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dal blog di Giovanni Colonna - Nella Terra di Mezzo -
07 maggio 2012
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Ci sono tantissimi modi di viaggiare e interpretare la parola viaggio.
Tutti in un modo o nell'altro ne sono coinvolti.
Viaggiare non è solo un'esperienza che implica uno spostamento. Oggi si può viaggiare nei modi più diversi: innovazione tecnologica e internet hanno permesso lo sviluppo di un mondo virtuale e globale che consente un "viaggio senza partenza". Un libro consente di svolgere un viaggio restando immobili.
Nell’ambito della campagna nazionale di promozione della lettura “Il Maggio dei Libri” (23 aprile – 23 maggio), promossa dal Centro per il libro e per la lettura del Ministero italiano per i beni e le attività culturali, venerdì 11 maggio alle ore 18.30 presso la libreria Ubik di Francavilla Fontana (via Regina Elena n. 83) è in programma la presentazione della rivista d’arte cultura e turismo “Touring, il nostro modo di viaggiare”, il mensile realizzato dal Touring club italiano in collaborazione con la prestigiosa società americana National Geographic.
Ospite della serata è il professore Patrick Boumard, presidente della Société Internazionale d'Etnographie e ordinario di antropologia dell’educazione presso l’università di Rennes 2 in Bretagna, che dialoga con il professore Vito d’Armento, sociologo presso l'università del Salento.
Muovendo dalle pagine di Touring, l’appuntamento si concentra sui temi dell’etnografia del turismo per indagare il rapporto tra turismo e turisti, tra indigeni e forestieri, tra persone e culture, tra comunità ospitante e comunità visitante. Paesi e territori vengono esplorati come destinazioni, ma prima ancora come luoghi che generano storie, usi e tradizioni. Il valore culturale e pedagogico del viaggio e più in generale della buona pratica turistica sono i capisaldi della secolare attività svolta nel nostro Paese dal Touring club italiano, da sempre fruibili attraverso le pagine del mensile riservato ai suoi soci e che oggi assume una nuova veste grafica e vanta 13 edizioni in 20 paesi al mondo diventando un’opportunità per valorizzare il belpaese all’estero e rappresentare concretamente un network di conoscenze turistiche senza eguali.
Francavilla Fontana, 11 maggio 2012 ore 18.30
IL MAGGIO DEI LIBRI - TOURING, IL NOSTRO MODO DI VIAGGIARE
Ubik Libreria - via Regina Elena, 83
Tel. 0831.854198 - Email: francavillafontana@ubiklibreria.it
Colonna, Genghi, Ubik, touring, Francavilla Fontana
dal blog di Giovanni Colonna - Nella Terra di Mezzo -
07 maggio 2012
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Ci sono tantissimi modi di viaggiare e interpretare la parola viaggio. Tutti in un modo o nell'altro ne sono coinvolti. Viaggiare non è solo un'esperienza che implica uno spostamento. Oggi si può viaggiare nei modi più diversi: innovazione tecnologica e internet hanno permesso lo sviluppo di un mondo virtuale e globale che consente un "viaggio senza partenza". Un libro consente di svolgere un viaggio restando immobili. Nell’ambito della campagna nazionale di promozione della lettura “Il Maggio dei Libri” (23 aprile – 23 maggio), promossa dal Centro per il libro e per la lettura del Ministero italiano per i beni e le attività culturali, venerdì 11 maggio alle ore 18.30 presso la libreria Ubik di Francavilla Fontana (via Regina Elena n. 83) si terrà la presentazione della rivista d’arte, cultura e turismo “Touring, il nostro modo di viaggiare”, il mensile realizzato dal Touring club italiano in collaborazione con la prestigiosa società americana National Geographic. Ospite della serata è il professore Patrick Boumard, presidente della società europea di etnografia dell’educazione e ordinario di antropologia dell’educazione presso l’università della Bretagna occidentale, che dialoga con i professori Vito d’Armento e Antonio Marsella, docenti dell’ateneo salentino. Muovendo dalle pagine di Touring, l’appuntamento si concentra sui temi dell’etnografia del turismo per indagare il rapporto tra turismo e turisti, tra indigeni e forestieri, tra persone e culture, tra comunità ospitante e comunità visitante. Paesi e territori vengono esplorati come destinazioni, ma prima ancora come luoghi che generano storie, usi e tradizioni. Il valore culturale e pedagogico del viaggio e più in generale della buona pratica turistica sono i capisaldi della secolare attività svolta nel nostro Paese dal Touring club italiano, da sempre fruibili attraverso le pagine del mensile riservato ai suoi soci e che oggi assume una nuova veste grafica e vanta 13 edizioni in 20 paesi al mondo diventando un’opportunità per valorizzare il belpaese all’estero e rappresentare concretamente un network di conoscenze turistiche senza eguali.f
Colonna, Genghi, Ubik, Francavilla Fontana, Maggio dei Libri, touring
dal blog di Giovanni Colonna - Nella Terra di Mezzo -
21 aprile 2012
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La Giornata Touring a Brindisi è stata una magnifica domenica di festa.
