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Taggia

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Taggia (IM)
In posizione defilata rispetto alla costa (dove si trova la frazione balneare di Arma di Taggia, dotata di un ampio arenile), Taggia sorge sulla sponda destra del torrente Argentina e cela, all’interno delle sue mura cinquecentesche, un nucleo storico di denso tono ambientale e di eccezionale rilevanza artistica e architettonica. Tra le manifestazioni più sentite sono le celebrazioni in ringraziamento del patrono san Benedetto Revelli (febbraio), che costituiscono una delle più antiche rievocazioni storiche della regione.
Dopo la visita del convento di S. Domenico, la porta dell’Orso introduce il centro storico; si segue via Lercari (è gaginesco il bassorilievo sopra il portale del N. 10) fino a piazza Farini, su cui affaccia il seicentesco palazzo Lercari (N. 5). Al N. 3 dell’attigua via Curlo, il palazzo Curlo-Spinola è della prima metà del Settecento, mentre risale al 1675-89 la parrocchiale dei Ss. Giacomo e Filippo, situata nella vicina piazza Gastaldi; l’interno racchiude nella terza cappella destra una tela (Ss. Antonio abate e Paolo eremita) di Luca Cambiaso e, nella cappella del Corpo di Cristo, una Risurrezione del padre Giovanni (con Luca); degna di nota anche la pala del 1510 (Crocifisso con Madonna e santi) conservata nella prima cappella destra.
È detta Pantan la centrale via Soleri, cui immette il passaggio voltato sotto il seicentesco palazzo Lombardi (in piazza Gastaldi): ampi portici dalla caratteristica pavimentazione a lastre di ardesia nera, palazzi patrizi con portici, stemmi nobiliari e ornati portali di ardesia accompagnano il cammino verso piazza della SS. Trinità, introdotta dal prospetto in marmo arancio dell’oratorio dei Ss. Sebastiano e Fabiano. Sullo slargo affacciano l’oratorio della SS. Trinità, la chiesa di S. Caterina e, a destra, i resti di un bastione cinquecentesco oltre il quale si raggiunge in breve l'imponente ponte medievale a sedici arcate: le ultime due sono romaniche, mentre le altre risalgono a momenti successivi, dal Quattrocento all'Ottocento.
Sull’altra sponda del torrente, presso la sei-settecentesca villa Curlo ha inizio il sentiero – in direzione del mare – verso la chiesa di S. Martino, antica ma più volte ristrutturata: è sufficiente una decina di minuti per raggiungere il tempio, al cui interno rimangono affreschi di varia datazione. Riattraversato il ponte, si volta a destra in direzione della chiesa di S. Maria del Canneto, con un elegante campanile cuspidato e un portale di Gasparino de Lancia (1467), recuperato dalla distrutta chiesa di S. Anna; agli affreschi interni lavorarono Giovanni e Luca Cambiaso (1547) e Francesco Brea. Al di là di porta del Colletto, gli edifici rivolti su via S. Dalmazzo esibiscono eleganti portali scolpiti in ardesia; varcata porta Barbarasa, si sottopassa la torre Clavesana (secolo XII-XIII) per poi salire verso il quartiere di S. Lucia, nucleo originario dell’abitato. Ridiscesi in via S. Dalmazzo, si esce dal centro antico attraverso porta Pretoria (o Parasio, aperta nel 1541), concludendo la visita lungo i bastioni del Ciazzo e dell’Orso.

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