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Gela

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Gela (CL)
Sulla lunga altura che sovrasta a ponente la spiaggia dell’omonimo fiume, nel 669 a.C. coloni rodio-cretesi fondarono Gela e la sottolineatura dell’antichissima origine spiega l’interesse della visita oggi, eminentemente archeologico. È il risultato della crescita caotica e sregolata della città moderna, che ne ha stravolto la forma e soffocato le stratificazioni storiche. Già nel 1900 Paolo Orsi iniziò scavi sistematici che, ancora oggi, continuano a riportare alla luce testimonianze della presenza dell'uomo dai tempi preistorici. In seguito alla sua fondazione, i coloni rodio-cretesi controllarono ben presto la costa e la pianura e crearono nel 580 la sub-colonia di Akragas (Agrigento), che si rese subito indipendente e potente. L'apogeo venne raggiunto sotto il tiranno Gelone, il quale però, impadronitosi di Siracusa, vi trasferì nel 482 a.C. gran parte dei geloi. Distrutta dai cartaginesi nel 405 a.C. e rifondata nel 338 a.C., Gela fu rasa al suolo nel 282 a.C. dai mamertini e Finzia, tiranno di Agrigento, ne accolse gli abitanti nella nuova città di Phintias (Licata). Dopo secoli di disaggregazione, Federico Il di Svevia nel 1230 fondò la nuova città, sul sito di Gela arcaica, col nome di Terranova. L'impianto urbano medievale, probabilmente cinto da mura, si strutturò tra l'attuale piazza Umberto I e largo Calvario, sui due assi ortogonali di corso Vittorio Emanuele e via Marconi. Infeudata agli inizi del XV secolo, la città venne circondata da una nuova cinta di mura nel 1582, entro la quale l'abitato rimase sino all'800. Dal 1927 ha ripreso l'antica denominazione di Gela. Il centro storico comprende alcune pregevoli architetture di culto, come la Chiesa Madre (ricostruita nel 1766 e nel 1844), la settecentesca chiesa del Ss. Salvatore e del Rosario, la chiesa del Carmine, le secentesche chiese di S. Francesco d’Assisi e di S. Francesco di Paola. Sempre su corso Vittorio Emanuele, oltre porta Vittoria, si raggiunge il Museo archeologico regionale; inaugurato nel 1958, contiene oltre 4000 reperti rinvenuti a Gela e nei vari centri della provincia di Caltanissetta, il percorso espositivo segue un ordine cronologico e un criterio topografico. L'esposizione è suddivisa su due piani, al piano terreno sono ospitate quattro grandi sezioni con i rinvenimenti dell'area urbana e della necropoli databili a partire dall'età preistorica fino all'età greca; al piano superiore sono allocate altre quattro sezioni dedicate a materiali portati alla luce nei santuari extraurbani e al territorio sottoposto all'influenza geloa. In particolare, si segnalano: nella II sezione, le bellissime antefisse sileniche (VI e V sec. a.C.), provenienti dalla zona dell'acropoli; nella VI sezione, gli splendidi esemplari di ceramica attica a figure rosse (V sec. a.C.), provenienti dai corredi delle necropoli greche di Gela. In prossimità del museo, si stende l'acropoli. Da corso S. Aldisio, attraversata la nuova espansione urbana, si arriva invece a piazza S. Biagio, da cui si raggiungono gli scavi di capo Soprano. Qui, fra il 1948 e il 1954, sono state riportate alla luce le fortificazioni greche, secondo gli esperti uno degli esempi maggiori e meglio conservati di architettura militare greca. Il tratto, lungo circa 300 m di cinta muraria, che includeva l'intera città nel periodo della sua massima espansione (dalla seconda metà del IV al primo ventennio del III secolo a.C.), è in conci di pietra arenaria nella parte inferiore e in mattoni crudi nella parte superiore. Alcuni reperti rinvenuti nella zona sono esposti nel vicino Antiquarium iconografico. A breve distanza si possono visitare i resti dell'antico complesso delle terme ellenistiche (fine IV-inizi III sec. a.C.).

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