Come nelle più importanti occasioni, piazza Duomo è stata capace di accogliere e contenere visitatori e turisti, musicisti e cavalieri templari, studenti e volontari del club di territorio. Eppure ci sono stati momenti in cui è apparsa piccola e intima. Anche il sole non ha disertato questo atteso appuntamento. Di fatto aveva piovuto ininterrottamente sino alla sera precedente, ma alle otto del mattino tutto era pulito, asciutto, bello e pronto.
Visite guidate, monumenti aperti, mostre, mercatini. La città si è svegliata con la musica della banda.
Alle 11.00 i musicisti erano al centro di piazza Duomo gremita di famiglie e tanti giovani.
Con l'inno nazionale, la banda suonava e la gente cantava.
Tutto si è fermato per questi brevi, intensi, minuti. Qualcuno giura d'aver sentito dire dal vento che soffiava dal mare e s'insinuava tra le case e attraversava la porta sotto il campanile della cattedrale: Benvenuto Touring!
Le bande protagoniste della Giornata Touring. I componenti della "Giovanni Neglia di Villa Castelli posano
per la copertina Touring
Lo strumento musicale in mano e la spilla del Touring sul petto. La musica e il Tci ci aiutano a scoprire la nostra bella "cara Italia".
I cavalieri templari, figuranti del Torneo della Civetta che si tiene a Tuturano (frazione di Brindisi), hanno animato lo stand in piazza Duomo.
Consoli, fiduciari, volontari del club di territorio, studenti, cavalieri templari, musicanti. Tutti insieme sotto un tetto verde per raccontare e far scoprire l'Italia e la Brindisi che ci piace.
giornata touring, Brindisi, Genghi, Colonna, Urso, Villa Castelli, templari, Tuturano, Museo provinciale
dal blog di ROSANNA CORDAZ - LIGURIA - Notizie ed Eventi -
15 aprile 2012
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Vi allego alcune immagini del punto di incontro a Genova in Piazza De Ferrari che includeva la visita al vecchio palazzo della Borsa e alla sede della Banca d'Italia, caveau compreso! Tutto molto bello, grazie! Rosanna Cordaz
Genova - 15 aprile 2012, il punto TCI
dal blog di Silvio Manglaviti - ORVIETO. CITTA\' DEL CORPUS DOMINI -
11 aprile 2012
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ORVIETO. PAPA BENEDETTO XVI INDICE BIENNIO GIUBILARE 2013-2014 PER IL CORPUS DOMINI.
