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Portovenere

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Portovenere (SP)
L'antico «Portus Veneris», dedicato alla dea dell'amore, fu centro di colonizzazione benedettina con insediamenti nelle tre piccole isole di fronte (Palmaria, Tino e Tinetto), poi postazione strategica nella guerra fra Genova e Pisa e, nel secolo XV, conquista degli Aragonesi. L'impianto urbanistico è essenziale: riparato dalle possenti mura che risalgono il ripido monte alle sue spalle, il borgo si è sviluppato lungo il promontorio con una compatta sequenza di alte case a doppio accesso (dalla marina i depositi delle barche, dalla parallela via interna botteghe e abitazioni), con caratteristici intonaci variopinti. I collegamenti sono assicurati da scalinate a volta ripidissime, i «capitoli». L'abitato è innervato da un lungo «carrugio», la rettilinea via Cappellini, che conduce alla spianata di fronte alla chiesa di S. Pietro, sulla punta del promontorio, completata nel XIII secolo in stile gotico a fasce, con massiccio campanile a vocazione difensiva. In barca si raggiungono l'isola Palmaria, dalla caratteristica vegetazione, e l'isola del Tino, con un faro e i resti di un'abbazia. Tra i centri minori merita visita Le Grazie, già sito di pescatori in un'insenatura della riva occidentale del golfo, con la gotica parrocchiale di S. Maria delle Grazie e il sito archeologico di una villa romana. Risale al 1998 l'inclusione nel Patrimonio Mondiale Unesco del sito «Portovènere, Cinque Terre e le Isole»; nel 2001, l'istituzione del Parco regionale di Portovènere, esteso anche al tratto di mare antistante.

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