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Ascoli Piceno

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Ascoli Piceno (AP)
Città di fondazione leggendaria ma senza dubbio assennata, in luogo naturalmente sicuro, protetta sulla terra dal colle dell’Annunziata e tutt’intorno dalle acque confluenti del Castellano nel Tronto. A partire dall’Età del Ferro l’archeologia parla dei Piceni, misto di stirpi indoeuropee e greche, che qui pongono la loro capitale e la difendono per quasi due secoli dalle mire dei Romani. Dopo lunghissimo assedio, nell’89 avanti Cristo la città capitola e viene distrutta. Risorge sotto Augusto sul reticolo ancora oggi leggibile in pianta e grazie ai commerci sulla Via Salaria guadagna rapidamente prestigio e risalto monumentale. Dopo il Mille, dimenticata l’oscura parentesi longobarda, la città rifiorisce in un tripudio di torri, 200 in origine, segno di ricchezza ma anche di discordie, una cinquantina quelle sopravvissute. Sono i secoli in cui sorgono i palazzi delle podestà civili e le grandi chiese tra Romanico e Gotico. Attorno all’Arringo, luogo delle più antiche adunanze sotto i rami di un olmo, ecco il Palazzo Comunale e il Duomo con il Battistero ottagonale; nella piazza del Popolo, il Palazzo dei Capitani e la chiesa di San Francesco con la Loggia dei Mercanti. Nel Quattrocento, un’ulteriore fioritura, che resta soprattutto nelle opere di due artisti: Carlo Crivelli, veneziano, cui si deve un eccezionale polittico nel Duomo, e Cola d’Amatrice, pittore e architetto, di cui ricorre la mano negli episodi salienti del Rinascimento ascolano. Resta da aggiungere qualche bell’episodio barocco ma, tutto sommato, la città è questa, intatta nell’abbraccio severo e caldo del travertino che la costituisce. Un cammeo moderno, in piazza del Popolo: il caffè Meletti, salotto buono della città, con i velluti, gli specchi e la decorazione floreale del Liberty.

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