S.S. Benedetto XVI concede l’indulgenza plenaria ai fedeli e pellegrini che si recheranno ad Orvieto e Bolsena in occasione del 750esimo anniversario del miracolo eucaristico di Bolsena (1263) e della bolla “Transiturus” di papa Urbano IV (1264), che istituì e promulgò - proprio da Orvieto - la solennità del Corpus et Sanguis Domini; il cui officio si deve a S. Tommaso D'Aquino, docente di Teologia nello Studium orvietano, che ne ebbe l'incarico. La Penitenzieria Apostolica, per mandato del Sommo Pontefice, con Rescritto del 13 marzo 2012, ha autorizzato la celebrazione di un Giubileo eucaristico straordinario durante il quale i fedeli e i pellegrini possono ottenere l’indulgenza plenaria, come per gli anni giubilari. Lo ha reso noto la Curia diocesana di Orvieto Todi specificando date e portata dell’evento. Il Giubileo eucaristico avrà inizio nel mese di gennaio 2013 con l’apertura della porta santa nelle basiliche di Orvieto e di Bolsena e si concluderà nel mese di novembre 2014 con la chiusura della porta santa nelle medesime basiliche. Inoltre, con distinti decreti, la Penitenzieria Apostolica, in forza del mandato del Sommo Pontefice, concede al vescovo di Orvieto Todi, o al vescovo o al cardinale che presiede la solenne liturgia di apertura e di chiusura delle porte sante di Orvieto e di Bolsena, la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Pontefice).
ORVIETO, CITTA' DEL CORPUS DOMINI.
Papa Benedetto – come il suo predecessore Giovanni Paolo II che aveva a cuore il “Giardino” orvietano –, rilancia il Messaggio da Orvieto di Paolo VI sul ruolo storico di Orvieto qual universale polo eucaristico, nella tradizione geografica storica di baricentro nell’antico stato-regione della Tuscia Longobarda (Daniel Waley) alle porte dell’Umbria. Orvieto è stata città-santuario etrusca (Velzna e il Santuario Celeste del Fanum Voltumnae: Simonetta Stopponi) e medievale; qui il Contado festeggiava l’Assunta e, poi, il Corpus Domini; e ancor oggi si perpetua nella Processione del Corporale e del meraviglioso Corteo Storico. Orvieto è da sempre meta di pellegrinaggio religioso come si può rileggere anche attraverso i “Privilegi Papali per la festa del Corpus Domini in Orvieto”, di Carlo Alberto Calistri (Bollettino dell’Istituto Storico Artistico Orvietano, Anno II, Fascicolo II Luglio – Dicembre 1946; pag. 12 e segg. Anche, Luigi Fumi “Il Santuario del SS. Corporale nel Duomo di Orvieto”, Danesi, Roma 1896).
IL 24 MAGGIO 1337 IL GOVERNO DI ORVIETO REGOLAMENTA LA FESTA DEL CORPUS DOMINI.
Vanto tutto orvietano frutto dell’artigianato locale e della volontà di Lea Pacini, il Corteo Storico della Città di Orvieto è laboratorio ideale (primus interpares) su cui potranno essere imperniate intelaiature di eventi ed iniziative connesse al prossimo Giubileo Orvietano. È un’eredità che origina proprio dalla nostra storia. Il 24 Maggio 1337 il Governo di Orvieto regolamenta la festa del Corpus Domini. Con le Constitutiones di Clemente V del 1317 si dette pratica attuazione in tutto il mondo cattolico della solennità. In quel documento si riporta la Bolla Transiturus di Urbano IV datata 11 agosto 1264. Tra il 1317 ed il 1338 la festa si realizza e sviluppa anche con le reliquie del Miracolo di Bolsena. È infatti stabilito nel regolamento del 1337 di portare in processione per le vie della città “il corpo di Cristo e il santissimo corporale”. La particolare istituzione della processione orvietana si riallaccia direttamente alla sollenne cirimonia, secondo l’antica memoria inserita nella cronaca di Luca di Domenico Manenti del 1264: «Detto anno in la chiesa di Santa Christina de Bolseno apparvi il miraculo del Corpus Domini et portato in Orvieto per il vescovo de la ciptà con sollenne cirimonia posato in Santa Maria Prisca, come al presenti si vede», già in Fumi L., Ephemerides Urbevetanae (Fagliari Zeni Buchicchio, “La «storia del miracolo di Bolsena» e le sue vicende”, Bollettino dell’Istituto Storico Artistico Orvietano, Anno XXIX – 1973, pag. 3 e segg.). Il percorso antico originario della Processione del Corpus Domini, stabilito