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Blog di Pasquale Saviano - Metaluogo

Pasquale Saviano

 L'abbazia di San Lorenzo di Aversa

dal blog di Pasquale Saviano - Metaluogo - 30 marzo 2012 - Commenti (0)

 

Abbazia di San Lorenzo fuori le mura di Aversa

 

L' abbazia di San Lorenzo fuori le mura è il più antico complesso monastico di Aversa. Essa fu fondata prima dell'anno mille ad septimum, nelle propaggini del territorio della Capua longobarda, sulla diramazione stradale che conduceva verso Napoli e verso il litorale flegreo. In epoca normanna (XI-XII secolo) essa assunse un'importante rilievo nel rappresentare il polo monastico nella proto-contea di Aversa che nel 1054 era stata elevata a sede episcopale da papa Leone IX. Sia l'abbazia e sia la cattedrale, dedicata a San Paolo, condivisero i tratti del monachesimo. Alla fine dell' XI secolo i normanni Guitmondo e Guarino, fratelli e monaci benedettini, si ritrovarono rispettivamente vescovo di Aversa e abate di San Lorenzo. Guitmondo era stato monaco del monastero di Bec in Normandia con sant’Anselmo e con Lanfranco di Pavia, e alle lusinghe di un episcopato anglo-normanno aveva preferito il cammino del pellegrino che lo aveva portato prima a Roma e poi ad Aversa (1088-1094) a rappresentare nella diocesi normanna la riforma ecclesiastica voluta da Gregorio VII. Dalla sua Cattedrale eretta in stile borgognone egli ispirò la vita dei locali monasteri benedettini, soprattutto San Lorenzo, secondo i dettami dello spirito di Cluny. Il monaco vescovo normanno non aveva vissuto una esperienza isolata del pellegrinaggio, egli, in effetti, si ritrovò in una scia più antica percorsa fin dall'anno mille dai militi normanni che a gruppi numerosi si recavano pellegrini lungo la via micaelica, da Mont Saint Michael ad duas tumbas in Normandia a Monte San Michele al Gargano luogo dell'apparizione dell'Arcangelo. Di uno di quei gruppi di guerrieri penitenti faceva parte Rainulfo Drengot che era rimasto con le sue schiere sul territorio e aveva fondato in Aversa (1030) la prima contea normanna dell’Italia Meridionale. Con la politica del suo intervento militare negli equilibri del potere contrapposto tra longobardi e bizantini, Rainulfo era riuscito ad estendere il dominio della contea aversana dal Gargano a Gaeta, costituendo per i Normanni, che sempre più numerosi si portavano in Campania, la base per una inarrestabile espansione e per la conquista dell’Italia meridionale fino a Palermo. Nell'epoca della espansione normanna il monastero di San Lorenzo di Aversa, grazie alle donazioni signorili (vedi Codice Diplomatico Normanno di Alfonso Gallo), ebbe perciò la disponibilità di possedimenti estesi e dislocati lungo la via sacra tra Campania e Puglia, dal Lago di Patria fino al santuario di Monte San Michele al Gargano. L'abbazia ebbe altresì privilegi importanti, anche papali, che la rendevano indipendente dall'episcopio aversano e detentrice di vasti possedimenti di terre e chiese dislocate nella diocesi aversana e in aree extra-diocesane. 

Tra le sue mura fu tenuto relegato a vita l'antipapa Alberto Atellano eletto nel 1101 in opposizione al papa Pasquale II. Nel XII secolo la chiesa abbaziale, configurata nel vasto impianto basilicale, raggiunse i livelli più alti del sua grandezza e del suo decoro architettonico. Negli anni del governo dell'abate Matteo fu realizzato lo splendido portale marmoreo dal maestro Berardo, i nomi si leggono incisi sull'architrave, ed il pavimento fu fatto con un mosaico in marmo ricco di artistici motivi. A causa del terremoto del 1456, che distrusse strutture ed opere d'arte, l'abbazia visse qualche decennio di abbandono fino agli inizi del 500, epoca in cui fu aggregata alla congregazione cassinese. Il chiostro rinascimentale fu realizzato alla fine dello stesso secolo. Nei due secoli successivi, fino all'eversione napoleonica (1807) che abolì il monastero, il complesso abbaziale si arricchì di opere d'arte e fu interessato da un restauro che gli diede un aspetto barocco. L'ex monatero fu destinato subito a scopi educativi e scolastici; oggi è sede di facoltà universitaria di architettura.

