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RODRIGUES - da Alice

di Donnavventura - 01 febbraio 2012 - Commenti (0)

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Sbarchiamo sull’isola all’alba. Una Mauritius in miniatura, più selvaggia. Si scorgono piccole case sulle montagne, meno campi di canne da zucchero. Qui le attività principali sono la pesca e la coltivazione di mais e riso.
Solo due famiglie di Italiani risiedono su questa piccola isola che conta 108 km quadrati.
La capitale è piccola, conta tremila abitanti. Le strade sono strette, spesso sconnesse. Muri colorati con insegne dipinte direttamente sulle pareti. Bancarelle di frutta e verdura, vestiti e vasetti con i prodotti tipici. Mi piace questa piccola realtà.


Dormiamo in un hotel che si affaccia direttamente sul mare da dove controlliamo le ore di alta e bassa marea.
I fondali sono bassi, spesso si possono fare più di 500 metri inoltrandosi dentro al mare senza che l’acqua superi il giro vita. È in queste secche che gli abitanti di Rodrigues pescano i polipi. Entrano scalzi, sono un piccolo arpione e una bottiglia di coca cola vuota coma galleggiante a cui poi attaccare la pesca del giorno.
Rodrigues mi affascina nella sua semplicità, nel colore, nei tratti del volto della gente decisamente più di stirpe africana. Mi piacciono i capelli rasta dei ragazzi. Mi piacciono gli alberi di Banian Tree, enormi e pieni di liane.


Per le strade camminano gruppetti di scolari tutti in divisa. Dalle tute da ginnastica verdi per quelli più grandi alle classiche divise azzurre e blu per i piccoli. Indumenti coloratissimi e floreali per le donne.
Una stravaganza che forse da noi si è persa o è stata messa da parte per lasciare spazio ad una banale standardizzazione che dovrebbe in teoria dare una parvenza di maggiore eleganza o forse serietà. O forse solo mancanza di fantasia.

Nei locali si sente una musica allegra e ritmata in sottofondo, il segà. Conosciamo Lelio, un distinto signore originario di quest’isola che però ha trascorso parte della sua vita in Inghilterra ed in Italia per studiare la nostra – a suo parere - bellissima lingua. Entrare in contatto con le persone del luogo non ha pari. Non è dalle guide che si conosce una popolazione e nemmeno dai programmi televisivi che possiamo dire di aver davvero visto un paese. Il bello di Donnavventura è che il poco tempo si fanno entrambe le cose.
Il difficile è immagazzinare il tutto e fare il modo che la memoria li cataloghi al meglio affinché il ricordo, i sapori ed i profumi di una terra restino vivi anche a distanza di anni.

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