nel 1337 dal Consiglio della città, è riportato sulla carta del Carrarini del 1618 (mio studio; anche in Riccetti L., “Primi insediamenti degli ordini mendicanti a Orvieto”, in Rossi C. M. e Riccetti L. “Chiese e conventi degli ordini mendicanti in Umbria nei sec. XIII e XIV”, Archivi dell’Umbria – Inventari e ricerche, 1987). Traduzione della didascalia a margine della carta: “Nota lettore che la strada puntata che parte dal Duomo, et ivi ritorna, è quella che fa il santissimo Corporale con sollende procissione la mattina de la festa del Corpo di Christo, qual Corporale è segnato dal sangue di quella sacrata Ostia che successe a Bolseno l’anno 1263 stando il papa in Orvieto, la figura del qual santissimo Corporale si mostra in un (…) carta cosa molto divotissima. et detta procissione tocca ogni quartiero della Città”. Era un percorso un po’ diverso da quello cui siamo adusi; dovuto anche alla differente topografia urbana dell’epoca. Le principali varianti, usciti dal Duomo, sono il tratto tra piazza Ranieri e il Cordone, che passava per via Pianzola ed Arco di Calanga; il non attraversamento di piazza del Popolo, dove invece proseguiva per via del Popolo e, alla Confaloniera (presso S. Nicola, risiedeva il vescovo, lasciando la propria residenza abituale al pontefice quando la corte papale era in città), per via di Loreto fino a S. Domenico; qui, entrava nella chiesa, forse per rendere omaggio al Cristo che parlò a S. Tommaso, estensore dell’officio del Corpus Domini; da piazza Angelo da Orvieto prendeva poi per S. Angelo ed il Corso per far ritorno al Duomo.
EVENTUALI ULTERIORI APPROFONDIMENTI (CARTOGRAFIA E DOCUMENTAZIONE) POTRANNO ESSERE RICHIESTI DIRETTAMENTE A: silvio manglaviti, manglaviti@altervista.org o su queste pagine.
dal blog di Giovanni Colonna - Nella Terra di Mezzo -
02 aprile 2012
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Quaranta minuti, intensi ed emozionanti: un tempo simbolico, tra attesa e speranze, nella settimana più lunga dell’anno. Tanto durerà il concerto dal suggestivo titolo “Tramonti”, curato dalla banda musicale “Giovanni Neglia” di Villa Castelli, diretta dal dottor Oronzo Urso, socio Tci.
L’esclusivo appuntamento è a Grottaglie, alle ore 19, nel giorno di Mercoledì santo, 4 aprile, presso l’incantevole giardino di Casa Vestita, in via Crispi 63/a, nel cuore del quartiere delle ceramiche.
Il concerto s’inserisce nel programma della mostra “Sacralità domestica”, curata dall’archeologo Simone Mirto e dal ceramista grottagliese Mimmo Vestita, e arricchisce l’offerta culturale rivolta a turisti e viaggiatori che vogliono vivere e scoprire i riti e le tradizioni pasquali delle province di Brindisi e Taranto.
Sino al 15 aprile, per la prima volta in assoluto, si può apprezzare la più ricca e rara collezione di statuette votive conosciuta al mondo. “Un’esposizione unica – commenta Simone Mirto - che raccoglie ben 95 statuette di santi, madonne e immagini di Gesù inerenti la Passione, Morte e Resurrezione. La straordinarietà delle opere è anche nella riproduzione miniaturizzata, in chiave fresca e popolare, degli abiti e degli ornamenti che rispecchiano fedelmente le statue presenti nelle nostre chiese”.
La fede popolare è anche al centro dell’introduzione fotografica affidata alle straordinarie immagini di Ciro Quaranta. La banda raccoglierà e sintetizzerà, in musica, il fascino e le suggestioni della mostra, del luogo che la ospita e dei più profondi sentimenti popolari. Proprio le bande hanno sempre coinvolto i figli del popolo: artigiani e contadini. Tutt’oggi ogni paese del sud Italia ha ancora la sua banda: la colonna sonora del nostro meridione e delle nostre processioni. Come non pensare alla banda durante le feste patronali? E ancora, sono le note della banda che accompagnano le processioni penitenziali e i principali riti della Settimana santa. “La loro musica evoca immagini di tramonti con stormi d’uccelli all’orizzonte e voli improvvisi, ordinati, leggeri e malinconici ma di forte intensità, dove il dolore perde per incanto tutto il suo peso” – sottolinea Simone Mirto.
