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di sandro benatti -
04 maggio 2011 -
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In quest’articolo leggerai della miniera di Porto Flavia (in Sardegna), esempio suggestivo di archeologia industriale, la cui visita è possibile grazie alle guide che vi condurranno nelle gallerie un tempo usate dai minatori. A fine pagina c’è il Link del sito internet per avere ulteriori informazione su “Porto Flavia”.
Sulla costa sud-occidentale della Sardegna, non distante da Iglesias si può visitare l’ex struttura mineraria di Porto Flavia facente parte del complesso estrattivo di Masua, ora dismessa, dove si estraevano il piombo, zinco e argento. In realtà Porto Flavia (si legge l’iscrizione a caratteri cubitali su di una piccola torretta che si affaccia sul mare) non è stata una miniera come si può normalmente immaginare. Bensì è una galleria di 600 metri di lunghezza scavata nella roccia antistante al Pan di Zucchero, un faraglione che si erge dal mare per 132 metri. È il più grande scoglio monolitico presente in Europa, staccatosi dalla vicina scogliera milioni d’anni fa. Un’isoletta rocciosa che proteggeva le navi durante il carico del minerale estratto nelle miniere di Masua. Porto Flavia fu realizzata nel 1924 quando le miniere della zona erano di proprietà Belga (ditta Vielle Montagne) per opera dell’ing. Cesare Vecelli che diede al complesso il nome della figlia primogenita (Flavia). Prima di questa galleria il materiale estratto a Masua era portato da carri fino alla vicina spiaggia, da qui caricato con ceste portate a spalla dagli operai di Carloforte chiamati “galanzè”, sulle bilancelle, piccole barche di 20 – 30 tonnellate a vela latina. Erano l’ideale per il trasporto del minerale perché avevano un ridotto pescaggio e riuscivano ad attraccare nei piccoli porti della zona, cosa che non era possibile con i grandi Piroscafi. Il minerale caricato era trasportato all’isola di San Pietro, distante circa dieci miglia, immagazzinato, per poi essere nuovamente caricato sui Piroscafi diretti alle fonderie di tutta Europa. La realizzazione di Porto Flavia rappresentò una svolta notevole per il polo estrattivo del Sulcis Iglesiente. Era anche uno dei pochi esempi al Mondo in cui era possibile caricare direttamente il minerale estratto dalle miniere di Masua. Quest’opera d’ingegneria mineraria fu realizzata in due anni di lavoro, di giorno e notte, in condizioni di precaria sicurezza con l’uso di candelotti di dinamite. Scavando nella montagna antistante al Pan di Zucchero, due gallerie sovrapposte. I minatori accese le micce correvano a ripararsi in una stanza (ancora visibile) scavata nella roccia. Dalla galleria superiore (quota 37 metri sul livello del mare) arrivava il minerale portato da un piccolo trenino, poi era stivato in nove silos di grandi dimensioni variabili dai 4 metri per 8 di diametro, e un’altezza di circa 20 metri. Dalla galleria inferiore (16 metri sul livello del mare) usciva un braccio di una gru con un nastro trasportatore tramite il quale il minerale era caricato sulle navi sottostanti, protette dalle intemperie del Pan di Zucchero. Completato il carico della nave, la gru col nastro trasportatore rientrava in galleria e un portellone richiudeva l’uscita verso il mare.
Con Porto Flavia si raggiunsero due scopi: il carico della nave era fatto in uno o due giorni, e non più in 7-8 com’era fatto prima. Il materiale poteva essere stivato in qualsiasi condizione meteo perche la nave era protetta dal Pan di Zucchero. Da sempre questa zona è sferzata da venti di Maestrale. Il lato negativo di Porto Flavia, fu la perdita del lavoro da parte della gente di Carloforte che un tempo caricava e trasportava il minerale con le proprie barche. Le prime notizie dell’estrazione del minerale in questo luogo, risalgono al 1614, in seguito si alternarono diverse proprietà, fino alla gestione di una società Belga, come esposto prima. Nell’estrazione del minerale vi fu una sola sosta (prima dell’esaurimento del minerale), e fu nel periodo bellico che va dal 1940 al 1945. Con la fine della 2° guerra Mondiale riprese l’attività nelle vicine miniere per concludersi attorno al 1960.
La visita al complesso minerario di Porto Flavia e molto interessante, e dal mare si ha una bellissima vista della piccola torretta sotto cui sostavano le navi durante il carico. Visitare questo sito di archeologia industriale è possibile grazie alla società IGEA, con guide esperte, alcune delle quali ex minatori. Vi accompagneranno all’interno delle gallerie, non prima di avervi dotato di casco protettivo e torcia.
Per maggiori informazioni: sito internet: http://www.igeaspa.it/
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