tessuto abitativo; ben poco resta della fortezza omonima, così come della vicina Ca Botina, presunto luogo di convegno delle fattucchiere. Sempre dalla piazza della Collegiata, via Dietro la Colla sale verso la fontana Soprana, la più antica di Triora, situata presso l’omonima porta ad arco tondo; l’ascesa si conclude di fronte ai ruderi del Castello edificato dai genovesi nei secolo XII-XIII. Fuori dall’abitato si innalza il campanile a bulbo, rivestito di mattonelle policrome, della chiesa di S. Agostino (1616, rinnovata nel ’700).

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