Il complesso bandistico “Giovanni Neglia” di Villa Castelli, entusiasticamente guidato dal presidente Giuseppe Urso, da quasi vent’anni è una piccola e e fondamentale realtà locale capace di radunare, nel segno della musica e della tradizione, intere generazioni di appassionati e cultori della musica, assolvendo a una duplice funzione sociale: aver avviato molti giovani allo studio della musica, farli accedere, in molti casi, a una fonte di reddito stagionale grazie alle bande da giro. Questi i componenti della banda di Villa Castelli: Neglia Eliana (flauto traverso); Barletta Andrea, Barletta Giovanni, Barletta Antonio, Caliandro Antonio, Lassainato Antonio, Lavota Simone, Masella Francesco, Motolese Francesco, Semeraro Donato, Urso Vincenzo (clarinetti); Lavota Davide, Masella Nino, Monetti Martina (saxofoni); Cinieri Gianfranco (corno); Barletta Cataldo, La Corte Vito, Lorusso Maurizio ((trombe); Ammirabile Vito, Masella Domenico (tromboni); Ciracì Arcangelo, Nigro Domenico (flicorni); Ammirabile Pantaleo, Biondi Giuseppe, Conserva Domenico, Marinosci Francesco, Nigro Francesco (percussioni); Ciaccia Giuseppe, D’Urso Giuseppe, Greco Ciro, Masella Ciro (bassi).
MERCOLEDI' SANTO, 4 APRILE, ORE 19.00
GROTTAGLIE (Taranto), Quartiere delle ceramiche
CASA VESTITA, via Crispi n. 63/A
"TRAMONTI" CONCERTO PER BANDA
Grottaglie, ceramica, pasqua, Puglia, castello, artigianato, santo, santi, sacralità domestica, ciro quaranta, vestita, casa, simone mirto, Giovanni Colonna, giuseppe genghi, oronzo urso, Villa Castelli
dal blog di Giovanni Colonna - Nella Terra di Mezzo -
02 aprile 2012
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“Scatti di passione” è il titolo dell'incontro e della mostra, promossi dalla Reale Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di Francavilla Fontana (Brindisi), che si terrà nella chiesa di santa Chiara lunedì 2 aprile, a partire dalle ore 19. L’iniziativa è inserita nel cartellone delle attività organizzate dalla confraternita per avvicinare e preparare gli associati, i fedeli e i visitatori ai principali appuntamenti della Settimana santa.
Saranno presentate le fotografie di Enrico La Sorsa, professionista francavillese, fotografo da tre generazioni, che resteranno in mostra presso la stessa chiesa sino al 4 aprile.
Sono programmate le visite guidate per le scolaresche.
La chiesa di santa Chiara è uno spazio di fede e devozione che incornicia moltissime immagini della Settimana santa francavillese e che ora, eccezionalmente, accoglie i lavori di questo giovane professionista.
I lavori dell’incontro sono coordinati dal giornalista Giovanni Cannalire; all’intervento dell’arciprete della chiesa collegiata di Francavilla Fontana, monsignor Alfonso Bentivoglio, seguirà la relazione del professore Domenico Camarda, dirigente scolastico e cultore di storia locale, sul tema: “La luce del passato è la luce del presente”.
Francavilla Fontana (Brindisi), Chiesa di Santa Chiara
SCATTI DI PASSIONE - Mostra fotografica di Enrico La Sorsa
Dal 2 al 4 aprile; prario: 10 - 12 e 17 - 19. Ingresso gratuito.
