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di sandro benatti -
18 luglio 2011 -
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La speleologia non è solo fatta di esplorazioni in grotta, esiste un vasto numero di praticanti che compie ricerche nel sottosuolo dei centri storici, dalle città ai piccoli borghi della nostra Penisola. La definiscono speleologia urbana. In quest’articolo leggerai della scoperta di Narni sotterranea, e della possibilità di visitare quest’ambiente fatto di stanze segrete e cunicoli. A fine pagina c’è il link per approfondire l’argomento.
Fu un gruppo di speleologi locali (Narni) a scoprire in modo fortunoso gli affreschi di una chiesetta rupestre (in seguito è stata nuovamente consacrata) sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore, ma a Narni la chiamano tutti di San Domenico, da qui si aprì la porta a una città sotterranea. Quella di Narni, come di Orvieto, Amelia ecc. è la dimostrazione che il sottosuolo Umbro non è fatto solo di cavità naturali, ma anche di ambienti ipogei, usati prima dagli Etruschi (pensiamo a Orvieto) poi in epoca medioevale come nel caso di Narni. Era il maggio del 1979 quando un gruppo di Speleologi alle “prime armi”, riuscì a penetrare in un ambiente in cui tra polvere e macerie si potevano vedere i resti di un affresco. In parte ricoperto da più strati di calce, rimossi con cura sino a rendere visibili le pitture sottostanti, opera di artisti Umbri che vi lavorarono nel periodo medioevale. Un Cristo sanguinante, un ritratto di San Michele Arcangelo e simboli degli Evangelisti, tornò alla luce. In epoche passate questo luogo, era stato un Convento di frati Domenicani. Attraverso un piccolo buco nascosto da macerie e sterpaglie e con estrema, cautela per evitare i possibili crolli di ambienti rimasti chiusi per centinaia d’anni, a poco alla volta si è potuta esplorare una serie di cunicoli, ambienti, cisterne d’acqua e ciò che restava della piccola Chiesa di Sant’Angelo, per arrivare a una stanza piena di graffiti. Qui in bella evidenza si poteva leggere la scritta “S. Ofizio”, la spiegazione era semplice gli speleologi locali si trovavano in quella che era stata una prigione del tribunale della Santa Inquisizione, con una camera della tortura per estorcere quanto si voleva per condannare una persona inquisita, e una piccola prigione antistante. Mentre i vari ambienti furono restaurati, per essere visitabili dai turisti dal 1996, dieci anni più tardi e dopo molte ricerche in archivi, anche in Vaticano, il mistero della cella e dei suoi graffiti sono stati svelati. Parte dei graffiti furono realizzati nel 1759 da un certo Giuseppe Andrea Bombardini, guardia dell’inquisizione che qui fu rinchiuso per aver agevolato la fuga di un suo commilitone, non avendo carta e penna per trascrivere le pene subite, lasciò sui muri della piccola cella sotterranea i graffiti arrivati fino ai giorni nostri.. I suoi graffiti presentano la particolarità che la lettera d a inizio di ogni parola fu sostituita con la lettera f, forse per esprimere il suo odio verso i domenicani suoi carcerieri. Oltre alla menzionata cella, fu trovato un pregevole mosaico di epoca Bizantina nella navata di Santa Maria Maggiore, in tempi recenti sotto la menzionata chiesa, si è appurato anche l’esistenza di un cimitero e altri reperti. Oltre ai menzionati ambienti, a Narni esiste un’ampia rete di gallerie e relative cisterne che per l’approvvigionamento idrico di Narni. Sotto Piazza Giuseppe Garibaldi, c’è una grande cisterna, qui arrivava l’acquedotto Romano della Formia. Questa grande opera idraulica fu costruita probabilmente durante l’impero di Tiberio nel 27 d.C. il suo percorso sotterraneo segue il profilo delle colline per circa 13 km, per scavalcare alcune piccole vallate furono realizzati ponti ad arco. L’associazione “Narni Sotterranea” non solo garantisce la visita sotto gli ambienti della chiesa di San Domenico, ma per i più “sportivi” propone la visita di un tratto sotterraneo dell’acquedotto della Formia, ovviamente l’abbigliamento deve essere adeguato all’escursione che si sviluppa sotto Narni.
Per maggiori informazioni vi segnalo questo sito internet: http://www.narnisotterranea.it/
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