La chiesa abbaziale, funzionante nelle sue celebrazioni religiose e recuperata nelle sue manifestazioni artistiche ed architettoniche, è una delle basiliche più importanti della diocesi di Aversa e rappresenta in essa un fondamentale patrimonio storico-culturale. Il suo Rettore mons. Ernesto Rascato è anche il responsabile per i Beni Culturali della Diocesi. Nella vicenda storica del monastero di San Lorenzo di Aversa dal medioevo ai tempi recenti si evidenziano aspetti significativi ed originali della cultura benedettina europea. Recentemente nell'antica chiesa abbaziale si è discussa e trattata proprio questa cultura con la presentazione di un libro di dom. Mariano dell'Omo in un importante e gremito convegno sul monachesimo occidentale.

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Pasquale Saviano

 Frattamaggiore città d'arte e città benedettina

dal blog di Pasquale Saviano - Metaluogo - 13 agosto 2010 - Commenti (0)

 

    

Basilica pontificia di San Sossio

  I due titoli celebrativi attribuiti a Frattamaggiore – Città Benedettina (1997) e Città d’Arte (2009) – il primo dall’Ordine monastico di San Benedetto ed il secondo dalla Provincia di Napoli, rappresentano un coronamento della storia comunale frattese che è sempre stata ricca di significati religiosi e civili. Questi due titoli sono stati il frutto sia della cultura cittadina formatasi sulla consapevolezza del valore del patrimonio locale, e sia del riconoscimento di questo valore da  parte degli Enti proponenti.

   Il nome Fratta è di provenienza monastica benedettina ed indicava nell'alto medioevo un territorio di sterpaglie (fractae), impervio ed incolto, che i monaci ricevevano come donativo signorile e destinavano al lavoro dei coloni con vantaggiosi contratti agrari.

   L'attuale Frattamaggiore in pratica richiama nel nome l'antica fracta di Atella che nel periodo carolingio (VIII secolo) fu terra monastica intorno all'abbazia di San Sossio. I documenti del IX-XI secolo, redatti nelle Curie di Atella, di Benevento, di Capua, di Napoli e di Aversa, riguardano infatti contratti agrari e scambi preferenziali degli abitanti del luogo con le organizzazioni monastiche benedettine di area longobarda (San Vincenzo al Volturno e Montecassino), di area napoletana (Santi Sossio e Severino, Basiliani) e di area aversana (San Lorenzo e San Biagio).

   La struttura urbana del centro storico, ancora oggi persistente porta i segni delle varie epoche storiche della città: il nucleo medievale intorno alla monumentale Basilica Pontificia di San Sossio; i palazzi, i luoghi e i monumenti del periodo aragonese-spagnolo e del periodo borbonico; i palazzi dell’800 e del primo 900, il verde storico e le ville periferiche della stessa epoca. In questo centro storico si evidenziano portali di travertino e di piperno scolpito, affacci e mascheroni barocchi ed altri segni, come le edicole votive, che trovano modo di esprimersi ad un buon livello artistico ed architettonico. Al centro della piazza svettano il campanile del '500, accanto alla struttura basilicale millenaria della chiesa di san Sossio, e la settecentesca torre vanvitelliana.

   Le 15 chiese rappresentano con il loro patrimonio artistico e monumentale le varie epoche della storia cittadina. La Mappa dei Beni Culturali e Naturalistici della Provincia di Napoli annovera i seguenti luoghi e monumenti frattesi: ìl Centro Storico medievale, la Torre Civica vanvitelliana, e le chiese di San Sossio (X secolo), di Santa Maria delle Grazie (XVI secolo), di Maria SS.ma Annunziata e S. Antonio (XVII secolo), dell’Immacolata Concezione (XVIII secolo) e di San Rocco (XIX secolo).

   Il 31 Maggio del 1807 vi fu la solenne traslazione da Napoli a Frattamaggiore del corpo del patrono San Sossio: una traslazione a carattere religioso che divenne oggetto conclusivo di un grosso dibattito culturale intorno alle origini misenate di Fratta iniziatosi con il canonico Michele Arcangelo Padricelli nella storiografia napoletana del '700. La traslazione fu operata dal vescovo Michele Arcangelo Lupoli, frattese, che ottenne dal regime francese di recuperare le spoglie del patrono di Frattamaggiore nella cripta del monastero benedettino soppresso. Con il corpo del diacono di Miseno fu traslato anche quello di San Severino che dal X secolo condivideva la titolarità del monastero napoletano. Il Santuario ove oggi si conservano le sacre spoglie è la ragione principale per cui Frattamaggiore è stata insignita solennemente del titolo di Città Benedettina.

   La fruizione turistica della città ha anche la particolarità di essere motivata dalla meta religiosa del Santuario di San Sossio e Severino, ove si venerano i loro corpi, e dal forte richiamo culturale per le popolazioni europee (Austria, Germania, Inghilterra) e nazionali (Campania, Lazio, San Marino, San Leo) che condividono la devozione ed il pellegrinaggio verso i due Santi.

 

Bibliografia:

Miriam Saviano e Pasquale Saviano, Frattamaggiore città d'arte e città benedettina, Roma 2010

 

 


 

 

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