Francavilla Fontana, settimana santa, chiesa, morte, resurrezione, Vacanza, fede, tradizioni, Fotografia, enrico la sorsa, Giovanni Colonna
dal blog di Paolo Sozzi Tci -
01 aprile 2012
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Portoferraio ti aspetta lì, nella cala del porto vecchio. Pensi che sia facile la visita. Entri dalla porta principale, ben visibile con il suo orologio e il piccolo molo con l'ancora. Ma una volta entrato, dopo qualche bar con i tavolini in mezzo alla strada, inizia un dedalo di vicoli e scalinate che salgono. Su e su ancora. Fino alla casa di Napoleone.
La casa di Napoleone merita la fatica delle scalinate. Tutta la struttura guarda il mare aperto sotto l'occhio severo del faro. Un giardino ben tenuto era probabilmente il rifugio dell'imperatore quando voleva scrutare l'orizzonte sulle onde.
San Martino è a pochi chilometri da Portoferraio e conserva la villa "patrizia" dell'imperatore. Una sfilata di aquile di marmo e un grande salone che offre una vista impareggiabile (a chilometri di distanza) della rocca e del porto di Portoferraio. Quel geniaccio di Ajaccio...
Il golfo di Procchio è, assieme a Biodola (entrambe ad ovest di Portoferraio), una delle spiaggie più note dell'Isola, ma lo spettacolo più bello qui è lo scoglio della Paolina, un ciuffo di roccia che fa capolino dal mare.
Avanti verso ovest c'è Marciana Marina. Una bella passeggiata lungo il porticciolo con acque trasparenti e polizia locale che gira in segway.
Prima di arrivare a Marina di Campo, in questo giro antiorario dell'Isola, una serie di spiagge spettacolari, quasi caraibiche: Fetovaia, Seccheto, Cavoli. E per chi non teme i dirupi, tante discese verso "punti-mare" rocciosi e acque azzurrissime.
Marina di Campo propone tra l'altro l'acquario marino. Adiencente ad un hotel-residence, è un pò male tenuto e gli spazi sono angusti per gli animali. Meglio passare oltre.
Dopo Lacona e la sua spiaggia, chilometrica ed attrezzatissima, si arriva a Capoliveri, arroccata in mezzo ad un promotorio che è ammantato di pinete verdissime. Il borgo è meraviglioso, anche se in alta stagione c'è abbondanza di turismo.
Da una parte, Porto Azzurro, dall'altra una sfilata di golfi (lo Stella e il Lacona) che di sera incastonano tramonti bellissimi. E Capoliveri ti entra nel cuore...
Rio Marina è un borgo etrusco fondata per sfruttare la ricchezza minerale di questa zona. Da non perdere, il museo minerario che, per quanto piccolo, è ben fatto e racconta una storia che non c'è più da oltre venticinque anni.
Dal centro di Rio Marina, partono dei trenini stradali che portano a visitare le cave di un tempo. Un sacchetto e un martello e la caccia al quarzo è partita! Ideale anche per i bimbi.
E l'archeologia industriale qui, abbraccia il mare...
