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Agrigento

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Agrigento (AG)
Dei nove capoluoghi di provincia della Sicilia soltanto Agrigento non presenta un preciso carattere agricolo o marittimo. Arrivandovi dalla strada costiera, la città propone, con la vista dei templi, la sua immagine classica a tutti nota, quella stessa che indusse Pindaro a definirla "la città più bella dei mortali"; raggiungendola invece da Caltanissetta, ci si imbatte subito nella recente, caotica espansione edilizia e quasi si ignora il nucleo urbano medievale sulla "collina di Girgenti". Guardando Agrigento dalla collina dei Templi, le moderne palazzine che fanno da sfondo ai vuoti delle colonne lascerebbero pensare a un massiccio sviluppo nel tempo attuale, magari come logica continuazione dell’antica magnificenza. Esiste invece una netta cesura tra la città odierna e quella del passato: la prima è come rinchiusa in se stessa, sopita e fuori dai grandi circuiti viari siciliani; la seconda trasmette ancora intatta la sua vocazione di apertura, conservando lo stupore dello spettatore. Il territorio agrigentino è abitato fin dalla preistoria. I primi segni della presenza greca risalgono al VII secolo a.C., ma solo nel 581 a.C. coloni rodii e gelesi, insieme a un gruppo di greci della madrepatria, fondarono Akragas, una delle ultime colonie greche di Sicilia, collocandola a metà strada fra Gela e Selinunte a controllo della costa rivolta all'Africa e, quindi, a protezione dell'intera Sicilia dalle invasioni dei cartaginesi. Fra il 570 e il 555 a.C. Falaride, primo tiranno della città, costruendo la cinta muraria definì la forma e le dimensioni dell'iniziale nucleo urbano, i cui primi anni di vita furono segnati da scontri con i cartaginesi. Messi questi ultimi fuori gioco, Akragas poté espandere fino al Tirreno i suoi domini; in questo periodo, quando contava, secondo i documenti, circa 200 mila abitanti, fra cui molti illustri uomini di pensiero, d'arte e di scienza (basta ricordare Empedocle), vide l'edificazione quasi contemporanea degli splendidi templi sulla collina meridionale, nonché il completamento dell'acropoli sulla rupe Atenea e sull'altura nord-occidentale. Nella seconda metà del V secolo a C. si instaurò un regime democratico, e Akragas godette di una relativa tranquillità, fino a che nel 406 a.C. subì un ennesimo attacco da parte dei cartaginesi, che la conquistarono e la tennero fino al 310 a.C., quando il corinzio Timoleonte, nel suo programma di liberazione della Sicilia, muovendo da Siracusa conquistò la città. I romani, insediatisi stabilmente a partire dal 210 a.C., la ribattezzarono Agrigentum. Verso la fine del VII secolo gli abitanti abbandonarono le residenze a valle per trasferirsi sulla collina dell'acropoli. Tale insediamento costituì il nucleo di partenza per l'edificazione della città araba. L'XI secolo vide, con l'arrivo dei normanni, la riaffermazione del controllo del braccio di mare fra la città e l'Africa. La conseguente crescita del borgo venne arrestata dallo spopolamento causato dalla fondazione di numerosi centri agricoli nell'entroterra. Nella prima metà dell'800 si avviò, con la realizzazione del nuovo viale della Vittoria, l'ampliamento all'esterno della porta di Ponte, antico sbarramento di via Atenea poi demolito e sostituito da una sorta di propilei (colonnato). Il periodo di sviluppo caotico già intrapreso non si arrestò nemmeno nel 1966, quando una gigantesca frana sconvolse parte dell'abitato antico e dei terreni di nuova lottizzazione.

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