Bondi rivendica "il grande lavoro fatto"
ma poi annuncia: "Possibili altri crolli"
Dopo il crollo, il ministro della Cultura si difende: "Se mi sentissi responsabile mi dimetterei". Poi però lancia un altro allarme. E annuncia che riferirà in Parlamento. Il sopralluogo del ministro preceduto da quello degli esperti della Sovrintendenza
NAPOLI - Il ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi, a Pompei all'indomani del crollo dell'Armeria dei gladiatori 1, replica al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri chiedeva spiegazioni "senza ipocrisie". "Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto", ha detto Bondi, al termine del sopralluogo nella Schola Armaturarum. Poi però lancia un nuovo allarme: altri crolli di edifici sono possibili nel sito archeologico, viste le sue condizioni. "C'è un grande lavoro da fare qui - ha proseguito - e ne riferirò al presidente del Consiglio, al Parlamento e al capo dello Stato".
Nell'intervista pubblicata oggi da Repubblica Bondi 6aveva assicurato che avrebbe fatto di tutto per avere più fondi per garantire la conservazione dei beni culturali. Il sopralluogo del ministro è stato preceduto da quello del direttore generale del ministero Stefano De Caro e della soprintendente reggente Janet Papadopulos.
Il tratto di via dell'Abbondanza, dove si è registrato il crollo, è interdetto ai numerosi turisti che anche oggi affollano gli scavi di Pompei, attirati anche dal clamore suscitato dall'evento.
Il Touring Club lancia un appello: "La cultura non si mangia, ma è nutrimento per l'anima; non possiamo rinunciarci", dice il presidente dell'associazione, Franco Iseppi, che si unisce al grido di vergogna del Presidente della Repubblica per il crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei. Iseppi lancia una proposta a tutte le Associazioni non profit italiane che si occupano di tutela del patrimonio artistico, culturale e ambientale: "Teniamo aperto noi il sito di Pompei".
"Arrivati a questo punto - dice - non basta più conoscere, riflettere, tutelare, si apre una stagione nella quale è necessario ricostruire e noi vogliamo farlo lanciando una proposta: teniamo aperti noi gli scavi di Pompei, sottraendoli all'incuria e riconsegnandoli a cittadini e turisti".