Isola d'Elba, Portoferraio, Marciana Marina, Marina di Campo, Capoliveri, Rio Marina
dal blog di Pasquale Saviano - Metaluogo -
30 marzo 2012
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Abbazia di San Lorenzo fuori le mura di Aversa
L' abbazia di San Lorenzo fuori le mura è il più antico complesso monastico di Aversa. Essa fu fondata prima dell'anno mille ad septimum, nelle propaggini del territorio della Capua longobarda, sulla diramazione stradale che conduceva verso Napoli e verso il litorale flegreo. In epoca normanna (XI-XII secolo) essa assunse un'importante rilievo nel rappresentare il polo monastico nella proto-contea di Aversa che nel 1054 era stata elevata a sede episcopale da papa Leone IX. Sia l'abbazia e sia la cattedrale, dedicata a San Paolo, condivisero i tratti del monachesimo. Alla fine dell' XI secolo i normanni Guitmondo e Guarino, fratelli e monaci benedettini, si ritrovarono rispettivamente vescovo di Aversa e abate di San Lorenzo. Guitmondo era stato monaco del monastero di Bec in Normandia con sant’Anselmo e con Lanfranco di Pavia, e alle lusinghe di un episcopato anglo-normanno aveva preferito il cammino del pellegrino che lo aveva portato prima a Roma e poi ad Aversa (1088-1094) a rappresentare nella diocesi normanna la riforma ecclesiastica voluta da Gregorio VII. Dalla sua Cattedrale eretta in stile borgognone egli ispirò la vita dei locali monasteri benedettini, soprattutto San Lorenzo, secondo i dettami dello spirito di Cluny. Il monaco vescovo normanno non aveva vissuto una esperienza isolata del pellegrinaggio, egli, in effetti, si ritrovò in una scia più antica percorsa fin dall'anno mille dai militi normanni che a gruppi numerosi si recavano pellegrini lungo la via micaelica, da Mont Saint Michael ad duas tumbas in Normandia a Monte San Michele al Gargano luogo dell'apparizione dell'Arcangelo. Di uno di quei gruppi di guerrieri penitenti faceva parte Rainulfo Drengot che era rimasto con le sue schiere sul territorio e aveva fondato in Aversa (1030) la prima contea normanna dell’Italia Meridionale. Con la politica del suo intervento militare negli equilibri del potere contrapposto tra longobardi e bizantini, Rainulfo era riuscito ad estendere il dominio della contea aversana dal Gargano a Gaeta, costituendo per i Normanni, che sempre più numerosi si portavano in Campania, la base per una inarrestabile espansione e per la conquista dell’Italia meridionale fino a Palermo. Nell'epoca della espansione normanna il monastero di San Lorenzo di Aversa, grazie alle donazioni signorili (vedi Codice Diplomatico Normanno di Alfonso Gallo), ebbe perciò la disponibilità di possedimenti estesi e dislocati lungo la via sacra tra Campania e Puglia, dal Lago di Patria fino al santuario di Monte San Michele al Gargano. L'abbazia ebbe altresì privilegi importanti, anche papali, che la rendevano indipendente dall'episcopio aversano e detentrice di vasti possedimenti di terre e chiese dislocate nella diocesi aversana e in aree extra-diocesane.
Tra le sue mura fu tenuto relegato a vita l'antipapa Alberto Atellano eletto nel 1101 in opposizione al papa Pasquale II. Nel XII secolo la chiesa abbaziale, configurata nel vasto impianto basilicale, raggiunse i livelli più alti del sua grandezza e del suo decoro architettonico. Negli anni del governo dell'abate Matteo fu realizzato lo splendido portale marmoreo dal maestro Berardo, i nomi si leggono incisi sull'architrave, ed il pavimento fu fatto con un mosaico in marmo ricco di artistici motivi. A causa del terremoto del 1456, che distrusse strutture ed opere d'arte, l'abbazia visse qualche decennio di abbandono fino agli inizi del 500, epoca in cui fu aggregata alla congregazione cassinese. Il chiostro rinascimentale fu realizzato alla fine dello stesso secolo. Nei due secoli successivi, fino all'eversione napoleonica (1807) che abolì il monastero, il complesso abbaziale si arricchì di opere d'arte e fu interessato da un restauro che gli diede un aspetto barocco. L'ex monatero fu destinato subito a scopi educativi e scolastici; oggi è sede di facoltà universitaria di architettura.
La chiesa abbaziale, funzionante nelle sue celebrazioni religiose e recuperata nelle sue manifestazioni artistiche ed architettoniche, è una delle basiliche più importanti della diocesi di Aversa e rappresenta in essa un fondamentale patrimonio storico-culturale. Il suo Rettore mons. Ernesto Rascato è anche il responsabile per i Beni Culturali della Diocesi. Nella vicenda storica del monastero di San Lorenzo di Aversa dal medioevo ai tempi recenti si evidenziano aspetti significativi ed originali della cultura benedettina europea. Recentemente nell'antica chiesa abbaziale si è discussa e trattata proprio questa cultura con la presentazione di un libro di dom. Mariano dell'Omo in un importante e gremito convegno sul monachesimo occidentale.
monachesimo, Gargano, San Lorenzo, Normanni, Aversa
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