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Duomo

localita

piazza del Comune 26100 Cremona (CR)
Telefono: 037227386
Dedicato a S. Maria Assunta, è uno dei più insigni edifici religiosi dell’Italia settentrionale. Sull’originaria costruzione romanica del XII secolo (fondata nel 1107, danneggiata da un terremoto nel 1117, ricostruita e consacrata nel 1190) si andarono via via aggiungendo nel corso dei secoli rielaborazioni gotiche, rinascimentali, manieristiche e barocche, in un’armonica convivenza di stili. Tra la fine del ’200 e la metà del ’300 fu aggiunto il transetto, sensibilmente più alto del corpo principale, e vennero edificate le due facciate laterali. La facciata principale, con struttura a capanna ricoperta di marmi e sormontata da tre torrette, è frutto degli interventi succedutisi tra il 1274 e il 1500 che nascosero l’originaria facciata in cotto. All’esterno si conservano tracce dell’edificio primitivo nella parte absidale e soprattutto nel portale d’ingresso, detto porta Regia. Sotto il portico, nella sequenza di sarcofaghi spicca a sinistra del protiro quello di Folchino Schizzi (1357), opera di Bonino da Campione; negli stipiti del portale sono quattro lastre con i profeti Geremia, Isaia, Daniele ed Ezechiele, di scuola wiligelmica (1107-17); l’espressivo fregio marmoreo dei mesi (XIII secolo), di ispirazione antelamica, è interrotto da un’edicoletta con il vescovo Sicardo, sopra la quale sono le statue di una Madonna col Bambino tra i due patroni della città, S. Imerio e S. Omobono; risalgono alla fine del ’400 le statue dei protettori della città - Pietro, Paolo, Marcellino e Pietro esorcista - nelle nicchie dell’attico sotto il timpano. La facciata settentrionale (1288), in cotto, segue i canoni del gotico lombardo. La facciata del transetto opposto, che prospetta sulla piazza S. Antonio Maria Zaccaria, fu realizzata nel 1342 sul modello dell’altra (ma senza protiro). L’interno, a croce latina, con tre navate anche nel transetto, colpisce per dimensioni monumentali e sontuoso apparato decorativo. Lungo la navata mediana, l’ampia fascia affrescata compresa tra gli archi e i matronei illustra gli episodi principali della vita della Vergine e di Cristo. Il vasto ciclo pittorico si chiude nella controfacciata con una grande Crocifissione (1521) e una Deposizione (1522), sontuose opere del Pordenone. Al Boccaccino si deve l’affresco nel catino dell’abside, Redentore in gloria fra i Ss. Imerio, Marcellino, Omobono e Pietro (1506); il coro in legno intarsiato, con ricchi giochi prospettici illusionistici, è opera di Giovanni Maria Platina (notevoli le tarsie dell’ordine superiore: nella 9a di sinistra è raffigurata la facciata della chiesa prima delle trasformazioni cinquecentesche). Pressoché al centro della chiesa si trovano il monumentale organo e l’antistante cantoria, compiuti tra 1542 e 1547. Poco oltre stanno, uno di fronte all’altro e appoggiati ai pilastri, due pulpiti ornati da quattro formelle ad altorilievo attribuite a Giovanni Antonio Piatti e Giovanni Amadeo. Nella navata destra, al 1° altare è una splendida tavola del Pordenone (Madonna col Bambino, con i Ss. Paolo e Donnino e il devoto Schizzi). All’inizio della navata destra del transetto meridionale si apre l’ingresso alla sagrestia dei Canonici. Sul lato di fondo della cripta, cui si accede per una piccola scala sulla destra dell’altare maggiore, si trova l’altare con le reliquie di Omobono Tucenghi, patrono della città, canonizzato nel 1199, mentre all’altare principale è l’arca dei Ss. Marcellino e Pietro (1506). Usciti dalla cappella, nel transetto settentrionale, al 1° altare della navata destra è una tela con ancona in cotto di Giulio Campi (S. Michele arcangelo).
Informazioni
 Apertura: feriali, 10.30-12 e 15.30-17.30; festivi, 12-12.30 e 15.30-17

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